LAVORO SOCIALE. Inaugurato a Santo Stefano il negozio della catena nazionale equa e solidale
Lo scopo è l’inserimento lavorativo di ragazzi che vengono da famiglie problematiche e vivono fuori casa per raggiungere l’autonomia.
Le materie prime sono equosolidali e bio, coltivate da cooperative sociali oppure in terreni confiscati alla mafia. Invece la lavorazione artigianale è affidata a ragazzi ex ospiti delle comunità per minori. A Verona il gelato non è mai stato così «buono». Provare per credere. Da ieri lo si può assaggiare in via Santo Stefano 10, a due passi da ponte Pietra, dove ha inaugurato un punto vendita di «È buono – un gelato tanti sorrisi». Anche in altre città italiane (finora Genova, Nervi e Bologna) la catena offre un’opportunità di lavoro ai giovani con situazioni famigliari complicate alle spalle, usciti dai percorsi di tutela una volta compiuti 18 anni e dunque a rischio devianza, o marginalità. La formula è quella del franchising, però sociale, con i fondi per l’avvio (in questo caso centomila euro) che non sono a carico dei ragazzi ma sono stati stanziati dalla Fondazione San Zeno del patron di Calzedonia Sandro Veronesi. Con una donazione ha contribuito anche un privato, una signora che preferisce rimanere anonima. Hanno tagliato il nastro l’assessore comunale al Sociale e senatore Stefano Bertacco, Federica Dindo della Fondazione San Zeno e Silvio Masin dell’Istituto Don Calabria, punto di accoglienza per minori in collaborazione con i Servizi sociali del Comune. Per la cooperativa «È buono», da cui è nato il marchio delle gelaterie, sono intervenuti il consigliere Fabio Gerosa, da Genova, e il direttore della sezione veronese Federico Zullo, che è fondatore e presidente di Agevolando. L’associazione con sede nella parrocchia del Tempio Votivo è socia fondatrice di «È buono» insieme alla Consulta diocesana del capoluogo ligure, si occupa in particolare dell’inserimento professionale di chi vive fuori dalla famiglia d’origine ed è la prima in Italia promossa da giovani che hanno vissuto l’esperienza in prima persona.Dietro al bancone o nel retrobottega si turnano Valentina, Karima, Alberto e Boris, tutti veronesi fra i 20 e i 32 anni. A dare man forte c’è anche il trentenne Benjamin, rifugiato politico di origini curde che vive a Verona da due anni. Per alcune settimane li affianca Jennifer, 27 anni, arrivata dalla gelateria «È buono» di Bologna per un periodo di formazione. La nuova attività è una bella opportunità soprattutto per le giovanissime Valentina e Karima, di 20 e 23 anni, che si occuperanno della vendita e della produzione. Entrambe escono dalle case famiglia del territorio: Karima (che è di origini marocchine ed è mamma di Sofia, due anni) ha vissuto per sei anni fra Casa Betania e il Don Calabria, mentre Valentina ha abitato per un anno e mezzo al Cerris e oggi è ospite di Casa Lope’s, della Fondazione Famiglia Defanti. «Un dolce progetto», così lo ha definito Bertacco, «che oltre a prodotti di qualità garantisce un percorso di vita. Con la possibilità di riprendere contatto con la normalità partendo dal lavoro, attraverso cui passano l’indipendenza e la dignità personale».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 21

Data: 2/06/2018

Note: L.Per. - foto Marchiori