REATI ONLINE. I militari di Peschiera, dopo le denunce di numerosi cittadini, sono risaliti a 15 persone in Campania
Falsificando siti di aziende inviavano link fasulli e rubavano i codici delle carte di credito che usavano per svuotare i conti

Uno pensa di fare l’affare della vita e invece si ritrova il conto in banca prosciugato oltre a un pasticcio ben più grande: dati personali, password, codici d’accesso, l’intera sua privacy nelle mani di truffatori dalla fantasia infinita. Si prendono, con il numero della carta di credito, l’intera identità dell’internauta sprovveduto e ci fanno quello che vogliono. Sono in continua crescita a Verona le denunce di chi resta inguaiato in acquisti fasulli cadendo nella rete di veri e propri professionisti dell’imbroglio. Come il signore di Lazise che pensava di aver comperato il biglietto del treno oppure quello di Peschiera felice per aver trovato ad un prezzo scontatissimo un orologio digitale multifunzione, per non dire di quello ancora più gabbato, sempre arilicense, che l’altro ieri senza saperlo ha comperato un lingotto d’oro dal sito di una nota azienda certificata dallo Stato fino a quello, collezionista di motori d’epoca, che già gli brillavano gli occhi a pensare di poter sedere su una vecchia Lambretta: tutti fregati da bande dedite a frodi telematiche che la compagnia dei carabinieri di Peschiera è riuscita a individuare e a denunciare. L’accusa, per quindici persone (di Napoli, dell’Est Europa ed extracomunitari), è di associazione a delinquere finalizzata alla truffa; 20mila euro l’importo recuperato.«Sono moltissimi i cittadini», spiega il comandante della compagnia di Peschiera maggiore Francesco Milardi, «che da tempo vengono in caserma a raccontarci di aver fatto shopping online e di essere rimasti letteralmente gabbati, non una ma due volte: la prima perchè hanno pagato e non hanno mai ricevuto il prodotto acquistato; la seconda perchè, attraverso il numero della carta di credito fornito per procedere all’addebito sul conto corrente, se lo sono visto svuotato di tutti i soldi in giacenza. Ciò che più deve far pensare», spiega il comandante, «è che non sono gli anziani le vittime di questi malviventi ma gente che in rete ci naviga e ci lavora, giovani capaci di muoversi in rete e consapevoli dei rischi che nasconde. Abbiamo un gran lavoro con questo tipo di reato che per ordine di frequenza e importanza è il terzo della lista, dopo furti e danneggiamenti».Gli esempi, nel dettaglio. Quindici giorni fa un residente di Peschiera è stato attratto, attraverso una pubblicità apparsa all’improvviso sulla sua pagina Facebook, da un orologio della Samsung. S’è collegato al link che lo ha portato ad un sito clonato della nota azienda e ha proceduto all’acquisto decisamente vantaggioso. Non ha mai ricevuto la merce e, attraverso le indagini dei militari, ha scoperto di essere stato vittima di phishing (dall’inglese «pescare», ottenere su Internet informazioni personali, dati finanziari e codici di accesso di un privato fingendosi un venditore o un ente affidabile). I carabinieri hanno scoperto chi stava dietro alla truffa: una banda organizzata di esperti informatici originaria dell’Est Europa ma operativa nel Sud Italia. A Lazise, altro «pescatore illegale» ha venduto dei biglietti ferroviari di Italo a un prezzo davvero irrisorio ad un ignaro viaggiatore a cui li ha poi sì regolarmente spediti ma si trattava soltanto di un trucco per rubargli il numero della carta di credito svuotata per migliaia di euro. La banda formata da campani (incastrata dal comandante della stazione di Lazise Gianluca Battaglia) si serviva anche di extracomunitari incensurati, residenti tra Napoli e Avellino, per aprire conti Postepay dove venivano versati i proventi delle truffe che poi in fretta venivano chiusi per non lasciare tracce. L’altro ieri la brutta sorpresa è toccata a un imprenditore di Peschiera. Spiega il vice comandante della caserma Davide Corrada: «Gli è arrivato un messaggio in cui gli veniva detto che il codice di sicurezza della sua carta di credito era cambiato; ha capito che qualcosa non andava ed ha subito bloccato la carta ma non è arrivato perchè i suoi truffatori avevano già comperato per 3.700 euro un lingotto d’oro mandando online i soldi ad una nota ditta di valori bollati. Siamo intervenuti a bloccare l’operazione», conclude il maresciallo, «e la banca ha riaccreditato sul conto della vittima tutti i soldi. La mente della truffa, anche stavolta, un campano immediatamente denunciato».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 16

Data: 8/03/2018

Note: C.Bazzanella - Foto Dienne