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Schiuma in Adige,mistero a Parona.L’Arpav indaga.
Non è la prima volta: in passato le analisi esclusero inquinamento
Decine di piccoli isolotti di schiuma densa e lattiginosa che galleggiano sull’Adige, tra i gabbiani, le anatre, i cigni

Anche ieri mattina, Parona si è svegliata così, con cumuli di
sostanza biancastra, concentrati soprattutto nel tratto di fiume che
scorre dalla frazione verso la vecchia diga del Chievo formando un’ansa
di acque tranquille proprio a ridosso dell’inizio di lungadige
Attiraglio. Come testimoniato anche da un video postato alcune settimane
fa sul sito de L’Arena – che in poche ore ha ottenuto centinaia di
visualizzazioni – non è la prima volta che accade. E questa sostanza non
ancora identificata sta attirando l’attenzione dei molti veronesi che
percorrono questo tratto di lungadige per andare al lavoro e da chi,
anche durante la settimana, non rinuncia a correre o camminare lungo il
fiume, sfruttando le prime ore di sole del mattino. Nelle ultime
settimane, il fenomeno si è verificato almeno quattro volte. La schiuma è
visibile per lo più durante le prime ore del mattino. E ieri, in quel
tratto di Adige all’altezza di Parona, i tecnici dell’Arpav hanno
effettuato un sopralluogo, raccogliendo anche dei campioni di acqua. Si
tratta di un intervento deciso a fronte delle segnalazioni arrivate
numerose dai cittadini, preoccupati e allarmati per lo stato di salute
del fiume.
I campioni sono ora in laboratorio in attesa di essere
analizzati. Tuttavia, i primi riscontri oggettivi che gli esperti
dell’Arpav hanno già potuto verificare indicherebbero negli isolotti di
schiuma solo materiale organico e vegetale: insomma si tratterebbe di
una sostanza del tutto naturale e non inquinante. 

Tra l’altro, non sarebbe la prima volta che le schiume organiche
fanno capolino in Adige. Anzi, un fenomeno simile è già accaduto negli
anni scorsi non solo a Parona ma lungo tutto il percorso del fiume, da
Trento a Verona e proprio nel periodo dell’anno che va da gennaio a
marzo. In quel caso, l’esito delle precedenti analisi effettuate negli
anni scorsi aveva escluso la presenza di sostanze inquinanti e di
tensioattivi, riconducendo la schiuma ad un fenomeno non dovuto
«all’azione umana ma attribuibile all’accumulo di materiale organico di
origine animale (esuvie di chironomidi) e di origine vegetale (diatomee)
in concomitanza con una ridotta portata d’acqua del fiume e assenza di
precipitazioni significative», spiegano dall’Arpav. Per stabilire con
certezza di che sostanza si tratti ed escludere così una forma di
inquinamento, è necessario però aspettare gli esiti degli esami di
laboratorio e l’analisi dei risultati da parte degli esperti.

Ilaria Noro

 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA -cronaca pag.21

Data: 31/03/2015

Note: Ilaria Noro