La mostra «Sironi il volto austero della pittura» è a Palazzo Scarpa

LA MOSTRA. A Palazzo Scarpa, sede del Banco-Bpm in piazza Nogara, esposte una sessantina di opere a ingresso gratuito fino al 13 settembre
I lavori successivi alla caduta del Fascismo hanno toni più cupi e austeri. Vicino al gruppo di Margherita Sarfatti, venne messo all’indice fino agli anni Sessanta
Prima di entrare nella sala di Palazzo Scarpa sede del Banco-Bpm in piazza Nogara «Mario Sironi – il volto austero della pittura», a cura di Angelo Piazzoli e Paola Silvia Ubiali, mi tornavano alla mente due mostre: la prima a Palazzo Reale di Milano «Sironi 1885 – 1961» del 1985 e quasi dieci anni dopo la monumentale mostra (410 opere) «Mario Sironi 1885 – 1961» alla Galleria Nazionale d’arte Moderna di Roma, dal 9 dicembre 1993 al 27 febbraio 1994, curata da Fabio Benzi affiancato da un comitato scientifico internazionale (catalogo Electa).Per me queste due mostre, soprattutto quella milanese, erano quasi una scoperta di un artista che avevo sempre guardato male, o meglio: troppo austera la sua pittura, troppo e sempre scuri i suoi colori. Una pittura che raccontava tutto un mondo abbandonato, triste, spesso il mondo della periferia (forse una remota derivazione di certo Futurismo Boccioniano). Dopo, rivedendo, soprattutto a Roma, quelle quattrocentodieci opere, ho capito che ha ragione Martin Heideggher quando scrive che «L’artista è l’origine dell’opera. L’opera è l’origine dell’artista …. Nelle belle arti non è l’arte a essere bella: piuttosto, il nome è dovuto al fatto che esse portano alla luce il bello. La verità, per contro, è di pertinenza della logica. La bellezza , invece, è riservata all’estetica».Anche questa sessantina di opere fra oli, anche di grandi dimensioni (Due figure, litografica, carboncino e tempera su carta da spolvero, 1932; Oracolo, tempera, olio e vernici 1936; Composizione monumentale con statua equestre, tempera, olio e carboncino1936-37 e L’Italia tra le arti e le scienze, 1934-35 tecnica mista su carta da spolvero, primo progetto per l’affresco dell’Aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma del 1935: come vedete sono tutte e sempre tecniche miste, un segno evidente di libertà inventiva e tecnica), grafica e tempere varie, opere bene disposte fra pannelli e muri, all’ingresso e nella sala in basso a destra di Palazzo Scarpa, danno la stessa emozione di tanti anni fa, perché le scoperte e le riscoperte non cessano di emozionare. Sono opere forti anche alcune di piccole dimensioni e più tarde, come Composizione con case e statua (1942-43); Composizione con alberi (1943-45); la tragica cupezza di un mondo distrutto e lontano: Composizione con case e stabilimento (1945); Periferia/Paesaggio urbano (1946); Composizione con chiesa (1946-50). In generale tutte le opere dopo la caduta del Fascismo hanno questo tono più cupo che riprende morfologie compositive assai vicine alle sperimentazioni inizio anni 1910/15: le Composizioni (1952); mentre sono vicine a Valori Plastici le grafiche dei primi anni ’20 del secolo scorso: Locomotiva con montagne, Periferia con traliccio, paesaggio urbano, Testa d’uomo. Ed altre.La scelta compositiva della mostra permette uno sguardo generale sul percorso artistico di questo pittore, messo all’indice, se così posso scrivere, fino a dopo la sua morte nel 1961, riscoperto proprio da Claudia Gian Ferrari e dall’editore Mazzotta che pubblicò il catalogo di quella “riscoperta” a Palazzo Reale di Milano del 1985.Mario Sironi, nato a Sassari il 12 maggio 1885, compie gli studi a Roma, frequentando, senza laurearsi, la facoltà di Ingegneria; più interessato alla pittura, segue, infatti, la Scuola di Nudo dell’Accademia di Belle Arti, dove conosce Giacomo Balla. Dopo una prima adesione al Futurismo, si orienta verso il gruppo romano di “Valori Plastici” esponendo nella galleria “La Casa dell’Arte” di Bragaglia nel 1919. Ma, un anno dopo, con Funi, Dudreville e Russolo, firma il manifesto “Contro tutti i ritorni in pittura” in aperta polemica con “Valori Plastici”. Trasferitosi a Milano sul finire del 1919, vicino al gruppo di Margherita Sarfatti (Dudreville, Funi, Malerba, Marussig, Oppi, Bucci) espone alla Biennale veneziana del 1924 e partecipa alle due mostre di Novecento del 1926 e 1929, come pittore di punta del movimento fascista, cui aveva aderito dalla prima ora. A partire dal 1930, lavora con crescente intensità a progetti di riorganizzazione e di allestimento delle più significative manifestazione culturali e artistiche del regime, dalla Triennale milanese, alla Quadriennale romana, pubblicando nel 1933, insieme con Campigli, Carrà e Funi, il “Manifesto della pittura murale”. Dopo la caduta del Fascismo e la fine della guerra, si ritira nello studio milanese di via Domenichino a dipingere e a disegnare. Nel 1952 rifiuta di esporre alla XXVI Biennale veneziana, cui era stato invitato da Rodolfo Pallucchini, per una grande antologica. Muore a Milano il 13 agosto 1961. A guardare i Paesaggi Urbani e le Periferie di Mario Sironi presenti nella mostra, si comprende, come non succede per altri casi, che cosa significhino nel concreto della realizzazione pittorica le discussioni che infervorarono l’animo dei giovani artisti nei primi decenni del secolo scorso. La discussione, ad esempio, che si animò intorno ai gruppi futuristi del primo e del secondo momento, o quella che animò il drappello dei giovani intorno alla rivista romana “Valori Plastici” di Bragaglia, oppure l’altro drappello di giovani che faranno della rivista milanese “l’Esame” di Somarè il punto di confronto. Oppure – ed è il milieu culturale di Sironi – il gruppo di artisti e intellettuali intorno a Margherita Sarfatti. Significa capire la serietà, al di là della bontà o meno delle proposizioni in discussione, e l’ardore che animarono i progetti di quei giovani. Una scoperta salutare: oggi, in cui tutto appare ridotto a termini di piacere, di gusto, di moda, di trovata intelligente, di gesto audace o sperimentatore, di abilità o di appartenenza.La mostra, proveniente dal Palazzo Storico del Credito Bergamasco, chiuderà il 13 settembre, per trasferirsi dal 6 ottobre all’ 8 novembre nella Sede centrale del Banco BPM di piazza Meda a Milano. Il grosso delle opere è della collezione Banco BPM e di una grande collezione come Cutrera.

Tratto da: L'Arena - cultura- pag. 49

Data: 6/07/2019

Note: Francesco Butturini