ILavoratori con mascherine in un'industria

MANIFATTURA. Unioncamere ha comunicato i dati della prima trimestrale 2020. Negative le stime sui prossimi tre mesi. Lockdown per il 66,4% delle imprese scaligere
La produzione crolla del 7,6%, Verona fa un po’ meglio con un -6,7% Grande divario tra i settori che hanno chiuso e quelli rimasti attivi

Produzione, ordini interni ed esteri, fatturato, export. Il virus nel primo trimestre del 2020 ha spinto in campo negativo tutti gli indicatori che misurano lo stato di salute dell’economia veronese, veneta e nazionale. Il lockdown ha rappresentato un autentico shock in particolare per le attività costrette alla sospensione e per le piccole imprese. Le prospettive non sono rosee: per il 79,8% della manifattura della provincia, l’anno non basterà a recuperare le perdite subite a causa della pandemia.La situazione è fotografata dall’analisi congiunturale di Unioncamere del Veneto, effettuata su un campione di quasi 2mila imprese con almeno 10 addetti, che occupano oltre 74mila dipendenti (www.venetocongiuntura.it). Il quadro è stato presentato ieri dal presidente, Mario Pozza e Antonella Trevisanato area Studi e ricerche dello stesso ente, insieme a Giuseppe Riello, presidente della Camera di Commercio di Verona e Roberto Marcato, assessore veneto alle Attività produttive. L’indagine contiene un focus su Verona, con un approfondimento su 1.700 realtà.«Gli effetti del Covid 19 sul mondo produttivo hanno cominciato a manifestarsi a fine febbraio quando un’azienda su cinque dichiarava di essere già stata interessata dal blocco delle attività in Cina e nel Sud-Est asiatico e il 60% era già stata interessata da una riduzione della produzione», afferma Trevisanato. A marzo la situazione è peggiorata determinando uno shock per tutta l’economia regionale.Nel Veronese, da gennaio a fine marzo, la produzione industriale è calata del -6,7% (-7,6% in Veneto), gli ordini interni del – 9% (-8% in regione), quelli esteri del -7,8% (-5,7%), mentre il fatturato è sceso del 7,1% (-7,5% nelle sette province). Il 66,4% delle manifatturiere scaligere ha chiuso per lockdown, la percentuale più bassa dopo Rovigo. Il che significa che il 33,6%, in particolare nell’alimentare, ha continuato a produrre contro una media regionale del 27,4%. Le differenze tra chi ha chiuso e chi ha continuato ad operare sono evidenti. La produzione per le prime aziende segna un crollo a due cifre, pari al -14%; per le seconde solo del -1,5%. Gli ordini persi oscillano tra il -15,9% e il -3,9%. Il fatturato varia dal -12,9% al -3,2%. Le piccole imprese, con meno di 50 addetti pagano il prezzo più alto alla crisi segnando una flessione del -10,9% contro un arretramento del -3,9% delle più strutturate. Per il futuro, solo lo 0,7% delle aziende prevede un recupero entro il terzo trimestre dell’anno, il 14,5% entro l’anno; per il 79,8% l’obiettivo è di difficile raggiungimento. Il 5% dichiara però di non aver subito perdite (contro il 4,6% veneto).Intanto il 57,7% ha modificato le modalità di distribuzione e vendita (contro il 55,8% della media regionale); il 18% ha convertito la produzione (19%); il 65,5% ha cambiato fonti di approvvigionamento (60%). Il ricorso alla Cig ha riguardato gli addetti del 65,4% delle aziende (il 73,9% delle imprese venete). I settori produttivi più colpiti fashion, legno e mobile, marmo. Per il futuro le imprese temono di perdere liquidità per il ritardo nei pagamenti dei clienti (60,2%) e per la difficoltà a sostenere le spese correnti (21,7%) come i pagamenti dei dipendenti e fornitori. Tra le politiche di sostegno, il 33,2% degli imprenditori veronesi chiede iniziative per facilitare l’accesso al credito, poco più del 20% punta su rinvio delle scadenze fiscali e potenziamento della Cig. Il 10,7% suggerisce moratorie o il rinvio delle scadenze dei mutui.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 10

Data: 21/05/2020

Note: Valeria Zanetti