Un paziente in isolamento nell'ospedale cinese di Wuhan, nella provincia di Hubei

INCUBO CORONAVIRUS. Incontro a Palazzo Barbieri tra Sboarina e una delegazione asiatica guidata dal console generale. Il Comune si è attivato con i servizi sociali
La comunità chiede al sindaco di trovare locali oppure hotel dove coloro che tornano dalla Cina possano restare in isolamento.
La comunità cinese radicata in città e provincia chiede spazi per la quarantena delle persone di ritorno dalla Cina e che decidono, volontariamente e come indicato dalle direttive sanitarie, di rimanere in isolamento per due settimane per contenere i rischi di contagio da Coronavirus.Spazi pubblici ma anche stanze in hotel che, in questo periodo, non stanno lavorando. Luoghi messi a disposizione non necessariamente a titolo gratuito, indispensabili per quanti rientrano dalla Cina ma non hanno un’abitazione o, comunque, locali sufficienti a rimanere in isolamento. «Chiediamo al Comune di verificare la disponibilità di spazi per permettere a chi di noi arriva dalla Cina di fare quarantena». È quanto ha chiesto ieri mattina il presidente dell’associazione principale dei cinesi di Verona Conglian Hu direttamente al sindaco Federico Sboarina che ha ricevuto in sala Arazzi la console generale della Repubblica popolare cinese a Milano Wang Huijuan, insieme a Hu e a una delegazione di rappresentanti della comunità cinese. Una realtà che, tra città e provincia, conta tra le 7 e le 8mila persone.L’incontro di ieri è stato voluto dal primo cittadino veronese contro l’allarmismo da Coronavirus e per manifestare solidarietà al popolo cinese presente in città. Inoltre, per garantire una piena collaborazione anche nell’applicazione del protocollo sanitario. «Stiamo verificando la disponibilità di spazi ma, per ora, non abbiamo trovato alcuna soluzione. Abbiamo però già attivato i contatti con le autorità sanitarie e i Servizi sociali sono pronti a dare un supporto concreto», la riposta di Sboarina. Il Comune si è dunque fatto parte attiva e ha già contattato l’Ulss 9 che ha garantito un supporto per l’applicazione del protocollo di monitoraggio delle persone in quarantena. «Nel caso in cui l’associazione dei cinesi trovasse un luogo idoneo, medici e infermieri seguiranno i soggetti in isolamento. Il Comune si è reso disponibile a collaborare per altre necessità», spiegano infatti da Palazzo Barbieri.Allarmismi infondati a parte, infatti, il COVID-19 – così è stato ribattezzato il virus che provoca la malattia – spaventa. La comunità cinese ha deciso che tutti i connazionali provenienti dalla Cina, anche se in buona salute, una volta arrivati a Verona debbano rimanere in isolamento per 14 giorni. «È una tutela importante per tutti, per noi cinesi e per i veronesi. Sono già circa una decina i connazionali che, rientrati a in città, hanno trascorso l’isolamento in casa propria», spiega Anna Mei, della comunità cinese. «Si tratta di ritorni avvenuti prima del blocco dei voli», puntualizza Mei. A inizio febbraio, il ministro della Salute Roberto Speranza ha disposto il blocco dei voli diretti tra i due Paesi. Ma, di fatto, in Europa non ci sono limitazioni simili, anche se Repubblica ceca e Grecia sembra stiano valutando analoghi provvedimenti. E rientrare a Verona dalla Cina, anche se i circa 70 voli diretti quotidiani non ci sono più, è possibile scegliendo un itinerario differente. «I nuovi contagi stanno decrescendo, a fronte di un elevato tasso di guarigione. Siamo ancora in una fase cruciale ma siamo convinti di poter battere questa battaglia contro l’epidemia», ha spiegato la console Huijuan.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Data: 15/02/2020

Note: Ilaria Noro