Un'operatrice sanitaria in un reparto specializzato per le malattie infettive

IL BILANCIO. Il report che quotidianamente emette la Regione fotografa una situazione che cambia di ora in ora
Continuano ad aumentare i contagiati ma i più stanno bene e non sono in ospedale

Situazione veronese: sono calati, da un giorno all’altro, i ricoverati nei reparti di malattie infettive ma sono aumentati quelli in terapia intensiva e, in generale, i casi positivi al tampone. Significa che al momento il Coronavirus in città e in provincia continua a diffondersi ma le persone colpite che necessitano delle cure ospedaliere sono, anche se di poche unità, diminuite.Il bollettino regionale, invece, con la conta complessiva dei casi di Sars-Cov2 in Veneto, rispetto a lunedì, è salito ancora: 913 gli infettati totali. I veronesi positivi sono ora 106. I decessi scaligeri, dal 21 febbraio – data ufficiale dell’arrivo dell’infezione con i primi casi nella Bassa – sono due; i dimessi, cioè i guariti, sempre da quella data, tre.IN CITTA’. Il bollettino di fine giornata registrava ieri sera, per l’Azienda ospedaliera universitaria, 20 pazienti ricoverati (il giorno prima erano 24): di questi, 4 sono quelli in condizioni più critiche, intubati perchè incapaci di respirare autonomamente (due al Policlinico e due a Borgo Trento). E’ stato proprio a Borgo Roma che nei giorni scorsi, due anziani pluripatologici, uno oncologico e l’altro con una grave cardiopatia, sono deceduti: entrambi erano positivi al tampone. IN PROVINCIA. La mappa del contagio negli ospedali della provincia, ieri rispetto a lunedì, a livello di pazienti ricoverati, è rimasto invariato: restano 15, non c’è stato un aumento. Ma ciò che è cambiato, tra i ricoverati, sono quelli che hanno avuto un peggioramento delle condizioni tale da rendere necessario il loro trasferimento in rianimazione. Sono esattamente 5 i ricoverati all’ospedale di Legnago e, tra di loro, tre assistiti in rianimazione. Sono 3 i veronesi curati al Magalini di Villafranca e sono 7 quelli al Don Calabria di Negrar (di cui uno, grave, in terapia intensiva).IL GOVERNATORE. Anche quella di ieri è stata una giornata pesante per il presidente della Regione Luca Zaia, alla luce del nuovo decreto emesso dal presidente del Consiglio Conte, che vede tutta l’Italia «chiusa» per evitare che l’infezione circoli più di quanto stia già facendo. «Piuttosto che protrarre un’agonia che dura mesi», ha detto, «è meglio arrivare a una chiusura totale, ben contingentata, in maniera tale che si possa bloccare del tutto il contagio. È fondamentale pensare che dobbiamo isolare il virus perchè, più rallentiamo la velocità di diffusione, più respiro abbiamo rispetto alle strutture ospedaliere». E ha ricordato, una volta ancora: «Si esce solo per lavorare o per impegni indifferibili, per andare a fare la spesa, in farmacia, per il resto si deve stare a casa. Passeggiare da soli? In linea di principio direi di sì, ma il Comitato scientifico si dedicherà a risposte più puntuali. La catena di collegamento del Governo con il territorio passa attraverso le Prefetture».IN VENETO. I numeri più alti di contagio, ieri, li aveva ancora una volta Padova con 241 cittadini positivi, ben 34 in più rispetto a lunedì (escluso il cluster di Vo’ Euganeo che, da solo, ieri ne ha registrati 89). Anche Treviso continua ad essere un territorio dove il Coronavirus ha colpito, in percentuale, più cittadini che altrove, 158, anche se il delta rispetto al giorno prima è stato, per la prima volta negli ultimi giorni, zero. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Data: 11/03/2020

Note: Camilla Ferro