L´ITINERARIO. La torre della chiesa di Santa Maria del Paradiso a Veronetta, costruita a partire dal XVI secolo, «vigila» su uno dei Reliquiari più importanti d´Europa.

Il concerto di sei bronzi risale alla fine del 1800. Ricco di decori, fu realizzato per un´esposizione di arte sacra a Torino.

La chiesa di Santa Maria del Paradiso, in via Trezza a Veronetta, è uno scrigno di tesori e di curiosità, a partire dal suggestivo Reliquario fondato da padre Luigi Pimazzoni a fine ´800 e restaurato in anni recenti. Oltre alle sue innumerevoli raccolte sacre, il Reliquario accoglie anche una preziosa croce stazionale del XIV secolo.
Ma la chiesa in stile neoclassico dei Padri Camilliani merita una visita anche per i quadri del Farinati, il bel quadro di San Metrone incatenato, opera di Liberale da Verona, e gli altari barocchi. Nella visita ci fa da guida padre Gianfranco Lunardoni e ci accompagnano Matteo Padovani e Bruno Manara della Scuola campanaria veronese e Mario Patuzzo autore di libri sulla storia di Verona.
ENTRIAMO nella cappella del Reliquario e, passando sotto a un un arco, ci troviamo nella base del campanile, costruito nel XVI secolo. In alcuni punti della muratura sono visibili pezzi di riporto provenienti da lapidi tombali.
Nella camera di suono, dove penzolano le corde per suonare le campane (qui il sistema è solo manuale) c´è una targa che ricorda Papa Sarto, Pio X, un santo caro ai Camilliani, l´Ordine nato con San Camillo de Lellis per l´assistenza agli Infermi, perchè fu il pontefice che diede il permesso di celebrare l´Eucarestia nelle stanze dei malati.
UNA SCALA a pioli porta nel primo pianerottolo e altre scalette di legno piuttosto strette conducono fino alla cella campanaria a monofore, con lesene angolari e balaustre a colonnine. La copertura è molto semplice, a quattro falde.
Il campanile, alto una trentina di metri, venne costruito nel 1558 e vi furono apportate modifiche nel XVII secolo.
Come architrave è stata usata una pietra tombale che porta la scritta del 1730. È stato restaurato nel secondo dopoguerra.
LE CAMPANE hanno una storia complessa. In origine erano quattro e nel XIX secolo diventarono sei, in La3, fuse nel 1898 da Cavadini Verona. La maggiore pesa 306 chili e ha un diametro d! i 82 centimetri.
Furono realizzate ricche negli ornati, in quanto fuse per l´esposizione internazionale di Torino, come ricorda una foto d´epoca esposta nella camera di suono. Per quell´occasione venne fusa una campana da mille chili che venne poi mandata nella chiesa di Cavalo, in Lessinia. Le precedenti campane erano sei, in La3, realizzate da Pietro Cavadini a Verona nel 1836 (collaudate dal Gardoni), che andavano a sostituire le precedenti seicentesche del Crespi, provenienti dalla chiesa soppressa di San Vitale, i cui beni furono tutti incamerati dalla chiesa del Paradiso.
I CAMPANARI inaugurarono il complesso dei bronzi nel 1899 ma ripresero a suonarvi solo dieci anni più tardi.
La torre fu oggetto di aspre contese fra la squadra campanaria del Duomo e quella di Sant´Anastasia. La mancanza di manutenzione al complesso, poi, causò la sospensione dei concerti dal 1985 al 2009. Oggi, invece, vi si tengono regolarmente.
IL PANORAMA che si ammira da quasto particolare osservatorio posto sopra Veronetta è molto particolare e spazia sul centro storico, sui campanili antiche e sulle torri. Spettacolare è la visione sul «mare» di tetti intorno alla chiesa, a riprova che questo antico quartiere della città è sempre stato intensamente abitato, grazie anche al fatto che qui, prima della costruzione dei muraglioni, ferveva una ricca attività commerciale intorno alle rive dell´Adige e al ramo che s´insinuava nell´Isolo.   29-continua

 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 24/03/2013

Note: CRONACA – Pagina 22