Un tratto della rete filoviaria di Lecce, varata nel 2012: anche la città pugliese ha scelto quel sistema

LA GRANDE OPERA. Legambiente prende posizione: «Intervento non decisivo, serve più comunicazione con i cittadini»
Martinelli e Albi: «Promuovere fin d’ora un nuovo progetto per il trasporto pubblico su rotaia, integrato con i sistemi ferroviari»
PAOLO MOZZO

Tocca fare buon viso a cattivo gioco. «La filovia è inadeguata e non risolutiva per la città. Ma a questo punto rinunciarvi risulta impossibile», affermano Chiara Martinelli e Lorenzo Albi, presidente e vice di Legambiente Verona. Dall’originario «progetto tramvia» degli anni Novanta, poi modificato nel tempo, «l’unico studio compiuto di cui si trovi traccia è quello effettuato nel 2004 da Sisplan, seguito solo da verifiche da parte della Provincia delle varianti presentate, nel 2012, 2014 e 2019: tutte concluse escludendo la necessità di una Valutazione di impatto ambientale». Procedimento che, secondo i vertici di Legambiente, «sarebbe ancora possibile “in itinere”, sulla base di una pronuncia del Tar del Lazio. Uno strumento che consentirebbe di valutare nel dettaglio di criticità e soluzioni per l’opera già in fase di realizzazione».Il vero problema, nell’analisi di Legambiente, «sta in una politica dei trasporti e delle infrastrutture che nel nostro Paese, negli ultimi anni, si è rivelata dissociata dalla programmazione sull’uso del territorio e dalle dinamiche di espansione dei centri urbani». La soluzione «mitigatrice», a cantieri già aperti e in espansione nei quartieri coinvolti nel passaggio delle linee filoviarie, poggia su due pietre d’angolo: «Va avviato il processo partecipativo, programmando incontri nei quartieri per discutere il progetto, accogliendo suggerimenti e modifiche non sostanziali al tracciato e alla collocazione delle fermate. Oltre a ciò vanno pianificati, progettati e finanziati i tre parcheggi scambiatori mancanti: Ca’ di Cozzi, Genovesa e Cercola mentre (quello dello Stadio è già realizzato, ndr)». «Interventi in parte previsti originariamente come “opere di compensazione” per insediamenti commerciali che non saranno realizzati ma che attualmente», fanno notare Martinelli e Albi, «sono individuati nelle prescrizioni del servizio di Valutazione di impatto ambientale della Provincia, come “integrati e indispensabili” al funzionamento del sistema di trasporto pubblico».La filovia non può essere fermata. «Ma va attivato un portale che, al contrario di quello attuale in cui figura poco più della mappa dei percorsi», spiega Chiara Martinelli, «metta a disposizione tutte le documentazioni relative al progetto e alle varianti, comprendendo anche tutte le autorizzazioni».In prospettiva, secondo Legambiente «rimane necessario promuovere già ora un nuovo progetto per il trasporto pubblico locale a guida vincolata su rotaia (metrotramvia di superficie, ndr) che risulti integrato con i sistemi ferroviari esistenti». Un ormai «antico» ma valido progetto regionale che includeva il riutilizzo di linee dismesse e altre «minori» da potenziare. Un quadro da integrare, sostiene Legambiente, «con un vero regolamento del verde urbano, che includa le nuove piantumazioni dopo gli abbattimenti di alberi. E soprattutto con una politica di tariffe per la sosta che penalizzi le fasce più a ridosso del centro storico». La filovia non può essere fermata. Ma, tra mille disagi, potrebbe essere la scintilla per una riflessione sulla mobilità urbana. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Tratto da: Corriere del Veneto

Data: 10/08/2019