L’INIZIATIVA. L’impegno di Ulss, Banco Farmaceutico e Federfarma
L’Amia fornisce i raccoglitori da mettere in farmacia Finora donate oltre 22mila confezioni. Miglioranzi: «In particolare si aiutano assistiti Cesaim e Caritas»
La crescita di Samir, il nome è di fantasia, era bloccata. Un deficit ormonale, con la complicazione di non avere nessun diritto all’assistenza farmaceutica perché straniero temporaneamente in Italia, sembrava presagirli un destino infelice. Grazie al progetto per il recupero dei farmaci scaduti, avviato due anni e mezzo fa dall’Asl di Verona, e primo della Regione Veneto, la sorte del ragazzino è però mutata. Con la donazione dei farmaci necessari da parte di una famiglia che aveva mutato la terapia, Samir è cresciuto di 25 centimetri in soli tre mesi e la gioia è tutta racchiusa negli occhi della madre.È questa una delle centinaia di storie raccolte dai volontari del Banco Farmaceutico onlus, che collaborano all’iniziativa con le farmacie private e pubbliche del territorio e la sigla sindacale Assofarm, e con il contributo economico di Fondazione Cariverona, Fondazione Cattolica Assicurazioni e dell’Amia, che si è occupata dell’acquisto di 50 contenitori da posizionare nelle varie farmacie. Il programma, partito nel dicembre del 2015 in 8 farmacie, ne coinvolge ora 12, e punta ad arrivare a 20 entro la fine dell’anno. «Si tratta di un progetto graduale perché, fortunatamente, si stanno recuperando già molti farmaci», evidenzia Matteo Vanzan, coordinatore per il Veneto del Banco Farmaceutico. «Finora sono stati donati dai cittadini 22.319 farmaci con almeno 8 mesi di validità e integri, per un valore economico di quasi 300mila euro». Cambi di terapie, decessi o acquisti sbagliati, riempiono spesso gli armadietti di casa di pastiglie e flaconi destinati al cestino, con il rischio di danneggiare anche l’ambiente. Il presidente dell’Amia, Andrea Miglioranzi, sottolinea infatti che si stima un totale di 290 chili di rifiuti farmaceutici all’anno, il cui costo per lo smaltimento sono di due o tre volte superiori a quelli per l’alimentare.«Oltre a una questione economica il gettare via farmaci, spesso anche dal rubinetto quando si tratta di liquidi, porta non solo alla corrosione delle tubature ma a danni ambientali e inquinamento delle falde acquifere», precisa. «Grazie al progetto si riesce invece ad allungare una mano ai 10mila assistiti tra Cesaim e Caritas Diocesana coniugando la solidarietà ai bisognosi alla riduzione della produzione dei rifiuti».I due enti raccolgono aiuti destinati a raggiungere sia i vicini di casa italiani, pari al 50 per cento degli assistiti, sia chi vive in Paesi lontani, come l’adolescente della Guinea-Bissau, venuta a Verona per sei mesi per una delicata operazione al cuore, e ripartita per l’Africa con la fornitura farmaceutica di un anno, indispensabile a non mettere in ginocchio una famiglia di 12 fratelli. Conclude Miglioranzi: «Si tratta di un impegno contro la povertà sanitaria, e non solo. Il bisogno di farmaci non riguarda più solo immigrati e profughi, ma sempre più anziani in difficoltà, famiglie indigenti, cittadini che non riescono ad affrontare spese abitative, alimentari e anche sanitarie».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 25

Data: 19/05/2018

Note: C.Bazzanella -