Pier Francesco Nocini, professore di Chirurgia maxillofacciale, eletto rettore giovedì

PALAZZO GIULIARI. Il luminare della chirurgia racconta gli esordi: «Mi sono preparato al primo intervento tagliando e modellando fettine di pollo prese dal macellaio»
Il professor Pier Francesco Nocini eletto rettore: lo hanno votato sette docenti su dieci, un record Sarà in carica fino al 2025
L’ultima formalità Pier Francesco Nocini l’ha espletata ieri, all’indomani dell’elezione a rettore dell’università di Verona, firmando l’accettazione dell’incarico. Ma ci vorrà ancora qualche mese prima di prendere possesso dell’ufficio al primo piano di palazzo Giuliari, che rimarrà suo fino al 2025. Il mandato dell’attuale «magnifico», Nicola Sartor, scadrà a fine settembre e il successore entrerà in carica il giorno dopo, con l’avvio del nuovo anno accademico.Intanto Nocini, professore di Chirurgia maxillofacciale, è già balzato agli onori della cronaca per aver messo d’accordo la comunità accademica quasi al completo. Lo hanno scelto sette su dieci dei docenti che sono stati chiamati alle urne in vista del dopo-Sartor. Un record, considerando che nella storia recente dell’ateneo veronese i vertici sono stati sempre eletti sul filo del rasoio, al ballottaggio. «Mi hanno detto che non ci sono ricordi di un risultato simile», conferma lui, che all’ultima tornata di votazioni, dopo il ritiro di Andrea Sbarbati, direttore del dipartimento di Neuroscienze, ha stravinto contro Carlo Combi, informatico e attuale prorettore.Nocini apre le porte del suo studio al policlinico di Borgo Roma per le interviste di rito. Entrando, salta subito agli occhi un coloratissimo poncho appeso a uno scaffale. C’è il suo nome ricamato, quasi fosse un camice, però sui generis. «Un regalo. Sono stato un paio di volte a Città del Messico col mio staff, per delle opere di bene», spiega con semplicità. Qua e là sono sistemati dei peluches, fra le istantanee di famiglia, i tomi di chirurgia e i riconoscimenti per i suoi contributi scientifici. «Li regalo ai piccoli pazienti che hanno paura. Si dice che noi medici dobbiamo mantenere le distanze per essere più bravi, però io non ci ho mai creduto».Invece le pareti sono tappezzate con le fotografie autografe dei campioni dello sport, in particolare della Formula Uno e del motociclismo di cui è grande appassionato. Parecchie ritraggono «Sic», il pilota Marco Simoncelli scomparso nel 2011. «Ho curato sua nonna», racconta Nocini. «Sulla griglia di partenza di Le Mans, quando ha mostrato il celebre cartello “tieni duro nonna”, lei era ricoverata qui da noi. Sono ancora amico della sua famiglia». Vedendo quelle immagini si capisce come mai Nocini usi spesso la metafora sportiva per parlare della èquipe che lo ha aiutato a portarsi a casa la campagna elettorale. «Una squadra formidabile, fatta di persone molto diverse fra loro che hanno visto in me il loro capitano», dice lui, che ha messo il benessere lavorativo al centro del proprio manifesto, spingendo su pari opportunità, cooperazione internazionale e sostenibilità. «Ultimamente all’università è mancato l’entusiasmo», commenta. «La macchina ha camminato, invece deve riprendere velocità. Il mio impegno sarà soprattutto in Crui», la Conferenza dei rettori delle università italiane. «È lì, prima ancora che nei ministeri, che vanno discussi i grandi temi. Ma chiedo a tutta la città di starci vicini». Alla collezione non mancano le divise sportive, alcune personalizzate, altre originali come quella di Pietro Aradori, capitano della nazionale italiana di basket. «Ha avuto un problemino che abbiamo risolto». Nocini non si sbilancia, ma di atleti messi male ne ha sistemati tanti, nelle sale operatorie della clinica di Chirurgia maxillofacciale che dirige. Aradori, parlando della sua degenza a Verona, lo aveva definito un «playmaker», che nella pallacanestro è il giocatore che organizza e comanda un po’ tutti. Il «prof», come lo chiamano gli ex allievi che oggi lavorano al suo fianco, è un luminare, ma non si sottrae se gli si chiede di parlare degli esordi. «Per esercitarmi in vista del mio primo intervento, una riduzione di lingua, tagliai e modellai una vagonata di fettine di pollo che avevo comprato dal macellaio Grigoletti di Borgo Venezia», dov’è cresciuto e dove si trova il centro polifunzionale co-intitolato al padre Sinibaldo, che per decenni è stato il medico condotto del quartiere. Proprio lui «tornò a casa mi chiese cosa stessi combinando, quando glielo spiegai scosse la testa. “Voi giovani non vi capisco”, disse». Il resto è storia.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 23

Data: 25/05/2019

Note: Laura Perina - foto Marchiori