Giardino Giusti

LE NOSTRE INIZIATIVE. I veronesi turisti nella propria città: un nuovo percorso alla scoperta delle più pregiate aree verdi, a volte nascoste. Una pagina da conservare
In piazza Indipendenza gli orti degli Scaligeri; a Veronetta riaperto il parco di palazzo Giusti, tra i più belli d’Italia; in Bra i più recenti.
La riapertura al pubblico del Giardino Giusti, dopo l’emergenza Covid 19, con ingresso ridotto per i veronesi fino al 5 luglio, ci invita a ritornare in questo bellissimo ambiente naturale di Veronetta e a percorrere un itinerario tra i più significativi angoli verdi di Verona.Il Giardino Giusti è stato di recente inserito tra i 10 finalisti di un importante concorso nazionale intitolato “Il parco più bello”, a testimonianza di un fascino che continua da più di quattro secoli e mezzo.Fu nella seconda metà del Cinquecento, infatti, che il conte Agostino (1548-1615), cavaliere della Repubblica Veneta e gentiluomo del Granduca di Toscana, intellettuale del Rinascimento, appassionato di musica e di pittura, fiduciario dei Veneziani e in contatto con i Medici e gli Asburgo, affidò a un architetto, di cui non si conosce il nome, la sistemazione del giardino dietro al suo palazzo, allora coltivato a erbe officinali, ortaggi e frutti. I suoi antenati erano giunti a Verona dalla Toscana nel Trecento, per entrare in quello che allora era il grande “affare” dei veronesi: la lavorazione e il commercio della lana. I Giusti si sono inseriti con la specializzazione della tintura.Nel 1406, Provolo acquistò un’area vicina all’antica via Postumia, lungo le antiche mura, e per due secoli utilizzò gli spazi dell’attuale giardino per far bollire i calderoni in cui la lana veniva trattata e per stendere ad asciugare i panni. Poi, nel corso del Cinquecento, questo ambiente produttivo divenne un palazzo di rappresentanza in stile sanmicheliano, con splendidi interni affrescati, e fu completato da un giardino sul modello di Boboli a Firenze. La scelta del disegno era legata alla morfologia del terreno, distinto in due parti: la prima piana e quadrangolare, l’altra che si inerpica sulla collina di San Zeno in Monte, tra una rupe e un’altura più dolce.L’ingresso al giardino Giusti presenta un portico a sei arcate aperte sul cortile d’onore. Al di là del cancello, si sviluppa il lungo viale di cipressi: tra questi, il più vecchio è a sinistra, appena entrati, ha 250 anni, il tronco di 3 metri e mezzo ed è stato dedicato a Wolfgang Goethe, il grande letterato tedesco del Settecento, che è stato il più famoso visitatore del giardino. In fondo al viale, che è il percorso principale, una scalinata che porta a una grotta, con sopra un mascherone scolpito nella rupe.Nella parte vicina al palazzo, vi è il giardino all’italiana: aiole che disegnano motivi geometrici, in riquadri regolari, con vialetti perpendicolari, delimitati da siepi di bosso, che si intersecano tra loro e con piazzole ornate di statue di ninfe, lapidi antiche e fontane. C’è anche un labirinto fatto con siepi e aiuole: venne disegnato da Luigi Trezza nel 1786. Quando il terreno comincia a salire, il paesaggio cambia e diventa boscoso, con caratteri irregolari: il giardino è all’inglese, con la vegetazione spontanea, irregolare e selvaggia. Stretti sentieri conducono sotto la roccia con grotte rivestite da vetri colorati e da conchiglie fossili, con effetti sonori e con tempietti, boschetti di cipressi secolari, finte rovine, per dare una suggestione romantica. In alto, il grande mascherone grottesco in tufo su quale vi è una terrazza. Attraverso una torre che nasconde all’interno una scala a chiocciola, si sale sopra il salto di roccia che scorre lungo la collina e si può accedere alla terrazza. Inoltre, su una parete interna del muro di cinta, vi è un piccolo museo lapidario con antiche iscrizioni e bassorilievi collezionati dalla famiglia Giusti. Per i veronesi, da non perdere, dunque, una visita al Giardino Giusti.

IL GIARDINO ODOLI FRANCESCATTI Poco lontano, nella zona di San Giovanni in Valle, troviamo un altro giardino molto bello: è quello di Villa Odoli Francescatti, sorto nel Settecento alle pendici del colle di San Pietro, a fianco del Teatro Romano. La villa era degli Algarotti, importante famiglia padovana che, nel Settecento, la vendette agli Odoli. A loro si deve la prima sistemazione a giardino, chiuso da alte mura.Poi subentrarono gli Zenobio di Venezia che allestirono un giardino barocco con scalinate e terrazzamenti, oltre a grotte. Verso il 1830, il giardino accolse piante esotiche come la Sophora japonica e nordamericana. Rinomata la serra. Alla morte degli ultimi proprietari, i Francescatti, la villa e il giardino vennero lasciati all’Istituto delle Sorelle della Sacra Famiglia che, nel 1987, li donarono alla Diocesi di Verona.La struttura, dal 1973, divenne sede dell’ ostello della gioventù, che vi rimase fino al 2017. Da allora, è un centro di accoglienza, gestito dalla Caritas.Il parco, ancora oggi, copre un’area di ben 5 mila metri quadri e presenta molte piante, soprattutto ad alto fusto, oltre a mirti, aranci, lauri e cedri. C’è anche un giardino all’italiana. L’albero più bello da ammirare è una melia, detta anche albero dei rosari, che ha un secolo di vita ed è alta 24 metri.

I GIARDINI SCALIGERI Nel centro storico, si impone il Giardino di piazza Indipendenza che vanta una ricca storia. Questa piazza di oggi, tra piazza Erbe e il ponte Nuovo, per secoli, è stata una zona verde nel cuore della città. Qui vi furono, infatti, i giardini degli Scaligeri: fu Cansignorio a costruire, nel 1364, un palazzo con orto e giardino ricco di alberi da frutta e di ornamento, recintati da mura merlate.Nel Cinquecento, il patrimonio botanico venne mantenuto anche dai rettori veneziani e arrivò fino ai primi anni dell’Ottocento. Durante la dominazione francese quest’area venne data all’Accademia di Agricoltura con la finalità di studiare nuove tecniche in campo rurale.Fu il botanico Ciro Pollini a trasformare in orto botanico il giardino scaligero per l’insegnamento agli studenti del liceo civico, in cui era docente. Fece anche il censimento delle piante e creò un orto con essenze rare che rimase attivo fino al 1874.Quando venne costruito il Palazzo delle poste su progetto di Ettore Fagiuoli, tra il 1922 e il 1926, vi fu un acceso dibattito, promosso dal pittore Angelo Dall’Oca Bianca, che si opponeva ai tagli delle piante: per l’edificio furono sacrificati molti alberi.Le piante più famose di questo giardino sono i due Ginkgo Biloba: hanno circa 200 anni e hanno circonferenza di oltre 3 metri. In autunno, le loro foglie diventano giallo-oro, con un effetto magnifico. Nei giardini, nel 1887, è stata collocata la statua a cavallo in bronzo di Giuseppe Garibaldi, opera di Pietro Bordini.Una curiosità: tutti gli alberi della piazza hanno un codice di lettura sul tronco che permette con una app specifica sul telefonino di conoscere tutti i loro nomi botanici.

I GIARDINI DI PIAZZA BRA Oggi, faremmo molta fatica a immaginare piazza Bra senza i giardini. Eppure, la loro costruzione è relativamente recente. Nell’ultimo quarto dell’Ottocento, fu una commissione guidata dall’architetto Giacomo Franco a occuparsi della creazione di questi giardini, che, fin dal 1873, suscitarono accese polemiche perché si riteneva che il verde snaturasse la storicità della piazza d’armi. Vennero realizzati tra il 1876 e il 1883. Sono a forma di trifoglio con, al centro, una fontana, che, dal 1975, è quella delle Alpi regalata da Monaco di Baviera a testimonianza del gemellaggio con Verona. Nel 1883, fu collocata la statua bronzea di Vittorio Emanuele II, opera dello scultore Ruggero Bonghi. Poi, nel dopoguerra, venne aggiunto il monumento ai Caduti per la libertà di Mario Salazzari e nel 2011, il monumento alla pace del gruppo Aktiva.Per quanto riguarda il verde, l’albero più noto è il maestoso cedro del Libano, 19 metri di altezza, 200 anni di età.

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Tratto da: L'Arena - cultura- pag. 52

Note: Emma Cerpelloni - fotoservizio Marchiori