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GRANDI OPERE. Verso la conclusione la grande opera di recupero della Provianda asburgica nel cuore di Veronetta. Università, l’antico panificio
diventa fabbrica del sapere

Il rettore: «Inaugurazione a settembre 2015; investimento da 40 milioni di euro» Qui troveranno posto oltre 2mila studenti, docenti di Economia e la biblioteca unica

Elisa Pasetto

 

 

GRANDI OPERE. Verso la conclusione la grande opera di recupero della Provianda asburgica nel cuore di Veronetta.

La nuova Veronetta prende forma. E il primo tassello ad andare a posto, nel “puzzle” della tanto attesa riqualificazione del quartiere, sarà l’ex caserma Santa Marta. La data per l’inaugurazione c’è: settembre-ottobre del 2015. Il merito pure, ed è quello dell’università di Verona che, con un investimento di oltre 40 milioni di euro, dopo essersi insediata nel 2009 nel silos di Ponente, sta ora ridando vita all’edificio più imponente, la Provianda, il “panificio” costruito dagli Austriaci per produrre pane e gallette per l’esercito. «L’impero austroungarico si dissolse, come gli altri, con il primo conflitto mondiale, di cui nel 2015 ricorrono i cento anni dell’entrata in guerra dell’Italia. E proprio nel centenario, con questa ricorrenza dall’alto valore simbolico», annuncia il rettore Nicola Sartor, «è nostra intenzione inaugurare il recupero di quest’opera, che da contenitore militare diverrà dunque centro di cultura. Entro la fine dell’anno verrà rimossa anche l’ultima gru, poi, finalmente, mancheranno solo le rifiniture e gli arredi».
I 25mila metri quadrati di superficie divisi tra un piano interrato e tre piani fuori terra, diventeranno il polo economico dell’ateneo scaligero. Qui, dove (nel silos di Ponente) sono già disponibili aule e un auditorium, si trasferirà infatti durante l’estate il microcosmo ospitato oggi nel palazzo di Economia di via dell’Artigliere: i due dipartimenti di Economia aziendale e Scienze economiche con gli uffici dei docenti (al primo e secondo piano), le segreterie studenti e le aule (al piano terra, accanto alla hall di ingresso) e tutta la dotazione libraria (in parte nel piano interrato, in parte all’ultimo, dove si trovano due sale lettura da quasi 300 posti).
«Questo luogo sarà frequentato da oltre duemila persone», spiega il direttore dei lavori, l’architetto Mario Spinelli della società Studi e Progetti dell’Istituto universitario di architettura di Venezia (Iuav). «Tornerà, insomma, ad essere una grande fabbrica, non più di pane ma di conoscenza».
Passeggiando per la struttura, sorretta da paramenti murari spessi fino a due metri e mezzo, sotto le volte degli ambienti del primo e secondo piano, all’ombra delle capriate lignee (ancora perfettamente conservate) dell’ampio sottotetto o tra i cortili oggi coperti da luminose vetrate (dove trovano posto scale e ascensori) pare già di vedere gli studenti aggirarsi negli ampi spazi, divisi solo da invisibili pareti di vetro. «Il genio militare austriaco aveva architetti e maestranze di altissimo livello», prosegue Spinelli. «E in un complesso così ben costruito che ha anche un valore monumentale, il nostro intervento è consistito sostanzialmente nel recupero conservativo delle strutture esistenti, a braccetto con le indicazioni della Soprintendenza, e nel consolidamento soltanto di alcune porzioni delle capriate di copertura».
Dal prossimo anno accademico, dunque (l’intenzione di Sartor è di inaugurarlo proprio qui), questa sarà la “casa” di Economia. Mentre nel palazzo che attualmente la ospita troveranno posto uffici dell’università e il Centro linguistico di ateneo. E il chiostro di Santa Maria della Vittoria, oggi altra sede di Economia, sarà liberato a favore dell’area umanistica. Una redistribuzione degli spazi che consentirà all’università di liberarsi di quelli attualmente affittati a palazzo Giusti, in via Paradiso e in zona Filippini, risparmiando circa 300mila euro. «Certo, se avessimo costruito ex novo avremmo speso la metà, ma quello della Santa Marta è soprattutto un intervento civile e sociale», conclude il rettore. «Mi auguro che vedendo 2mila persone tornare a vivere questo complesso molti si convincano dell’importanza di investire nella riqualificazione del quartiere, che potrebbe così animarsi di una vita, anche notturna, di qualità». E di materia prima ancora da plasmare, qui, dal silos di Levante (di proprietà del Comune) alla vicina Passalacqua (con il progetto del campus che attende solo di essere realizzato), ce n’è eccome. «L’ateneo ha fatto il primo passo», conclude Sartor, «ma non siamo imprenditori. Ora tocca a qualcun altro».

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA - cronaca pag.13

Data: 18/12/2014

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