image

MONUMENTI. Le sorprese a un anno dall’inizio del cantiere del Fondo.

Occorrono risorse per portare
avanti il progetto di recupero
«Dopo la pulizia dell’area è venuta alla luce la pianta del sanatorio»

  Dopo un anno esatto di lavori da parte del Fai (Fondo per l’ambiente italiano), il Lazzaretto regala più soprese di quante ci si potesse aspettare. Perciò il tg satirico di Canale 5, «Striscia la notizia», che ormai ha stretto un sodalizio con la fondazione benefica, è tornato sul posto per la seconda volta con il vulcanico biker Vittorio Brumotti per mostrare i progressi del cantiere nella puntata del 23 ottobre e per incitare gli italiani a sostenere il recupero con le offerte al Fai.Nella vasta area del sanatorio seicentesco, nell’ansa dell’Adige fra Porto San Pancrazio e San Michele, è finalmente terminata la lunga pulizia dai rifiuti vecchi e nuovi – schegge, bidoni e filo spinato della seconda guerra mondiale, ma anche siringhe e preservativi – e dall’intricata vegetazione spontanea, rovi, sterpaglie e festoni di edera, sotto cui tutto era nascosto. È stato inevitabile tagliare anche molti grossi alberi cresciuti a ridosso delle murature superstiti.Adesso, sul terreno sgombro e ripulito, è possibile leggere con facilità, come sulla pagina di un libro, il perimetro dettagliato del grande campo che si sviluppava tutt’attorno al bianco tempietto sanmicheliano e che ospitò migliaia di veronesi durante la terribile pestilenza del 1630, con 30mila vittime in città.«Per noi è una sorpresa enorme», commenta l’architetto Anna Braioni, esponente della Delegazione veronese guidata da Annamaria Conforti Calcagni. «Pensavamo fosse rimasto solo il tempietto o poco più. Invece l’intera pianta del Lazzaretto è ben leggibile e sono presenti i resti di molte strutture che potranno essere parzialmente ricostruite con i materiali originali per restituire l’immagine del sanatorio».Sono riemersi i pavimenti: la prima porzione in mattonelle di cotto era stata trovata lo scorso maggio. E poi le pareti delle celle in ciottoli di fiume, la chiave di volta e i capitelli degli ingressi ad arco, i pozzi, i passi carrai, l’astanteria delimitata da pietre angolari, l’ingegnoso reticolato di canalette che immetteva acqua per pulire ogni angolo dell’area e poi scolare in Adige. Perfino alcuni graffiti, che però andranno analizzati prima di essere decretati originali, come al momento sembra.Le strutture e i brani di muratura ritrovati non superano i due metri d’altezza: la grande deflagrazione che distrusse il Lazzaretto settant’anni fa – scoppiò accidentalmente il deposito di esplosivi dei nazisti – fece crollare quasi tutto. «Perciò la pulizia è stata così lunga», chiarisce Braioni. «Non si è mai potuta usare la ruspa; si è dovuto fare il lavoro a mano, con zappa e badile, sotto l’occhio vigile degli archeologi».Il campo, dove venivano isolati i malati contagiosi, si sviluppava in uno spazio rettangolare di oltre duecento metri per cento, con tante stanzette una in fila all’altra (celle) lungo il perimetro. «Il Lazzaretto di Verona», ha ricordato Conforti Calcagni, «fu tra i primi realizzati in Italia, con quelli di Milano e Venezia, e uno dei più pregevoli dal punto di vista architettonico. Non per niente questo è l’unico bene che il Fai ha scelto di prendersi in carico in città».Alla bonifica seguiranno i rilievi e poi la parziale ricostruzione. Il Fai mira a far diventare il rinato Lazzaretto il fulcro del Parco dell’Adige sud: un luogo di svago, sport e cultura immerso nel verde. E con una intensa attività di ricerca storica già avviata con l’Università. E pensare che sull’area ricadeva il progetto di un privato per l’ennesimo agglomerato di impianti sportivi. Ma il Comune l’ha fermato. oL.CO.

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 3/11/2015

Note: CRONACA – Pagina 16