Antonio Guerreschi, nuovo presidente della sezione di Verona del Cai, durante un'escursione invernale

Club Alpino di Verona: un nuovo presidente per tremila soci
Sezione tra le più antiche e prestigiose in Italia «Nelle scuole per fare conoscere la montagna»
Il «nodo» della sede: «Dialogo con le istituzioni»
Un archeologo come presidente. A guidare per i prossimi tre anni i quasi tremila soci della sezione del Club alpino italiano di Verona, una delle più antiche (1875) e prestigiose, sarà Antonio Guerreschi, 71 anni, ex professore universitario, scelto dal Consiglio per succedere, dopo sei anni, ad Alessandro Camagna. «Abbiamo molto da fare, da continuare», commenta a caldo. «Grazie all’ottimo lavoro di chi ha guidato finora la “cordata” la sezione è in buone condizioni. Ed è naturale, ora, consolidare e sviluppare questo patrimonio di persone e di attività».Fondatore di due scuole sezionali di escursionismo (Ferrara e Verona) e quindi direttore della prima costituita a livello centrale, in passato presidente del Comitato scientifico del Cai e tra i coordinatori del progetto «Terre Alte», Guerreschi ha le idee già chiare: «Va assolutamente mantenuta e implementata l’esperienza del coordinamento tra le sezioni del nostro territorio. Un’intuizione che dimostra di funzionare. Il “silenzio” reciproco di un passato neppure così lontano ha lasciato il posto a un rapporto costante che consente al Cai veronese di presentarsi, pur nelle differenze, come un’entità unitaria». «Un fatto raro e tanto più prezioso», aggiunge, «per una realtà che ha sezioni e sottosezioni sparse sull’intero territorio». Oltre a una «sorella» cittadina, la «Cesare Battisti»: tra i pochi casi simili in Italia.La necessità di fare «corpo unico» va di pari passo con quella di un rapporto costante con le istituzioni. Dialogo destinato a rivelarsi fondamentale anche sotto il profilo logistico: il contratto che assegna alla sezione la sede di via Santa Toscana, ex proprietà comunale e ora della Fondazione Cariverona, scade infatti nel maggio 2019. «Se attualmente riusciamo a svolgere un’attività imponente, ospitando le scuole sezionali, la palestra di arrampicata fondamentale per l’addestramento all’arrampicata della “Priarolo” e lo spazio per il Coro Scaligero dell’Alpe (uno dei più apprezzati e famosi in Italia, ndr)», spiega il neo presidente, «è anche perché abbiamo spazi che lo consentono. Dobbiamo cercare a tutti i costi un’intesa che ci consenta di rimanere, magari pagando un affitto ed effettuando le manutenzioni e migliorie necessarie. Su questo sarà indispensabile avviare un dialogo con le istituzioni. L’idea di una nuova collocazione è, oggettivamente, al di sopra delle nostre forze». «Anche perché», aggiunge Guerreschi, «il Cai svolge nei fatti un servizio sociale, ormai tangibile». Dalla collaborazione con l’associazione di volontariato Veronetta Amica nel sostegno attraverso la pratica dell’arrampicata a giovani con forme di disagio alle attività per l’alpinismo giovanile, a quelle escursionistiche per i pensionati («Ogni anno seimila persone coinvolte nelle iniziative»). «La sede è anche la garanzia di potere offrire manifestazioni culturali aperte alla città», osserva Antonio Guerreschi. Il quale ribadisce la necessità di fare crescere iniziative come il Mountain Film Festival, promosso dal Cai veronese con l’organizzazione di Montagna Italia.Tra il «molto da fare» che si aggiunge al «tanto già fatto», sottolinea ancora, «c’è la necessità di diffondere ulteriormente la cultura della montagna». «Certo, noi del Cai proponiamo divertimento ma anche fatica e sudore, non certo “videogame”», commenta il presidente. «La nostra prestigiosa scuola di alpinismo giovanile, come tutte in Italia, registra anni di tutto esaurito e altri di “fiacca”. I ragazzi, in gran parte, si avvicinano all’attività poi se ne distaccano, salvo tornare verso la montagna e il Cai come donne e uomini maturi. Un fenomeno, non del tutto spiegabile, che ormai conosciamo bene. Non c’è che una strada percorribile, anche se con difficoltà: portare la “cultura della montagna” dentro le scuole. È una sfida che dobbiamo avere come obiettivo».In una primavera che fa registrare altri e gravi incidenti in alta quota e non solo, sulla scia di un inverno tra i più tragici e problematici anche per il Soccorso alpino (Cnsas-Cai) veronese, Guerreschi fissa uno dei «chiodi» fondamentali per quella che sarà la sua «linea di salita» alla guida della sezione: «Propongo il “fanatismo della sicurezza”, la necessità di avere corsi “ad hoc” che consentano di evitare tragedie troppo frequenti e figlie della scarsa conoscenza dell’ambiente montano». Alla fine sfodera il buonumore: «Ok, tutto considerato sarà una bella “gatta da pelare”…».

Tratto da: l'Arena - Pag. 19

Data: 11/04/2018

Note: Paolo Mozzo