Il monumento Pindemonte Moscardo del 1898 di Carlo e Attilio Spazzi FOTO MARCHIORI

CIMITERO MONUMENTALE. Il camposanto del 1800 è una passerella di personaggi di spicco immortalati dal talento dei grandi scultori dell’epoca con grandi virtuosismi
Allegorie e simbologie per indicare le virtù dei defunti, dal sindaco Camuzzoni all’impresario Zorzi all’attrice Moro-Lin
Nel grande museo del Cimitero Monumentale una parte di spicco delle opere d’arte raccolte venne realizzata nel XIX secolo e la maggior parte si trova nel cimitero ottocentesco. Il primo progetto per una tomba di famiglia, quella degli Emilei, firmato dall’architetto Francesco Ronzani, eseguito dallo scultore veronese Innocenzo Fraccaroli, ha inizio nel 1838. Questo scultore all’epoca poco più che trentenne, era considerato un astro nascente del Neoclassicismo, in virtù del suo «Achille ferito». La tomba Emilei è molto semplice rispetto ad altre, una lapide con i simboli della morte, le fiaccole rovesciate, e della vita eterna dell’anima, la lanterna accesa. Si trova a destra del Pantheon Piis Lacrimis, la chiesa del cimitero.TANTI PERSONAGGI si trovano nel cimitero ottocentesco dove il visitatore può ammirare decine di statue e gruppi marmorei, come quello della famiglia Erbisti Smania, realizzato da Ugo Zannoni nel 1880, che interpreta la tenerezza degli affetti famigliari con uno straordinario virtuosismo nei particolari degli abiti, con pieghe, piegoline e pizzi. Sempre di Zannoni è il monumento Allegri Zorzi, del 1894, anche qui con grande capacità espressiva e decorativa, nonchè della statua dell’architetto e viaggiatore Luigi Trezza nella cappella Trezza D’Acquarone del 1877 dove lo scultore prende spunto dal Napoleone morente di Vincenzo Vela. Altro personaggio ritratto da Zannoni, nel 1888, è Antonio Zanella, matematico idraulico vissuto tra 1806 e 1885 che fece realizzare grandi opere di bonifica e di gestione dei corsi d’acqua nelle Valli Grandi veronesi e nella zona di Ostiglia.TRA LE STORIE narrate dai monumenti funebri si trova quella di Callisto Zorzi, altra opera di Zannoni, del 1886, vicino al Pantheon dell’Ingenio Claris, realizzata in forma di allegoria, con il ricco imprenditore edile, che iniziò la sua ricca impresa come umile manovale, nel gesto di donare una monetina a due bambini che chiedono la carità. L’idea che si voleva dare era dell’uomo ricco che non dimentica le sue origini da indigente e ha un occhio di riguardo per i poveri, ma all’epoca questo gruppo marmoreo di finissima fattura finì per diventare l’allegoria della proverbiale avarizia dei signori, con la monetina che non si stacca mai dalla mano.ALTRA VICENDA è quella di Marianna Moro Lin, ritratta in un tondo del 1879 da Pietro Bordini, attrice piemontese che divenne famosa in Veneto, dove aveva sposato Angelo Moro-Lin, filodrammatico veneto, interpretando il teatro goldoniano tanto che a Venezia le venne eretto un ricordo marmoreo su iniziativa della Società filodrammatica Carlo Goldoni, nel 1880. Morì improvvisamente a Verona il 19 giugno del 1879, all’apice della sua gloria filodrammatica ma in scarsità di mezzi economici. Tanto che per darle degna sepoltura si dovette fare una colletta.TRA I PROTAGONISTI della vita cittadina del XIX secolo va ricordato l’avvocato Giulio Camuzzoni che fu sindaco di Verona per 16 anni, dal 1867 al 1883, e al quale sono legate grandi opere idrauliche di contenimento dell’Adige e di canalizzazione industriale, celebrato nel monumento realizzato nel 1897 da Romeo Cristani, situato nel lato nord-ovest del cimitero ottocentesco. Accanto al busto che ritrae Camuzzoni, dietro al quale compaiono i simboli della diga e del canale che fece costruire, c’è una deliziosa figura femminile, l’allegoria di Verona, riconoscibile dalla coroncina a forma di Arena (cosa che suscitò diverse critiche negative) intenta a ricamare il nome di Camuzzoni su un drappo.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 19

Data: 10/02/2019

Note: Elena Cardinali - foto Marchiori