Corso Milano è pieno di attraversamenti pericolosi per i ciclisti

STRADE PERICOLOSE. Nuove segnalazioni dopo la caduta di un uomo in via Galliano, inciampato nella sporgenza di dissuasori non più al loro posto
Al ponte Aleardi l’omino disegnato a terra è ormai svanito, e che rischi in via Pallone «In corso Milano la situazione è impossibile, mi sento più sicura se rimango sulla strada»

Tronche, insidiose, poco curate e dalla segnaletica sbiadita o del tutto cancellata. Le ciclabili scaligere tornano a far parlare di se, e non proprio nel migliore dei modi. Dopo l’episodio avvenuto domenica mattina, che ha avuto per protagonista un ciclista finito a terra in via Colonnello Galliano, inciampato con la ruota anteriore nella sporgenza di qualche dissuasore non più al suo posto, altri lettori hanno segnalato ulteriori situazioni di criticità, più o meno risapute.Grande esperta in materia di ciclabili è la signora Cecilia Zambelli che quotidianamente sale in sella al suo velocipede per raggiungere la croce Bianca partendo da Porto San Pancrazio, dove vive. Lavorando a orario spezzato, e rientrando a casa per la pausa, macina 28 chilometri al giorno, percorrendo la ciclabile di via Torbido per arrivare su Ponte Aleardi, proseguire per via Roma e raggiungere corso Milano fino alla fine della carreggiata.«In via Torbido, all’incrocio con viale Università, fino a pochi giorni fa sporgeva un ostacolo simile a quello che ha fatto cadere l’uomo in via Galliano», racconta. «Il dissuasore in mezzo alla ciclabile, non ancora bloccato con un lucchetto, è stato infatti rimesso al suo posto, dopo un mese di assenza, solo un paio di giorni fa». Se questo pericolo è sparito, per la ciclista il tragitto resta costellato di lacune, dalla strettoia a doppio senso che fa spazio a ciclisti e pedoni sul lato di ponte Aleardi che porta in centro, dove spesso i passanti insultano chi pedala non realizzando, complice il fatto che l’omino bianco munito di bici disegnato a terra è ormai svanito, di trovarsi su una ciclopedonale, agli attraversamenti in via Pallone dove si viaggia in contromano dal centro verso fuori città e, all’incrocio con stradone San Fermo, c’è il rischio continuo di vedersi tagliare la strada.Ma la situazione più rischiosa Cecilia la vive in corso Milano. «Rispettare le regole è praticamente impossibile e, anche se so che avrei torto in caso di incidenti, mi sento più sicura a viaggiare sulla carreggiata piuttosto che sulle piste dedicate. La segnaletica rossa a terra è sbiadita e chi si addentra nelle strade laterali arrivando dalle rotonde non sempre si ferma a dare la precedenza. Un giorno un pedone mi è venuto addosso, un’altra volta sono finita sul cofano di una macchina. Andando in via Gardesane, inoltre, le auto che escono da garage e accessi non hanno visibilità e finiscono alla cieca sulla ciclabile. Mancano specchi, segnaletica, e pure una cultura di rispetto per chi pedale evitando traffico e smog. Per questo sto in strada, dove almeno sono ben visibile, nonostante la gente suoni e faccia gestacci. Le ciclabili devono essere ben studiate e sicure, altrimenti creano più disagi che altro». Del resto, pure una volta abbandonato corso Milano per recarsi verso San Zeno, la ciclabile sul marciapiede in pietra presenta trappole continue, con terreno smosso e sbriciolato e parecchi avvallamenti. Arrivati all’incrocio con circonvallazione Maroncelli, costellata di buche e di tombini infossati, ritorna poi l’enigma di dove proseguire, se non mettendosi in strada scendendo dal marciapiede in curva.Altro tratto ad alto pericolo è l’incrocio di viale dal Cero, all’imbocco per la tangenziale nord. Nonostante l’area sia battuta da ciclisti e pedoni le zebre sono fatiscenti e dalle destinazioni incomprensibili. Attraversando a destra, lasciandosi l’ex hotel Lux alle spalle, si procede fino a un tratto e poi l’attraversamento fino al marciapiede, pur essendo utilizzato anche da ciclisti che devono fare i conti con la mancanza di un abbassamento, scendendo in curva per caricare le due ruote sul camminamento, non è tracciato. Si può andare verso la stazione, ritrovandosi però a camminare o a pedalare lungo il bordo del sottopasso, perché le zebre finiscono lì, sospese in mezzo alla strada. Se qui, per il 2022, è attesa la realizzazione di una ciclabile tra la stazione e via San Marco, il percorso realizzato in via Centro a Borgo Roma, difronte al ferramenta, è nato male fin dall’inizio, finendo su un gradino. Lo stesso avviene sull’ampia ciclopedonale bidirezionale che da via Mondadori a Borgo Venezia porta verso la torre.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 14

Data: 11/09/2019

Note: C.Bazzanella - foto G.Marchiori