Una delle sezioni coperte dell'ex caserma austriaca

PROGETTO. Entro il 13 agosto l’amministrazione dovrà presentare al Demanio la programmazione per il sito asburgico
Il piano prevede zone chiuse e 60mila metri quadrati di verde Un patrimonio della biodiversità che ospita anche specie protette

Il futuro di Forte Procolo inizia adesso. La progettazione di quel che sarà di questo ex compendio militare asburgico che fa parte della seconda cinta muraria a difesa della città, deve essere deciso e messo nero su bianco entro il 13 agosto. È questa la data ultima concessa dal Demanio disposto, sulla base del federalismo culturale, a regalare al Comune l’intera area a ridosso del quartiere Navigatori che conta circa 70mila metri quadrati.L’ex edificio militare costruito nel 1840-41 per volere del feldmaresciallo Radetzky, e intitolato al quarto vescovo di Verona, e il verde che lo circonda, è da decenni in stato di degrado e abbandono.La vegetazione che è cresciuta selvaggia e incontrastata negli anni se da un lato è fonte di degrado, dall’altro custodisce un immenso patrimonio di flora e fauna: una biodiversità che verrà inserita nel progetto di valorizzazione. Le prospettive su questi spazi sono molte. A partire da un parco di oltre 60mila metri quadrati che potrebbe diventare a breve il nuovo polmone verde del Saval, con spazi per bambini e orti urbani.Ieri mattina, insieme agli assessori alla Pianificazione urbanistica e Ambiente Ilaria Segala e all’Unesco Francesca Toffali, al consigliere comunale Paola Bressan, ai tecnici comunali e ai rappresentanti dell’associazione Verona Città Fortezza, c’era anche la Forestale. «Con i militari stiamo analizzando tutte le piante presenti. Tutto questo si inserisce nel percorso di Verona Fortificata, iniziato due anni fa per recuperare questi nostri tesori e far conoscere alla cittadinanza il patrimonio dei compendi scaligeri. Ecco perché speriamo che arrivi quanto prima, anche in via provvisoria, la concessione da parte del Demanio», ha spiegato Segala. Il primo step del progetto prevede dunque la riqualificazione del verde. Ma si sta già pensando anche al futuro della forte, per cui già molti hanno espresso interesse.«L’idea è quella di programmare non solo il ripristino del monumento, ma anche la sua futura utilizzazione. Per questo presenteremo entro metà agosto un progetto di tutela e promozione del bene. Vorremmo inoltre ampliare alla linea difensiva esterna il nostro sito Unesco. Al momento, infatti, solo la cinta magistrale interna è un bene patrimonio dell’umanità. Ma ci sono dei forti che hanno un grandissimo valore storico-artistico e che meritano di essere riconosciuti e conosciuti a livello internazionale», ha aggiunto Toffali.Gli spazi interni, un tempo deposito di armamenti e camerate per i militari, sono tutto sommato in buono stato. E l’idea dell’amministrazione è di farne spazi fruibili da più realtà del territorio, per eventi di vario genere. Inoltre, non ultima, tra le ipotesi c’è anche quella di ricavare degli spazi commerciali come un ristorante o un locale.Tutto, a fronte però di preservare almeno una parte di natura selvaggia e protetta, come ora, fa appello l’ornitologo Riccardo Bombieri che nell’ultimo anno ha studiato l’area. «Dentro la città e a ridosso dell’Adige abbiamo una zona di sosta e di nidificazione di alcune specie anche protette. È il caso, ad esempio, dell’Averla Piccola che nei mesi di marzo e aprile è stata contattata qui durante la migrazione che fa dall’Africa centrale fin oltre le Alpi. E ancora, questo verde è casa per molti rapaci notturni, dall’allocco all’assiolo». Da preservare.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 24

Data: 27/06/2020

Note: Ilaria Noro - fotoservizio Marchiori