ACCOGLIENZA. Lettera al premier del leader di Area Liberal per evitare che Villa Francescatti sia alienata e cambi uso

Pasetto: «Con la decisione di vendere, la Diocesi perde i diritti successori perché non rispetta il lascito».
La questione dell’ostello della gioventù di San Giovanni in Valle arriva sulla scrivania del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.L’ex consigliere comunale Giorgio Pasetto, leader di Area Liberal Verona si muove, ha scritto al capo del Governo per chiedere che la vendita di villa Francescatti da parte della Curia, che ne è proprietaria, «venga giudicata un’infrazione». Il motivo sarebbe il vincolo della destinazione d’uso espresso nel testamento della nobildonna Gianna Paganini Francescatti, la quale lasciò la dimora cinquecentesca alle suore dell’Istituto Sorelle della Sacra Famiglia (che poi la cedettero alla Diocesi) purché fosse «destinata ad Asilo infantile o istituto per ragazzine, sotto pena di decadenza da ogni diritto ereditario».Nella lunga lettera, quattro pagine, Pasetto spiega perché l’attività dell’ostello non disattende quel vincolo, al contrario di ciò che farebbe la vendita dell’immobile in cui è ospitato da trent’anni. La missiva è partita ieri mattina, vidimata dallo studio legale dell’avvocato Marco Bastianello e indirizzata anche alla Prefettura di Verona.L’ostello ai piedi del colle San Pietro, lo ricordiamo, si avvia alla chiusura o al trasferimento altrove. Il 31 dicembre scadrà la convenzione con il Centro di cooperazione giovanile internazionale che l’ha fondato e tuttora lo gestisce. Dunque villa Francescatti tornerà in mano alla Curia e il vescovo Giuseppe Zenti non ha fatto mistero di volerla piazzare sul mercato per tamponare la «voragine di debiti» della Diocesi. Da tempo Pasetto si è mobilitato per salvare l’ostello, prima con una petizione online e poche settimane fa con un sit-in davanti ai cancelli della villa. Nella lettera, spiega, «si ripercorre la vicenda carte alla mano». Punto cruciale «è il momento in cui le Sorelle della Sacra Famiglia concessero la villa in comodato d’uso al neonato Centro di coperazione perché realizzasse «una casa di ospitalità e cultura aperta tutto l’anno per giovani italiani e stranieri, per la promozione del dialogo tra culture e con l’esclusione di ogni scopo di lucro», come si legge nella convenzione del 15 luglio 1980. Le suore donarono la villa alla Curia solo nel 1993 perchè potesse «meglio far fronte ai problemi connessi con la gestione dell’ostello» e l’anno dopo la Diocesi confermò alla Soprintendenza di voler mantenere la destinazione di villa Francescatti a ostello della gioventù».Tutto il resto è storia, compresa la decisione della Curia di alienare la proprietà, nel 2008, e il successivo arbitrato con cui prorogava la convenzione col Centro di cooperazione fino a fine 2017.«Ora, attraverso l’esposto chiediamo alla Presidenza del consiglio dei ministri, in qualità di successore ex Lege del compendio ereditario, di esercitare i diritti nascenti dal mancato rispetto della volontà della vedova Francescatti» precisa Pasetto. «Con la decisione di alienare il compendio, la Diocesi perde ogni diritto successorio».L.PER.

Tratto da: arena-cronaca - pag.12

Data: 26/08/2017

Note: L.Per.