image

L´ITINERARIO. La torre campanaria della chiesa di San Michele Extra è una possente ed elegante costruzione del XIX secolo realizzata in stile neoclassico.

La struttura necessita di restauri Le parti in tufo cadono a pezzi mentre le intemperie sgretolano colonne e parti ornamentali.

 

 Il campanile della chiesa di San Michele Extra è un´opera possente, elegante e ricca di storia ma, disgraziatamente, gravemente minata dal tempo e dall´incuria. È un po´ il destino di questa chiesa, nata su un complesso monastico, che include anche una chiesetta romanica, con il suo campanile che spunta sul retro della chiesa parrocchiale, con una piccola quanto preziosa cappella affrescata rimasta a metà con i lavori di restauro. Una poesia di Aldo Moscardo celebra questa compresenza di campanili.
REALIZZATO in elegante stile neoclassico, su quattro ordini architettonici caratterizzati da ampie finestre serliàne a triplice aperture e balaustre in pietra tufacea, l´opera, su progetto dell´architetto veronese Giuseppe Barbieri, fu iniziata nel 1820 e, dopo una pausa di quarant´anni (dal 1837 al 1877) dovuta a difficoltà di ordine tecnico e finanziario, fu completata nel 1880. La struttura è alta 62 m! etri e la croce sopra il cupolino misura due metri e mezzo. Le fondamenta sono di una decina di metri. Nella visita siamo accompagnati da Alessandro Tacconi, Bruno Manara e Matteo Padovani della scuola campanaria veronese, dall´architetto Lino Vittorio Bozzetto e da Mario Patuzzo autore di libri sulla storia di Verona. Ad aprirci le porte della monumentale torre è il parroco di San Michele don Piergiorgio Mirandola.
ENTRIAMO nella base e saliamo i primi 44 scalini di pietra per arrivare nella camera di suono. Qui il sistema è manuale e anche elettrificato. Salendo altri 73 scalini ci si trova nella prima cella con quattro finestroni a serliàna, una «stanza» magnifica per fattura e ampiezza dove però dominano le impalcature poste a provvisorio sostegno della struttura. Qui vennero poste le prime campane nel 1839. E qui si notano i segni dell´usura dei materiali: le basi delle colonne sono «mangiate» e, come sottolinea don Mirandola, «stanno seguendo! lo stesso destino di tante perti in tufo del campanile, corni! cioni, lesene e altre parti che cadono a pezzi. Per sistemare tutto ci vorrebbe almeno un milione di euro. Ma chi è disposto a spendere tanto?»
LA SCELTA sbagliata fu fatta al momento di realizzare il campanile nel XIX secolo, quando si optò per il tufo, anzichè la pietra, per costruire un edificio così alto e massiccio. Nei primi decenni del XX secolo il grave stato di degrado e corrosione resero necessario un imponente restauro, nel 1937, che comportò il rifacimento dell´ultimo ordine con relativa cupola e cupolino. Dopo un secolo il materiale si sgretola ancora e per evitare pericoli ai passanti e alle auto in sosta sono state poste delle reti di protezione, piuttosto brutte, a metà della torre campanaria.
UNA SCALA a chiocciola di 68 scalini di ottima fattura, che ricorda una conchiglia, ci porta alla cella campanaria superiore che raggiungiamo con un´ultima scaletta a pioli di 18 scalini. La cella campanaria ha una forma circolare, anche se! in realtà è ottagonale, circondata da una balustra di eleganti colonnine neoclassiche. Le sei campane sono in Do 3 calante. La grossa pesa 1.458 chili e ha un diametro di 139 centimetri e venne fusa nel 1889 da Cavadini. La sesta risale al 1925, sempre di Cavadini.
LA VISTA da questo osservatorio spazia da un lato sulle montagne, con il Carega, il Corno D´Aquilio e il Monte Baldo, mentre dall´altro sull´abitato di Madonna di Campagna, con la sua chiesa sanmicheliana, e quello di San Michele.30-continua

 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 31/03/2013

Note: CRONACA – Pagina 23