Medici e operatori sanitari al lavoro per la ricerca epidemiologica di Negrar

LA RICERCA. Condotta dall’Irccs di Negrar su un campione del 99 per cento di residenti
L’indagine ha preso in considerazione 1.515 persone Solamente lo 0,7 per cento è positivo ma asintomatico «Il primo sintomo? Innanzitutto la perdita dell’olfatto»

Ora c’è anche la scienza a dire che Verona è pronta a ripartire. Perchè è «meno infetta» di quanto si ipotizzasse. Il che, se da un lato conferma che il lockdown, lo «stare a casa», l’uso di mascherine e le misure di sicurezza hanno protetto la città più di quanto si immaginasse, dall’altro impone ancor di più prudenza proprio perchè il virus, con la fase 2 al via domani, è pronto ad attaccare al minimo cedimento del «gregge».I risultati dell’indagine epidemiologica promossa e finanziata dall’Irccs Ospedale Sacro Cuore di Negrar (in collaborazione con Comune, Ulss 9, Azienda ospedaliera e Università) su un campione di 1.515 cittadini rappresentativo del 99.2% dell’intera popolazione (235mila abitanti) rilevano che solo lo 0,7% corrispondente a 1.645 veronesi è risultato positivo al tampone – pur senza avere alcun sintomo – e quindi in grado di diffondere il Covid-19.Grazie alla ricerca, il cui scopo principale era appunto quello di determinare per la prima volta in Italia la distribuzione dell’infezione in una città di medie dimensioni come Verona, è emerso che in riva all’Adige il rischio di infezione è basso (visto che è infetto meno dell’1 per cento dei residenti) e che la quasi totalità dei cittadini – precisamente il 94.8% cioè 222.730 – non è mai venuta in contatto con il virus come confermato da tampone e anticorpi negativi. Ma c’è un dato di mezzo – emerso appunto dalla presenza in alcuni soggetti degli anticorpi rilevati con il prelievo del sangue, strumento diagnostico usato insieme al tampone – molto interessante: il 4,5% del campione, pari a 10.575 veronesi, ha presentato tampone negativo ma anticorpi positivi. Che significa? Che hanno contratto il virus nelle scorse settimane e si sono poi negativizzati, sempre senza saperlo. La maggior parte di loro, l’89% per l’esattezza, ha infatti riferito di non aver avuto sintomi o solo lievi fastidi. «Soffermandoci soprattutto sui sintomi», hanno spiegato i coordinatori della ricerca il dottor Carlo Pomari, primario della pneumologia dell’ospedale di Negrar e il biostatistico Massimo Guerriero, «è emerso che i positivi alla sierologia ma non al tampone hanno dichiarato di aver avuto soprattutto anosmia, cioè perdita dell’olfatto (28%), stanchezza (27%), febbre (20%) e tosse (20%)». Il che porta alla conclusione che la temperatura sopra a 37.5 gradi non è il segnale più direttamente correlabile a Covid-19 e quindi, forse, misurarla a chi entra in un ufficio, in un negozio o all’aeroporto, non è un utile campanello d’allarme per la diagnosi. «Altre curiosità», hanno continuato Pomari e Guerriero, «sono quelle relative all’età: partendo dal presupposto che il campione contava soggetti da 10 a ultra 90 anni, esattamente 96 minorenni e 29 over 90, l’età media dei positivi al tampone è risultata di 53 anni con il più giovane di soli 23. Tra chi ha presentato sierologia positiva, invece, in 4 casi si è trattato di soggetti tra i 10 e i 17 anni e in altri 4 tra 18 e 23. Vuol dire che il virus ha avuto bassa incidenza sui minorenni e sui giovani adulti, sicuramente perchè sono stati i più bravi a rispettare l’isolamento: il loro ruolo è stato importantissimo a tutela di tutti».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Data: 17/05/2020

Note: Camilla Ferro -foto Marchiori