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L´ITINERARIO. La torre campanaria di Santa Maria della Scala, di epoca romanica, «sopravvisse» alle incursioni dal cielo durante il secondo conflitto mondiale.

La base è la cappella Guantieri affrescata da Badile. Una scritta ricorda che da qui si vide issare il Rengo sulla torre dei Lamberti.

 

Sorge in pieno centro storico ma forse è uno dei campanili meno visibili della città, stretto tra una selva di edifici che, dal piano della strada, ne nascondono quasi la presenza. La torre campanaria della chiesa di Santa Maria della Scala è un altro gioiello nascosto della città, a partire dalla sua base, l´absidiola affrescata della chiesa, la cappella Guantieri, con 34 scene affrescate da Giovanni Badile nel XIV secolo raffiguranti episodi della vita di San Girolamo, che da soli meritano una visita. Ad aprirci le porte di questo luogo è il priore, fra´ Sergio Pachera, priore dei Servi di Maria che da secoli hanno qui la loro comunità. Nella visita siamo accompagnati da Nicola Patria e Matteo Padovani della Scuola campanaria veronese.
ENTRIAMO da una porta accanto alla cappella Guantieri, e saliamo per una scalinata di marmo i primi 72 gradini verso l´accesso al campanile passando per l´edificio che ospita l! a congregazione. Da un balconcino a questo piano si può ammirare da vicino la struttura in laterizio del campanile con cuspide conica e quattro pinnacoli. La costruzione della chiesa gotica, sotto la parrocchia di Sant´ Andrea, occupò il secondo quarto del XIV secolo. Venne iniziata a titolo di personale devozione da Francesco della Scala, meglio noto come Cangrande I, dopo una lunga polemica che non la voleva troppo vicina al monastero di San Fermo. A protestare erano i Francescani di San Fermo che temevano la «concorrenza» dei Servi di Maria in materia di raccolte delle offerte. Alla fine la spuntarono i secondi e la chiesa si fece. Gestita da sempre dai Servi di Maria, l´edificio sacro ospita le spoglie dei Maffei, dei Sambonifacio, del fonditore Rolando Checcherle, e cappelle di varie corporazioni. Il campanile, rimase integro al bombardamento che invece danneggiò parti della chiesa.
DA QUI, salendo altri 15 scalini di legno, si accede ad una prima! sala e salendo di altri 13 si arriva ad un pianerottolo dove ! si trova un set di otto grosse campane tubolari accordate in re maggiore, costruite agli inizi del XX secolo. In questa saletta penzolano anche le corde per suonare le campane. Dal 1982 al 2011 le campane sono state elettrificate mente oggi possono essere suonate sia automaticamente che manualmente. «In questo modo i campanari hanno potuto riconquistare anche questa sede», spiega soddisfatto Nicola Patria.
ALTRI 11 SCALINI e siamo nella cella campanaria dove si trovano cinque bronzi, in tonalità di fa diesis. La maggiore pesa 665 chili per 104 centimetri di diametro. Risale al 1827. La terza venne fusa nel 1444, dal fonditore Gasparini, lo stesso che fuse il Rengo per la Torre dei Lamberti, ed è la più antica campana suonabile a concerto veronese. La seconda è datata 1547 mentre la piccola e la quarta sono del 1894. L´antica campana maggiore (rotta ad inizio ´800) risaliva al 1348.
SUI MURI della cella campanaria si notano varie dediche ed epigra! fi ricordano eventi della storia di Verona, come l´installazione del Rengo sulla torre dei Lamberti nel 1557. Quest´ultima dice esattamente così: «Fu tirà su il rengo, addì 23 novembre MDLVII». Evidentemente uno dei frati da qui seguì lo «spettacolo» dell´innalzamento della campana sull´alta torre cittadina, che probabilmente fu un´operazione macchinosa, e ne annotò l´evento.
LA VISTA da questo campanile è molto particolare e fa notare scorci insospettabili. Ad esempio si nota in tutta la sua imponenza, anche piuttosto invadente per il centro, del palazzo del Supercinema, quello che al pianterreno ospita il magazzino Upim e che, da terra, non dà l´idea di essere così mastodontico. Visto in distanza e da una trentina di metri d´altezza questo palazzone realizzato negli anni Trenta, accanto alle case torri del Ghetto, sembra quasi un «marziano», architettonicamente parlando. Da un altro dei finestroni divisi d! a colonnine binate in stile romanico, si vede invece la sagoma della Bi! blitoeca Civica e il campanile dell´ex chiesa di San Sebastiano. Poco più in là la mole dell´ex palazzo delle Poste.7-continua

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 21/10/2012

Note: CRONACA – Pagina 25