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Essere iscritti nell´anagrafe mondiale dei grandi benefattori dell´umanità, a voce di popolo, è di pochissimi. Tra di essi appunto Carlo Maria Martini. Tutti, anche avversari della Chiesa, agnostici e indifferenti, ne riconoscono la grandezza di personalità e si inchinano davanti a lui.

Da collega suo, cioè da membro del Collegio dei vescovi, tento di evidenziarne i tratti facilmente condivisibili, tra i quali primeggia la sua grande umanità. Almeno sotto due profili: quello della mente e quello della sensibilità. Anzitutto quello della mente. Martini, dotato di una mente lucida e perspicace, è stato un grande cattedratico. Esegeta competente e finissimo filologo, era cercato e amato dagli alunni per la capacità pedagogica di trasfondere la passione per la disciplina insegnata.
Ma fu soprattutto la sua discesa in campo aperto nell´ambito della pastorale, in una diocesi delle dimensioni e della complessità di Milan! o, poco più che cinquantenne, che gli offerse l´occasione e l´opportunità di manifestare la sua personalità di vescovo di prima grandezza, rivelandone tutta la carica di sensibilità umana. Da grande biblista qual era, fin dall´inizio fu intenzionato a coniugare la Parola con la vita, evidenziando il fatto che la Parola di Dio è la vera lampada per i passi dell´uomo in cerca di senso del vivere. E a tal fine ha dato sviluppo al sistema della Lectio divina e alla «Scuola della Parola». Ma proprio per coniugare Parola e vita, ha sentito il bisogno di immedesimarsi nella sua gente, intercettandone i drammi, relazionali, spirituali, morali, occupazionali. E se n´è fatto carico, come fossero dei suoi familiari. Sta qui, forse, una delle chiavi interpretative o, avrebbe detto lui, ermeneutiche, del suo esprimersi e del suo agire libero e, non di rado, audace.
Si immedesimava nelle problematiche dell´umanità che se le porta! va in cuore, cercando luce di verità e speranza per le situaz! ioni esasperate e disperate di ogni genere. A rischio di sporgersi, con il peso della sua parola e dei suoi gesti, verso la soluzione delle problematiche, fin sull´orlo del possibile consentito ad un pastore vescovo, per di più porporato, a costo di essere strumentalizzato. Se in qualche circostanza poté dare l´impressione di aver oltrepassato la linea, ciò era imputabile solo ad un eccesso di umanità misericordiosa. Benché, a quanto ci è dato di conoscere, mai è uscito di binario nei confronti del patrimonio della fede della Chiesa. Spirito libero, ho detto. Mai irresponsabile. Tentava di essere la punta avanzata di una Chiesa in mezzo al mondo, a contatto con la complessità del vivere al plurale sul piano culturale e religioso. Si è rivelato un grande nel suo sentirsi compagno di viaggio di tutti. Per questo, oggi, tutti se lo sentono loro. Almeno sotto qualche aspetto.
Martini è sempre stato comunque anche un grande uomo di Chiesa. In qualità! di pastore e cardinale. Proprio questa osservazione, semplice nella sua verità, rende ingiustificabile ogni attacco alla Chiesa in nome di Martini. Che ha amato la Chiesa più di se stesso, anche nei suoi limiti e nelle sue incoerenze, pur nei tentativi di renderla, per parte sua, migliore. Fuorviante sarebbe soprattutto ogni interpretazione dialettica con il Papa, cui ha sempre assicurato rispetto e piena comunione.
Il vero segreto della sua grandezza va riconosciuto principalmente nell´essere stato un grande uomo di Dio, capace di parlare, in nome suo, alla mente più esigente e al cuore più inquieto di chi lo cercava. Sulla linea dell´essere uomo di Dio, potremmo precisare che è stato uomo dello Spirito, a lui docile personalmente, per aiutare altri ad esserlo. Le sue meditazioni come le sue omelie, intrise di Parola di Dio, svelavano quanto la vita degli ordinati, dei consacrati e dei laici entravano nel crogiolo della sua mente e del suo cuore, com! e nella fornace dello Spirito.
Ha saputo essere un grande amico. F! edele e sensibilissimo. Aggiungiamo, infine, fu un vero grande «padre». Padre tenerissimo per tanti che ricorrevano a lui. Ma, probabilmente, si potrebbe definire anche «padre della Chiesa», tenendo conto della mole di scritti, di alto livello e di sicura dottrina, che ci ha lasciato. Di lui si potrà dire di tutto, tanto era poliedrico. E magari si può anche dissentire. Senza che lui, nella sua umiltà, ne abbia risentimento. Tuttavia, non va dimenticato che anche Martini era un uomo, fragile come tutti. Per questo, quanti lo stimano e lo amano lo affidano alla Misericordia di Dio, nella quale ha sempre confidato.
+ Giuseppe Zenti

 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 9/09/2012

Note: LETTERE – Pagina 27