Uno storico pulmino utilizzato per il servizio «Stacco»

VOLONTARIATO. Il bilancio di dieci anni di attività del servizio di accompagnamento gestito dal Csv e dalla Fevoss
Tra città e provincia lo «Stacco» può contare su 317 operatori e una sessantina di veicoli In un anno viene utilizzato da oltre 6.500 persone, soprattutto anziani soli o ammalati.
E’ piu di un servizio. È un solco di umanità tracciato in una società distratta, talvolta poco solidale. È una generosità su strada che si rinnova da dieci anni. Tanti ne ha compiuti il servizio di trasporto accompagnato Stacco, garantito a Verona da 21 associazioni, per 317 volontari, coordinate dalla Federazione del volontariato di Verona, ente gestore del Centro servizi per il volontariato, e che offrono un passaggio a persone malate o anziane per recarsi negli ospedali, per sottoporsi a visite mediche o a terapie come la chemio, o anche solo per banali commissioni. L’iniziativa, portata su strada a Verona, Belluno, Treviso e Venezia con un sostegno economico della Regione, ha macinato milioni di chilometri nelle quattro province offrendo il trasporto, ma anche un volto amico e una chiacchiera, a diecimila persone su una flotta di 206 veicoli. Nel Veronese i 60 mezzi percorrono quasi 500mila chilometri l’anno accompagnando 6.544 persone, soprattutto anziane sole e con basso reddito, d’età media di 73 anni, e quasi tutte italiane.L’iniziativa, che ha trovato un coordinamento nel 2009, è nata in realtà negli anni Novanta con un pulmino Volkswagen che ieri era parcheggiato all’ingresso del museo delle auto d’epoca Nicolis, di Villafranca, dove gli stati generali dello Stacco si sono incontrati per i 10 anni di attività e per il convegno «Al volante e al telefono: i volontari che fanno la differenza». La mattinata è stata l’occasione anche per illustrare i dati dell’indagine svolta da Economics living lab, spin off dell’università di Verona, illustrati da Carlo Federico Perali. Lo studio ha ricostruito il profilo demografico-sociale dei beneficiari del servizio, valutando la portata economica tra spese vive e benefici alla comunità. Se il costo dello Stacco è di 1,28 milioni di euro l’anno (con autisti volontari, quindi non retribuiti), le istituzioni pubbliche, che grazie a questo servizio non devono provvedere con strumenti e fondi propri, risparmiano 5,5 milioni di euro, liberando risorse su altri settori. «Il servizio cresce a dismisura», spiega Chiara Tommasini, presidente del Csv. «Si sostiene con il volontariato, non copre tutta la provincia e le associazioni lo conducono in proprio senza convenzioni con enti pubblici. In futuro sarà necessaria una co-programmazione con le istituzioni pubbliche». «I risultati sono ottimi e la Regione ha rifinanziato fino a settembre lo Stacco con 110mila euro», spiega Cinzia Brentari, coordinatrice del Csv. «Ma molto può essere fatto per sostituire i mezzi di trasporto, coprire le spese di manutenzione, carburante e assicurazione. Anche privati e aziende possono contribuire». Perché lo Stacco è un patrimonio della società: «Consente un occhio vigile su persone sole da segnalare eventualmente anche alle istituzioni. Chi usufruisce dello Stacco si sente sereno e accudito», conclude Brentari. Lo conferma Claudio Serpelloni, 69 anni, di San Massimo. Agente di commercio in pensione e da due anni e mezzo volontario dello Stacco: «Sono andato in pensione e mi sono proposto al Csv, ho detto che non sapevo fare niente, ma che per lavoro avevo macinato chilometri. Mi hanno indirizzato allo Stacco. È un servizio che fa benissimo a chi lo riceve e a chi lo fa. Si capiscono cose che diversamente non vedremmo. Non è un mero trasporto, è una relazione: vediamo persone sole con parenti che non se ne curano. Non parlano con nessuno anche per giorni e parlano con noi».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 17

Data: 17/02/2019

Note: Maria Vittoria Adami