Un guanto strofinato sul parabrezza di un'auto parcheggiata: il risultato la dice lunga sulla qualità dell'aria che respiriamo in città

Senza il traffico di auto le Pm10 in città sono scese del 60 per cento Ma i dati complessivi dei primi mesi del 2020 sono i peggiori dal 2015

Durante il periodo del lockdown con il traffico ridotto ai soli spostamenti indispensabili e gran parte delle industrie e delle aziende ferme, in Veneto e a Verona i livelli di pm10 nell’aria sono scesi. E non di poco: i dati hanno registrato un meno 20 per cento in febbraio per precipitare a meno 60 per cento in marzo. Nonostante ciò, complice un gennaio con livelli di inquinamento alle stelle per molti giorni consecutivi, il primo trimestre del 2020 è stato il peggiore degli ultimi 5 anni.I dati sono contenuti nell’annuale rapporto di Mal’Aria, dossier realizzato da Legambiente che quest’anno punta a far chiarezza sulle principali fonti emissive dell’inquinamento atmosferico. Analizzando i dati della città scaligera, uno degli aspetti più significativi è che il traffico si conferma la prima causa di inquinamento atmosferico, incidendo per il 42 per cento sulla concentrazioni di pm10 nell’aria e superando di molto anche la voce riscaldamento, che come fonte inquinante si ferma al 18 per cento. Quanto a inquinanti da gas di scarico, peggio di noi c’è solo Padova con un 44 per cento. La più virtuosa, in tal senso, è invece Vicenza al 33 per cento.A sorpresa, la seconda causa che contribuisce in modo pesante ad aumentare la concentrazione delle polveri sottili, dannose per la salute, è l’agricoltura. Nella nostra provincia, l’inquinamento dell’aria che arriva da questo comparto è del 22 per cento: un record, in negativo. Si tratta, infatti, della percentuale più alta in assoluto in tutto il Veneto. La seconda peggiore è Treviso che però si ferma a un 14 per cento.Legambiente, inoltre, ha condotto un’analisi sulle fonti emissive del pm10 considerando sia quelle dirette sia quelle secondarie. Il pm10 che emettiamo in atmosfera è composto, secondo un modello diffuso dall’Arpa, Agenzia regionale per la prevenzione ambientale, dal 38 per cento da emissioni dirette di particolato pm 10 primario e per il 53 per cento da quello denominato secondario. Il pm10 secondario si forma da reazioni chimico-fisiche tra varie sostanze inquinanti chiamate precursori. I più importanti risultano principalmente dovuti a trasporti e agricoltura. «Per troppo tempo, i vertici politici della Regione e molti amministratori locali hanno basato le loro dichiarazioni su dati parziali, “confondendo” le emissioni primarie di pm10 con le emissioni totali in atmosfera. Frettolose considerazioni che in alcuni casi hanno creato confusione nei cittadini e sottovalutazioni del fenomeno. Con questo dossier, Legambiente vuole ristabilire una discussione corretta e scientificamente provata sull’origine del particolato sottile e sui danni causati dall’inquinamento atmosferico per evitare che eventuali bufale prendano il sopravvento nelle scelte che i decisori politici devono con urgenza fare per tutelare la salute dei cittadini», dichiara Luigi Lazzaro, presidente regionale di Legambiente.Complessivamente, dunque, la qualità dell’aria in Veneto si conferma pessima. La media annuale nel veronese è di 30microgrammi di pm10 per metro cubo: a livello Veneto, a pari merito con Venezia, la più bassa prima di Padova, Rovigo e Vicenza (tutte oscillano tra il 31 e il 34). Si tratta comunque di livelli molto elevati. A segnare un livello soddisfacente è solo Belluno che con 17 microgrammi per metro cubo è l’unica a non sfondare il limite dei 20 suggeriti dall’Organizzazione mondiale della Sanità per tutelare la salute umana. «Si tratta di una situazione stagnante: negli ultimi 10 anni, ben 6 capoluoghi su 7 hanno sistematicamente superato i limiti di legge di 35 giorni con una media giornaliera superiore ai 60 microgrammi per metro cubo. E il risultato è che siamo il Paese con il più alto numero di morti premature in Europa di cui molte sono concentrate proprio nelle regioni della pianura padana», osserva il direttore di Legambiente Veneto Piero Decandia.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 16

Data: 15/05/2020

Note: Ilaria Noro