image

L´ITINERARIO. La torre campanaria di Santa Maria in Stelle iniziò il suo iter nel 1460 e, in tre fasi, fu innalzata fino al livello attuale subendo diverse trasformazioni.

Il concerto conta dieci bronzi Fino al XVIII secolo ce n´erano solo tre ma il governo imponeva «moderazione» nel suonarli.

 

Sorge in uno dei luoghi più suggestivi della Valpantena, accanto a una chiesa dalla storia antichissima. Il campanile di Santa Maria in Stelle svetta tra le colline e gli olivi è un altro dei piccoli gioielli da scoprire di questa zona. Andiamo a conoscerlo con l´ingegner Luigi Antolini, il «custode» del celebre ipogeo su cui è stata costruita la chiesa, Alberto Avesani, della scuola campanaria di Santa Maria in Stelle, Bruno Manara della scuola campanaria veronese e Mario Patuzzo autore di libri di storia veronese.
IL CAMPANILE, alto 36,45 metri, con un lato di quattro metri, fu costruito in tre fasi. «Allo stato attuale degli studi non è possibile affermare con certezza se l´antica chiesetta di Santa Maria in Stelle, edificata intorno al Mille, avesse una torre campanaria», precisa Antolini. «È invece testimoniata la costruzione della prima parte del campanile verso la metà del XV secolo, quando la chiesa venne rifa! tta». Nella relazione della visita pastorale, compiuta il 22 settembre 1460, dal vescovo Ermolao Barbaro, si trova un quadro preciso dello stato dei lavori.
LA CHIESA verrà consacrata l´11 dicembre 1491. Un anno dopo la torre viene completata con una cella campanaria con bifore sui quattro lati e coperta da una cuspide non molto alta, con quattro pinnacoli agli angoli. La data della copertura risulta testimoniata in un´incisione che si trova nel capitello a stampella della bifora rivolta a est. La terza fase di costruzione è del 1820. Il parroco, don Vincenzo Stevanelli, tra 1814 e 1856, fece chiudere le antiche bifore e alzare il campanile. Venne rifatta la cella campanaria con quattro grandi aperture e fu installato l´orologio.
LA SALITA verso la cella campanaria inizia dalla camera di suono alla base del campanile, il cui soffitto è dipinto d´azzurro con delle stelline. Dai fori scendono le corde per suonare le campane. Da cui si pre! nde una scaletta, per la verità poco agevole, con i pioli rot! ondeggianti conficcati nel muro. Dal pianerottolo soprastante, con una serie di scalette di legno, si arriva nella cella campanaria.
FINO AL XVIII SECOLO nella cella campanaria c´erano solo tre campane. «Un numero esiguo ma sufficiente a creare qualche problema di ordine pubblico», precisa l´ingegner Antolini, «come mostra una curiosa circolare austriaca che, tra l´altro, ordinava la moderazione nel suonare le campane all´approssimarsi di perturbazioni atmosferiche». Nel XIX secolo il numero delle campane viene portato a cinque. Le prime verranno rifuse dopo qualche anno. Per far scendere le vecchie e far risalire le nuove verrà demolito, e poi rifatto, un parapetto.
NEL 1942 Ettore Cavadini fece un censimento di tutte le campane della provincia destinate alla fusione per il fabbisogno bellico. Per Santa maria in Stelle annota che quattro delle sei campane sono del fonditore Luigi Chiappani e recano incisa la data del 1833. Nel 1943 ar! riva la requisizione. I bronzi però si salvano dalla fusione e vengono recuperati. Torneranno al loro posto il 21 aprile 1946, giorno di Pasqua, dopo la benedizione impartita da monsignor Chiot. Dopo le ultime aggiunte tra 1978 e 1983, il concerto conta dieci campane, azionate solo manualmente. La grossa pesa 1.180 chili e ha un diametro di 127 centimetri.
IL PANORAMA che si ammira dalla cella spazia sui declivi della Valpantena tra orti e oliveti, con un bel colpo d´occhio su un´antica corte rurale.28-continua

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 17/03/2013

Note: CRONACA – Pagina 23