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L´ITINERARIO. La torre campanaria di San Nicolò, risalente al XVII secolo, doveva elevarsi del doppio rispetto agli attuali 35 metri. Ma la peste bloccò i lavori a metà.
Nel progetto doveva avere anche una torre gemella. La pestilenza bloccò anche la costruzione di una cupola in stile sanmicheliano.

 

Fu fermato a metà strada dal dilagare della peste nel 1630 mentre il suo gemello, che avrebbe dovuto completare con un´elegante simmetria il complesso di San Nicolò «in bucadarena», come si chiamava allora, non venne nemmeno iniziato, così come non venne mai realizzata la progettata cupola della chiesa, che sarebbe dovuta essere come quella sanmicheliana di San Giorgio in Braida. Una storia particolare s´incontra nella centralissima chiesa Teatina di San Nicolò all´Arena e nel suo campanile sul quale saliamo accompagnati da Nicola Patria e Matteo Padovani della Scuola campanaria veronese.
ENTRIAMO passando dalla sacrestia dove si possono ammirare antiche stampe dei progetti del campanile. L´ambiente settecentesco nasconde origini antiche. La prima chiesa dedicata a san Nicolò risale al XII secolo, costruita dopo il terremoto del 1117. La sua origine romanica si deduce osservando la cripta attuale considerata i! l residuo dell´antico edificio con l´ingresso ad ovest, prospiciente l´Anfiteatro e chiamata, per questo, San Nicolò in Bucadarena. Di questo primo edificio vi era traccia nel transetto dove erano incorporate pietre provenienti dagli archi crollati della recinzione esterna dell´Arena.
SALIAMO i primi 31 scalini di pietra e ci troviamo nella sala delle corde, da dove si suonano le campane. In un angolo si nota un marchingegno di ferro che serviva a caricare il martello per i rintocchi che suonavano l´allarme ma anche l´Angelus. Uno analogo si trova nella chiesa di Santa Maria al Paradiso, a Veronetta.
ALTRI 90 GRADINI ci portano nella cella campanaria dove si trovano sei campane in tono di do. Le prime sono del 1930 mentre le due minori risalgono al 1682. Le campane qui c´erano già dal XVII secolo, quando il fonditore Pesenti ne realizzò sei nella sua fonderia situata dove oggi c´è la famacia Due Campane, in via M! azzini. Di questi quattro bronzi ne sono rimasti solo due. Le ! altre sono state rifuse dal maestro Cavadini che realizzò anche le altre. Spiega Nicola Patria che c´è una canzone dei Beatles, Bow Bells, ispirata alle campane più famose di Londra nella chiesa di Santa Maria Le Bow, le cui campane sono uguali a quelle di San Nicolò per forma, peso e tonalità. La maggiore pesa 1.822 chili e un diametro di 147 centimetri.
IL CAMPANILE, nei progetti, doveva essere alto il doppio dell´attuale che misura circa 35 metri. La torre quadrata, di sei metri per lato, doveva svettare almeno fino a 70 metri. Bloccata dalla peste del 1630, la crescita della torre campanaria venne «stoppata» di nuovo nel 1935 quando il parroco, monsignor Ludovico Lonardi, chiese di terminare l´opera secondo il progetto iniziale. Ma stavolta il «no» venne dalla Soprintendenza. Motivo, avrebbe sfalsato l´estetica della vicinissima Arena. E il campanile restò mozzato.
LA VISTA dell´anfiteatro dal campanile di San Ni! colò è spettacolare su questa parte del centro. Oltre l´Arena si profilano chiramente Palazzo Barbieri e la Gran Guardia. Ancora meglio appare questo scorcio cittadino se ci si sposta lateralmente nel vicino sottotetto della chiesa. Dalla parte opposta un´altra finestra offre un altro magnifico colpo d´occhio in direzione di piazza Erbe e delle Torricelle.5-continua

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 7/10/2012

Note: CRONACA – Pagina 23