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IL PERSONAGGIO. Il capitano di corvetta Paolo Tolosetto Farinati degli Uberti morì nel basso Adriatico nel 1916 dopo un combattimento impari con la flotta austriaca.
Al comando del Balilla, a Lissa incrociò due torpediniere nemiche. La sua tenacia suscitò l’ammirazione degli avversari. Medaglia d’oro.
Tocca a Vincenzo De Feo, che durante la guerra aveva comandato la flottiglia di sommergibili impegnata nel Medio Adriatico, il compito di commemorare il capitano di corvetta Tolosetto Farinati degli Uberti. Lo fa al Filarmonico, il 10 maggio 1925, in un periodo (il fascismo è al potere da tre anni) in cui vengono ricordati ed esaltati tutti quei personaggi che nella Grande Guerra si erano comportati eroicamente.
Farinati degli Uberti è uno di loro. Valoroso e sfortunato protagonista di una vicenda, che, come ricorda anche il comandante De Feo, si verifica nel 1916, ma che verrà alla luce solo in seguito, dopo un lungo silenzio. Nel luglio di quell’anno il sommergibile Balilla di cui l’ufficiale veronese aveva assunto il comando, lascia il porto di Brindisi, puntando verso la costa orientale dell’Adriatico, in cerca di naviglio nemico da attaccare.
Giunto nei pressi di Lissa, «l’isola ancora una volta fatale», scriveranno poi i gio! rnali, facendo riferimento alla sconfitta del 1866, il sommergibile viene sorpreso da due torpediniere austriache. Ha inizio così uno scambio di colpi di cannone e di siluri in cui il Balilla subisce pesanti danni, tanto che ad un certo punto si trova nell’impossibilità di immergersi e quindi di sottrarsi allo stato di inferiorità inevitabile in uno scontro in superficie. Si tratta perciò di un duello impari, dalla conclusione scontata. E il Balilla, crivellato dalle cannonate e colpito in pieno da un siluro, si inabissa con tutto il suo equipaggio: il comandante, tre ufficiali, otto sottoufficiali e 25 marinai.
Ma in Italia la sorte di quel sommergibile resta sconosciuta. Si sa solo che è partito e che non è più tornato e si formulano diverse ipotesi. Solo in seguito si apprenderà, dall’intercettazione di un radiogramma nemico, che due sommergibili italiani erano stati affondati e che uno dei due era proprio quello comandato da Farinati degli Uberti. Ma le mod! alità dell’affondamento verranno chiarite solo dopo la guerra! , quando sarà possibile consultare la documentazione nemica.
Si apprenderà così che il comandante austriaco aveva scritto nel suo rapporto queste parole: «Apprezzo pienamente il valore del mio prode avversario per il suo attacco eseguito con molto slancio nella notte e che per pura fatalità fu reso nullo. È mio dovere attestare che tutti sul Balilla con ammirevole disprezzo per la morte, hanno compito il loro dovere nella lotta durata mezzora e con ciò hanno trovato pace onorifica nel fondo dell’Adriatico».
Nato a Verona il 6 aprile del 1876, Farinati degli Uberti aveva frequentato nei primi anni Novanta l’Accademia navale di Livorno ed era divenuto «un appassionato sommergibilista». Dapprima gli era stato assegnato il comando del sommergibile Glauco, ma in seguito era passato al più grande e più potente Balilla. Che tra l’altro era stato costruito per la marina germanica ed ovviamente requisito quando l’Italia era entrata in guerra.

A Farinati d! egli Uberti verrà concessa la medaglia d’oro alla memoria e nel 1938, a Venezia, in una cerimonia a cui presenzia Vittorio Emanuele III, vengono consegnate le bandiere di combattimento a otto sommergibili, uno dei quali porta il nome di questo eroe veronese.

 Emanuele Luciani

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 9/11/2014

Note: CRONACA – Pagina 25