ALLARME PARASSITI. Parte dall’ospedale di Negrar la proposta di un protocollo unico triveneto
In meno di tre mesi 151 accessi al pronto soccorso del Sacro Cuore L’esperta: «Un vademecum da inviare a pediatri e medici di base»
Parte dall’ospedale Sacro Cuore la proposta di istituire un protocollo unico per tutto il Triveneto per il trattamento dei morsi di zecca e delle patologie correlate. Una necessità, dato l’aumento continuo degli accessi al pronto soccorso dopo aver scoperto una puntura o per la comparsa dei sintomi tipici delle malattie che si possono sviluppare quando si viene attaccati da uno di questi parassiti infetti: eritema, febbre, dolori muscolari, mal di testa e, se il disturbo non è riconosciuto e curato con gli antibiotici, problemi neurologici e cardiaci. In tre mesi, da aprile, gli accessi al pronto soccorso di Negrar sono stati 151, 62 solo nelle prime tre settimane di giugno.In media quasi due al giorno dall’arrivo della bella stagione. Un fenomeno in crescendo, dovuto al proliferare delle zecche (ma quelle non infette rimangono la maggior parte) per via degli inverni sempre più miti. Ieri l’annuncio di Anna Beltrame del Centro per le malattie tropicali del Sacro Cuore, organizzatrice di un convegno al palazzo della Gran Guardia a cui hanno partecipato oltre 200 infettivologi e medici di medicina generale provenienti soprattutto dal nord-est le cui zone rurali e montane sono l’area italiana con la maggiore presenza di zecche infette. «A oggi», spiega, «si fanno ancora errori di diagnosi e terapia, non esistono linee guida che indichino una procedura standard su come togliere una zecca e quali trattamenti adottare se insorgono i sintomi o si manifesta un’infezione». Eppure un po’ dappertutto c’è un picco dei disturbi derivanti dalla puntura di zecche infette, su tutti la malattie di Lyme e la Tbe, la cosiddetta encefalite da zecca. A Negrar nella prima metà del 2018 si sono registrati 14 casi di malattia di Lyme; erano stati 19 nel 2017 e 16 nel 2016.Si riferiscono a pazienti che arrivano anche da fuori regione, essendo il Sacro Cuore un centro specializzato per questa patologia. Comunque sono aumentati nell’intera provincia: fra Verona, Legnago e Bussolengo, sono stati 18 nel 2017 e 12 nel 2016. In netta crescita rispetto ai tre del 2015. Più rara la Tbe: 18 casi nel Veneto nel 2017 (27 in tutta la nazione), sebbene a Negrar siano già stati curati due pazienti quest’anno. Perciò «l’idea», illustra Beltrame, «è dar vita a un gruppo di lavoro di infettivologi del Triveneto per la stesura di un vademecum da condividere anche con i medici di famiglia, i pediatri e i pronti soccorso». Infatti non tutti i medici che le identificano inviano l’informativa al dipartimento di Prevenzione di competenza, nonostante la legge lo preveda. In parallelo «si vorrebbero mappare le aree a rischio, anche con la collaborazione dei veterinari». A Verona sono sorvegliati speciali la Lessinia e il monte Baldo, dov’erano stati in escursione i pazienti che negli ultimi tre anni hanno sviluppato la Tbe. Casi di Lyme sono stati registratiin Valpolicella, Valpantena e dell’alto Garda.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 21

Data: 30/06/2018

Note: Laura Perina - foto Marchiori