la sede dei laboratori GSK Aptuitdi via Fleming

LA COLLABORAZIONE. Unire le forze per dare la svolta alla lotta al Covid-19. L’annuncio, in arrivo da Londra e Parigi, rimbalza a Verona, sede italiana di Glaxo Smith Kline
Arriva il messaggio condiviso «Accelerare lo sforzo globale per proteggere dall’infezione il maggior numero di persone»

Unire le forze per sviluppare un vaccino contro il Covid-19. L’annuncio, in arrivo da Londra e Parigi, rimbalza a Verona, sede italiana di Gsk, società britannica leader nella farmaceutica e nella produzione mondiale di vaccini. In pratica i due colossi dei Big Pharma per la prima volta decidono di mettere a fattor comune le rispettive tecnologie innovative per far fronte alla pandemia in corso, che sta mietendo migliaia di vittime nel mondo.Le due multinazionali hanno stipulato un accordo di trasferimento di elementi e materiali di ricerca industriale, alcuni dei quali protetti da proprietà intellettuale, per poter iniziare a lavorare immediatamente insieme. I termini definitivi della collaborazione saranno finalizzati nelle prossime settimane. Gli studi clinici, previsti in una prima fase, dovrebbero iniziare nella seconda metà del 2020 e, in caso di successo il vaccino dovrebbe arrivare sul mercato entro la seconda metà dell’anno prossimo. Si procederà alla combinazione di un antigene a base di proteine insieme ad un adiuvante, metodo utilizzato per la produzione di numerosi vaccini. Sanofi contribuirà con il suo antigene S-proteina Covid-19, che si basa sulla tecnologia del Dna ricombinante. Questa tecnologia ha permesso di individuare il “baculovirus”, che costituisce la base del prodotto influenzale ricombinante autorizzato dalla multinazionale francese negli Stati Uniti. Individuata la proteina, Gsk metterà a disposizione la sua tecnologia “adiuvante” pandemica, ovvero l’expertise nella produzione di sostanze (gli adiuvanti, appunto) che potenziano la risposta del sistema immunitario. In questo modo sarà possibile ridurre la quantità di proteine necessarie per dose di vaccino, consentendo di produrre più dosi e proteggendo un maggior numero di persone. La filosofia dell’operazione è chiara. Secondo Emma Walmsley, ceo di Gsk si tratta di «accelerare lo sforzo globale per proteggere dall’infezione il maggior numero di persone al mondo», in un contesto in cui «nessuna azienda può farcela da sola», aggiunge Paul Hudson, ceo di Sanofi. Le due multinazionali hanno in programma di discutere il sostegno finanziario con governi e istituzioni globali. Al momento, lo sviluppo del vaccino Covid-19 a base ricombinante è supportato dall’Autorità per lo sviluppo e ricerca biomedicale statunitense. Ma bisogna fare presto e garantire l’accesso al vaccino in modo equo a tutti i Paesi. Terminata la fase sperimentale, se possibile si entrerà in produzione. Questa fase dovrà avvenire mantenendo di pari passo la produzione di tutti gli altri vaccini e quindi coinvolgendo gli stabilimenti delle due Big Pharma in modo massivo. Attualmente Gsk in Italia produce ancora vaccini nell’unità senese, ma potrebbe avvalersi anche delle linee di produzione disponibili a Parma.Oltre alla partnership con Sanofi, Gsk proseguirà il suo impegno nell’individuazione del vaccino anticoronavirus con cinque organizzazioni diverse in tutto il mondo fra cui il consorzio Cepi (Coalition for epidemic preparedness innovations) e Clover Biopharmaceuticals in Cina e altre associazioni temporanee partecipate da prestigiose università del mondo.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 14

Data: 15/04/2020

Note: Valeria Zanetti