Prefazione di Massimo Recalcati

L., 5 anni: «Mamma dice che Dio non c’è. Ma lei non sa che solo un Dio fa tutte queste cose?»

(…) avrà indottrinato la fanciulla? La scuola, direte voi. Non è così. Mi assicura mia moglie che la frase «Non andiamo mai da McDonald’s, sennò si allarga il buco nell’ozono» è stata ripetuta in classe anche a lei un sacco di volte fin dal primo giorno di lezioni.Ho la fortuna, oserei dire la grazia, di aver sposato un’insegnante che, per scelta, ha sempre voluto fare la maestra nella scuola primaria e che è stata per 35 anni a contatto quotidiano con i bambini. Dunque, a parte i nostri due, è come se avessi avuto per casa centinaia di figli: i suoi alunni. Quante cose ho imparato dai loro pensieri che mi venivano raccontati ogni sera. Li ho annotati fino a comporre quello che un tempo si chiamava spicilegio (da spiga e da spicilegium, spigolatura), una raccolta scelta.Mi piace condividerne alcuni con i lettori. Una bambina cresciuta in una famiglia alternativa, al termine del suo primo giorno sui banchi: «La mia scuola nuova è bellissima. Ci sono un sacco di cose nuove. Sai? Abbiamo le regole». Come lo chiamerete il fratellino? «Non abbiamo ancora deciso il nome, ma il cognome sì». Oggi arriva l’insegnante madrelingua. «Ma è una suora?». Le domande pertinenti: «Babbo Natale è sposato?»; «Come può entrare in casa di notte senza far suonare l’allarme?»; «I pesci fanno la pipì nel mare?».Quasi tutti i bambini veronesi fino ai 7 anni dicono: «Sono stato in vacanza al lago di Gardaland», con tanti saluti a Catullo e Goethe. Mi ricordano quel frugoletto che allo Zecchino d’oro, interrogato dal mio amico Cino Tortorella, in arte Mago Zurlì, su che cosa vi fosse d’interessante nella città in cui viveva, rispose: «Vicenza è bellissima! Ci sono i coriandoli».Una volta il conte Giovanni Nuvoletti Perdomini, marito di Clara Agnelli, la sorella dell’Avvocato, maestro di savoir-faire e savoir-vivre, mi confidò: «L’educazione è ciò che ci resta quando abbiamo perso tutto. Ma alla base dell’educazione, intesa come arte di convivere, c’è sempre una componente di onesta ipocrisia. Pensi agli inglesi». Per fortuna i bambini sono tutto fuorché inglesi, cioè ipocriti. Il loro modo di fare è molto diretto, se ne infischiano delle convenzioni sociali di noi adulti, anche se poi, con il tempo, si rovineranno. Arianna, 6 anni, racconta che a casa le è scappato un rumore corporale. La mamma ha scherzato per sdrammatizzare: «Salute!». Arianna: «Mamma, non era uno starnuto, ma una scoreggia». Una figlia di contadini chiede alla maestra: «Mi dai un bicchiere di acqua?». Si dimentica di chiederlo per favore. L’insegnante tenta di suggerirle la formula corretta: «Per… per…». La bambina spazientita: «Per Dio, g’ò sé». Schietti fino a rasentare la spietatezza. Un alunno: «Mia nonna è vecchia, ma è ancora viva». Che discorsi avrà sentito in casa? «Domenica pioveva e siamo rimasti dalla nonna a fare i pettegolezzi». Appunto. Un altro alunno a mia moglie: «Ma quando io sarò grande, tu sarai morta?». È andata in pensione tre giorni fa. Speriamo bene.I nonni, peraltro, non sono più quelli di una volta: «Il fidanzato di mia nonna mi ha regalato lo zaino nuovo». Irrompe il compagno di banco: «Oggi non viene la nonna a prendermi perché ha aquagym». Interviene un terzo: «Anche mia nonna va a zumba». La vegliarda ballerà la rumba?Di solito i bambini cercano di controllarsi, quando parlano con la maestra. Ma fino a un certo punto e comunque non quelli classificati come Bes (bisogni educativi speciali): «Maestra, l’anno prossimo, quando in scienze studiamo il corpo umano, facciamo anche la figa?». Bisogni specialissimi.Un tempo i docenti erano semidei. Una mattina mia moglie stava dissetandosi a canna, sotto il getto d’acqua del lavandino, nel bagno delle insegnanti, con la porta semiaperta. Una bambina passa in corridoio, la vede e urla: «La maestra beve!». In passato anche le mamme erano sacre, oggi non più. Quando agli alunni di prima parli del lavoro dei loro genitori, spesso coloro che hanno la madre casalinga ignorano questo termine. Che cosa fa la tua mamma? «Niente!». Eppure è quella che in famiglia sgobba di più.Cognizioni svagate anche sul mestiere dei padri. Che lavoro fa tuo papà? «Mio papà di lavoro fa quello che guarda quelli che lavorano». Un alunno di origini maghrebine: «Mio papà fa il marocchino». Cioè? «Gira per le spiagge a vendere la roba».Maria Montessori, l’educatrice e neuropsichiatra che immolò la vita al servizio dell’infanzia, diceva che spesso, tra genitori e figli, s’invertono le parti: i bambini, che sono degli osservatori finissimi, hanno pietà dei loro padri e delle loro madri e li assecondano per procurargli una gioia. Dev’essere per questo, perché hanno genitori atei, agnostici e depressi, che a scuola i figli parlano in modo assai vago delle cose soprannaturali. Quando accade, le maestre scoprono tutta l’inconsistenza del loro sapere: «Come si chiamava Gesù di cognome?»; «L’anima è quella cosa che quando muori sta fuori dalla cassa». Ciononostante, i bambini non smettono mai d’interrogarsi. Anna, il 12 dicembre 2005: «Io credo che Santa Lucia sia una brava persona, perché stanotte farà felici tanti bambini». Aveva ragione quel volontario francese in servizio d’ordine a Lourdes quando, sentendomi redarguire mio figlio, 7 anni, che aveva saltato tutta la fila dei pellegrini per correre a vedere la fonte dell’acqua miracolosa nella Grotta di Massabielle, mi fece cenno di non fermarlo e mi esortò, in un italiano approssimativo ma poetico: «Lasci… I bambini hanno fretta di Dio». Solo che alle loro domande quasi mai gli adulti sanno dare, o vogliono dare, risposte.È per questo che, come consulente di Marsilio, ho insistito affinché venisse ripubblicato un testo, già uscito in passato per la Grantorino libri di Riccardo Ruggeri. Lo ha scritto, o per meglio dire raccolto, Angela Maria Borello, direttrice della scuola privata Saint Denis a Torino. S’intitola Maestra, che ne sarà di me?, sottotitolo La parola ai bambini. Arriverà nelle librerie giovedì prossimo per Sonzogno. È un florilegio di pensieri espressi da bambini fra i 2 e i 9 anni. Sono stati trascritti così come sono stati detti, solo i nomi sono stati cambiati, giacché ciò che dice un bambino è come se lo dicessero tutti. L’esergo dichiara un pathos e un buonsenso assoluti: «I figli ci insegnano a diventare i genitori che hanno bisogno di avere». Per questo chi ha figli, o anche solo nipoti, dovrebbe tenere questo volumetto sul comodino e scorrerne qualche pagina ogni sera, prima di prendere sonno (se ci riesce). Capirebbe così, più che dalla lettura di cento saggi sociologici, che razza di mondo abbiamo apparecchiato per questi infelici programmatici.«La parola dei bambini trova la sua matrice prima nel grido», scrive nella prefazione lo psicoanalista Massimo Recalcati. «Lo sappiamo: la vita viene alla vita attraverso il grido. Il piccolo dell’uomo è sempre, all’inizio della vita, un grido, solo un grido, un grido perduto nella notte. Questo grido è una invocazione rivolta all’Altro affinché l’Altro risponda».Ha ragione. È esattamente per questo che me ne sono innamorato fin dal primo istante. Quanta piccola, grande saggezza in questo libro! Pagina 182. Filippo, 5 anni: «Maestra, ma secondo te Dio esiste?». «Perché mi fai questa domanda?». «Perché ho capito che qualcuno deve averle inventate tutte queste cose, che poi c’era prima di tutti ed era solo e si annoiava, e allora ha pensato, ha pensato e ha fatto la terra, e poi a noi ci piaceva e siamo venuti a stare qui». «È un bel pensiero». «Eh sì, però mi manca di capire dove eravamo noi prima di venire qui». Sempre a pagina 182. L., 5 anni: «Maestra, ma tu sai qualcosa di Dio?». «Perché mi fai questa domanda?». «Perché mia mamma mi dice che non c’è, ma però non mi spiega chi ha fatto tutte queste cose . Ma lei non lo sa che solo un Dio è capace?». Pagina 208. Filippo, 6 anni, Camilla, 9, Francesco K., 7, e Pietro, 4, in gita con la maestra Borello, camminano su un sentiero: «Lo sai che io non sono ancora religioso?», dice Filippo. «Cosa vuol dire?». «Che a me nessuno mi ha ancora spiegato chi è Dio, l’anno prossimo però mi fanno fare il caretismo, così magari ci capirò qualcosa». «Io ho fatto la comunione, ma non è che a me Dio me lo hanno spiegato bene», interviene Camilla. «Io invece di Dio so tutto e sono molto contento di essere religioso. Secondo me nella vita è bello avere Dio», salta su Francesco. «Ma i folletti sono magici come Dio?», chiede Pietro. «Che dici! Dio non è un mago, è Dio!», risponde Francesco. «E cosa vuol dile essele Dio?», continua Pietro. «Bella domanda, ma non ho ancora la risposta, Dio è un mistero che è difficile da spiegare».Noi adulti, in larga maggioranza, rifiutiamo qualcosa che abbiamo conosciuto da piccoli per merito dei nonni, dei genitori e dei preti, cioè Dio. Ma i bimbi di oggi che cosa potranno rifiutare una volta cresciuti? Il nulla, io spero. È questo che gli insegniamo con il nostro vacuo modo di vivere.

Tratto da: Arena- sez. null - pag.25

Data: 3/09/2017

Note: Stefano Lorenzetto