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L´ITINERARIO. La chiesa di San Sebastiano, al cui posto oggi sorge la biblioteca Civica, venne distrutta dai bombardamenti del 1945: si salvò solo la torre campanaria

È l´unico in città in stile barocco Riccamente decorato conserva lo stemma dei Gesuiti che furono proprietari di chiesa e ginnasio –
Il campanile di San Sebastiano che svetta in pieno centro storico, accanto alla Biblioteca civica, è rimasto il solitario testimone di una chiesa e di una storia millenaria cancellata dai bombardamenti dell´ultimo conflitto mondiale. Il campanile, alto una quarantina di metri, edificato probabilmente con la chiesa tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, non è più praticabile. Ma abbiamo avuto l´occasione di vederlo da vicino grazie al direttore della Biblioteca civica Agostino Contò che ci ha permesso di salire sull´edificio di fianco in modo da poterci avvicinare alla storica torre campanaria in stile barocco, unica nel suo genere a Verona, impreziosita da decorazioni recuperate nell´ultimo restauro una decina d´anni fa. In questa visita ci accompagnano Nicola Patria e Matteo Padovani della Scuola campanaria veronese e Mario Patuzzo, autore di libri storici su Verona.
SALIAMO sul tetto del magazzino della Biblioteca civica, il palazzo costruito sul progetto dell´ingegner Pierluigi Nervi, per andare a curiosare dentro al secondo segmento del campanile ormai svuotato. «Il progettista decise di restringere un po´ questo edificio proprio per dare modo ai passanti di vedere meglio il campanile», spiega il direttore Contò, indicando la cupola della torre barocca. I restauri, tra l´altro, hanno rimesso in luce lo stemma dei Gesuiti in cui è scolpito il simbolo JHS sormontato da una croce con i tre chiodi della passione, emblema della Compagnia di Gesù, la congregazione che per secoli fu proprietaria della chiesa e dell´annesso ginnasio.
LA TORRE presenta eleganti elementi decorativi che da terra sfuggono allo sguardo distratto dei passanti, stemmi, aggetti marmorei, piccole colonne nella parte sommitale a formare le balaustra che chiudono i finestroni, sotto i quali si aprono delle aperture tondeggianti. E poi decorazioni a chiocciola che coronano la cuspide. Un´opera raffinata che testimonia la perduta grandezza di una chiesa offesa dalla guerra ma rinata in varie parti della città, dalla facciata finita sulla chiesa di San Nicolò all´Arena, agli altari sparsi in varie chiese, a una parte del fregio andato a Castelvecchio, fino ai bronzi riutilizzati in altri siti. Tra i reperti sopravvissuti con la torre alle bombe spicca la grande statua di Sant´Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti, risalente al XVII secolo.
LE CAMPANE, spiega Nicola Patria, ormai non ci sono più. La cella campanaria ne ospitava tre, in tono di Fa diesis, la cui maggiore pesava sei quintali. Furono fuse nel 1708 da Lucio De Rossi che aveva fonderia nella chiesa di San Matteo Concortine, a due passi dai Portoni Borsari, dove oggi c´è una pizzeria. Una lapide nell´edificio ricorda che il fonditore lasciò la sua eredità al decoro e restauro della chiesetta. Le campane vennero rifuse per ottenere quelle del cimitero monumentale di Verona e la campana maggiore di San Rocco di Quinzano.
UN ALTRO episodio ricorda che agli inizi dell´800 c´era una processione che partiva da San Fermo, passava per San Sebastiano e arrivava in Duomo. Uno dei più famosi campanari dell´epoca, Luigi Gardoni, di cui nelle nostre visite precedenti abbiamo trovato le tracce, per l´occasione si scatenò in un concerto che durò diverse ore.
IL PANORAMA del centro che si gode da questo particolare osservatorio è grandioso. A pochi metri si trovano la protomoteca della Civica e la sala teologica che costituì il nucleo iniziale della biblioteca che oggi raccoglie circa 700.000 testi fra libri (dal IX al XXI secolo), opuscoli, documenti, stampe, fotografie e annate di riviste e periodici. Lo sguardo poi si allunga fino alla Torre dei Lamberti che sovrasta piazza Erbe e ai campanili delle basiliche poco distanti. Ma più che altro è suggestivo il colpo d´occhio sopra il centro storico, la selva di tetti e l´insolito punto di vista su edifici che dal basso quasi non si notano e che da qui appaiono grandiosi.13-continua

 La chiesa di San Sebastiano ha una storia travagliata e mantiene tuttora uno stretto legame con la Biblioteca Civica. Un oratorio esisteva fin dal 932, poi divenne chiesa parrocchiale e quindi nel 1578 fu concessa ai Padri Gesuiti. Il cenobio fu rinnovato nel 1580 con la costruzione della splendida facciata, con grandi colonne ioniche scanellate, di cui si ignora l´architetto, quella che dopo il 1945 sarà smontata e rimontata sulla chiesa di San Nicolò. Nel 1606, per una vicenda politica, i Gesuiti furono cacciati e la chiesa fu abbandonata, ma 50 anni dopo il bando fu revocato. La vita conventuale riprese ma nel 1773 i Gesuiti di San Sebastiano videro i loro beni incamerati nel demanio pubblico. Ma già nel settembre 1774 Verona chiese ed ottenne il possesso del collegio ginnasiale e della chiesa pagando al Senato veneziano 30.000 ducati. Fu l´occasione per acquisire la ricca biblioteca dei Padri Gesuiti che, con il lascito dei preziosi volumi del conte Aventino Fracastoro e della raccolta dell´abbazia zenoniana, verrà costituito il primo nucleo della biblioteca pubblica di Verona che nel 1792 diede origine all´attuale Biblioteca Civica, aperta al pubblico dieci anni più tardi, nel 1802. La chiesa, la sede ginnasiale e biblioteca municipale rimasero in esercizio anche negli anni della dominazione francese (1801-1814). Nel 1842 i Gesuiti ottennero anche la direzione del collegio e vi rimasero sino al 1848. Poco dopo la chiesa fu destinata a caserma con e il ginnasio usato come deposito di granaglie e olio. Con l´annessione di Verona al Regno d´Italia e l´ingresso delle truppe italiane il 16 ottobre 1866 la chiesa fu definitivamente sconsacrata e, poi, diventò sala cinematografica. L´architetto Ettore Fagiuoli nel 1922 presentò istanza di collocare sull´ingresso del cinema la denominazione Cinema Pathè, da Charles Pathè titolare della prima società cinematografica dell´epoca. Il 4 gennaio 1945 un rovinoso bombardamento distrusse la chiesa-cinematografo salvo la facciata e il suo campanile. Nel 1950 il palazzo divenne sede della Biblioteca popolare e nel 1970 fu esaminato il progetto dell´ingegner Pierluigi Nervi. Una costruzione moderna nel cuore del centro storico, approvata il 16 gennaio 1973.

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 2/12/2012

Note: Elena Cardinali CRONACA, pagina 19