In quel tempo, come recitano le scritture, era una metropolitana. Poi, per una evoluzione darwiniana divenne metropolitana leggera di superficie e, successivamente, un filobus, quello che oggi si sta realizzando. Se la metropolitana aveva un senso nel migliorare la viabilità cittadina, anche se a Verona quando si scava di qualche metro si trovano reperti storici da proteggere (ma anche Roma non è da meno, ma la metro si è realizzata) le soluzioni che sono evolute nel tempo non risolvono il problema del traffico. Ci sono altre soluzioni molto meno costose, molto meno impattanti sulla vita quotidiana dei cittadini, senza abbattimenti di alberi sani da sostituire con alberelli che faranno ombra fra vent’anni, senza opere edilizie demolitive e senza creare problemi di sopravvivenza ai piccoli commercianti per la difficoltà dei cittadini di accedere ai negozi; per esempio, piccoli e medi autobus elettrici con maggiore frequenza.Allora, parliamoci chiaro. La realizzazione del filobus è un grosso affare, che dà profitti agli imprenditori e lavoro alle maestranze. Un importante imprenditore di mia conoscenza amava dire «i afari i xe afari». Ecco quindi che se questa è la logica che si persegue, profitto e lavoro a prescindere, va bene così.Possiamo allora riprendere e fare nostro il «paradosso» del grande economista Keynes che, pur di dare lavoro teorizzava, paradossalmente, che si potevano scavare e riempire buche, anche se tutto ciò non era finalizzato a niente. Il «paradosso» keynesiano equivale al nostro «far e disfar l’è tuto un laorar». Detto quanto sopra, facciamo pure il filobus.

Tratto da: L'Arena -lettere- pag. 23

Data: 27/07/2019

Note: ADRIANO DAL BOSCO