CASI STRANI. Silenzio da Padova e Firenze.

Intanto i tappetini incriminati sono stati rimossi e analizzati.

Il caso delle selci blu, dopo settimane di oblio, è tornato a far discutere a Palazzo Barbieri. I reperti preistorici custoditi nel deposito del museo di storia naturale all’Arsenale dopo il loro trasloco da Castel San Pietro, avevano subito un misterioso «viraggio cromatico» tuttora allo studio degli esperti. La parola fine sulla vicenda sembrava l’avesse detta il soprintendente regionale Vincenzo Tinè, che aveva attribuito il fenomeno, sulla base di prime analisi di laboratorio ai tappetini in gomma che si trovavano nei cassetti.

Ieri, nel corso dell’audizione nella Commissione cultura di Palazzo Barbieri presieduta da Lucia Cametti, il dirigente del museo di storia naturale Giuseppe Minciotti ha fatto sapere che dai laboratori delle università di Padova e Firenze non è ancora arrivata alcuna relazione. «Non c’è ancora una spiegazion! e definitiva. A scopo cautelativo e su indicazione del soprintendente», ha fatto sapere, «i tappetini sono stati rimossi, e sono a disposizione degli studiosi».

Le selci «contaminate», a detta degli esperti, rappresentano «dal due al tre per cento delle centinaia di migliaia di reperti in deposito all’Arsenale». Minciotti ha inoltre sottolineato i dati delle analisi compiute dallo Spisal che escludono un inquinamento da idrocarburi nelle sale adibite a magazzino e il giudizio positivo dato dall’ispettrice del ministero sulle condizioni di conservazione dei resti.

Sulla questione non sono mancate le voci fuori del coro. Il consigliere di An, Rocco Elio Insacco, ha affermato che sulla vicenda «è stato montato un clamore sproporzionato mentre sarebbe bastata un’inchiesta interna». E ha aggiunto: «Io le ho viste queste selci e ho apprezzato di più quelle blu delle altre quindi se le esponiamo ci sarebbe la coda! di visitatori curiosi di vedere questo fenomeno dovuto a fatt! ori naturali o ad altre cause che tra l’altro hanno migliorato il prodotto».

In commissione, la presidente Cametti ha inoltre informato che gli eredi dell’artista genovese Claudio Costa hanno avviato un’azione legale contro il Comune per ottenere un risarcimento di 609mila euro. Secondo gli eredi Costa alcune opere esposte a Palazzo Forti e poi depositate prima all’Arsenale e poi in spazi privati avrebbero subito danni e un paio di esse sarebbero addirittura andate perdute. E.S.

 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 6/10/2010

Note: CRONACA Pagina 10