Il Compianto restaurato

L’OPERA SACRA. Restaurato il gruppo statuario che rappresenta la deposizione di Cristo nel sepolcro ed è risalente ai primi del XVI secolo

Otto figure lignee compongono il racconto artistico secondo uno schema medievale. Verrà ricollocato dietro l’altare maggiore
Restauro finito, torna a San Rocchetto il Compianto sul Cristo morto. I lavori sono stati presentati sabato 24 novembre nella chiesa parrocchiale di Quinzano «Decollazione di San Giovanni Battista» con interventi della restauratrice Adriana Benetti e della storica dell’arte Giulia Gambarotto. Il gruppo statuario che rappresenta la Deposizione di Cristo nel Sepolcro è stato benedetto dal parroco don Pierpaolo Battistoli. Era presente il Coro Stella Alpina che ha eseguito un breve concerto.Le otto statue lignee che fermano una scena del racconto della Passione di Cristo, avvenuta tra la Deposizione dalla Croce e la Deposizione nel Sepolcro, ritornano nella piccola chiesa sul monte Calvario, San Rocchetto.Il Compianto sarà ricollocato nel luogo originario, dietro l’altare maggiore, il nucleo più antico dell’edificio che la tradizione locale inserisce nei percorsi legati alla città come «Minor Hierusalem».Il Compianto è un’opera sacra divenuta popolare a partire dal XIV secolo e con un suo massimo sviluppo nel Rinascimento. Scene simili si hanno pure nel campo della pittura e un Compianto è stato dipinto anche da Giotto nel ciclo di affreschi nella Cappella degli Scrovegni a Padova. La scena della Deposizione di Cristo nel Sepolcro è ambientata nel pomeriggio del Venerdì Santo e «fotografa» il momento in cui il corpo di Cristo è posto sul lenzuolo in lino. I personaggi coinvolti sono ripresi dai Vangeli canonici, ma possono provenire anche dalla tradizione popolare.A comporre il Compianto di San Rocchetto sono otto statue in legno e con il Cristo sono raffigurate la Madonna, Maria Maddalena, Maria di Cleofa, San Giovanni, Nicodemo, Giuseppe D’Arimatea e un santo sconosciuto. La rappresentazione artistica ritorna a San Rocchetto dopo due anni e ad occuparsi dell’intervento è stata la ditta Cristani Pierpaolo.A sostenere i lavori sono stati il Consorzio Bim Adige e la Fondazione Cattolica Assicurazioni con un contributo pari al 68 per cento della spesa. Il rimanente è stato coperto dal gruppo di volontari legato all’eremo di San Rocchetto.Il restauro conservativo è stato autorizzato dalla Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio delle province di Verona, Rovigo e Vicenza e ha riportato alla luce i dettagli nascosti delle statue che nel tempo erano andati perduti. Tra questi si riconoscono i denti di alcuni personaggi, le loro lacrime, le vesti e i copricapi ornati.Con i lavori sono emersi anche nuovi percorsi di studio che riscrivono il tempo di esecuzione delle statue sino a un possibile rimando ai primi del Cinquecento, mentre il Cristo morto è di poco anteriore. Una datazione che pone la rappresentazione accanto alla statua di San Rocco custodita nella chiesetta, una delle più antiche dedicate al santo di Montpellier nel veronese.In particolare, l’intervento ha sanato l’attacco dei tarli e sono state fissate le scaglie sollevate dello strato di preparazione e della pellicola pittorica. È stato consolidato il legno e riposizionate le parti staccate e quelle in posizione scorretta, pulita la superficie dipinta e stuccate le lacune.Tra gli otto personaggi, uno appare singolare: è un uomo in preghiera senza specifici attributi che lo identificano. Potrebbe essere un laico benefattore. Le aureole, infatti, sono successive alla stessa esecuzione del gruppo scultoreo e, con molta probabilità, una è stata aggiunta anche a questa figura. Tra le ipotesi ripercorse da Gambarotto c’è la possibilità si tratti di un Cristo nell’orto del Getsemani. Episodio che segue l’Ultima Cena e da inizio alla Passione di Cristo. Ma, nulla ricorda nei pressi della chiesa di San Rocchetto l’esistenza di un percorso devozionale con vari episodi dove questa raffigurazione potrebbe essere inserita.

Tratto da: L'Arena - cultura- pag. 55

Data: 29/11/2018

Note: Marco Cerpelloni