La strumentazione per misurare le Pm10

AMBIENTE E SALUTE. L’Arpav ha pubblicato i risultati dei rilevamenti effettuati dalle centraline dislocate nella regione nel periodo che va tra il 23 febbraio e il 31 marzo
Abbattuto il tasso di sostanze nocive dovute alle auto In crescita le emissioni derivate dal riscaldamento Pm10 in calo fino al 32%, biossido di azoto dimezzato.
Il lockdown ha ripulito l’aria di Verona dalle sostanze contaminanti emesse dai mezzi a motore. A certificarlo è uno studio diffuso ieri da Arpav, l’agenzia regionale per l’ambiente, che è incentrato sui rilevamenti effettuati in Veneto fra il 23 febbraio ed il 31 marzo scorsi dalle stazioni di monitoraggio presenti nelle città capoluogo di provincia. A Verona sono due. Una è destinata a misurare il tasso di d’inquinamento generale, al Giarol Grande, ed una principalmente votata a verificare gli effetti del traffico, che si trova invece in Borgo Milano.Il primo dato a balzare all’occhio è quello relativo alla diminuzione delle sostanze nocive prodotte negli scorsi mesi dalla circolazione delle auto rispetto a quelle delle medie registrate fra il 2016 ed il 2019: arriva all’80%, nel periodo in cui ci sono state le maggiori restrizioni.La percentuale arriva addirittura a -97, se si considerano le emissioni dovute agli aeroporti. A fronte di queste situazioni, la presenza di inquinanti dovuta agli impianti di riscaldamento ha invece avuto un leggero incremento, evidentemente dovuto al fatto che c’era più gente del solito a casa.Per quanto riguarda le concentrazioni dei singoli contaminanti nell’aria, in Veneto si sono registrate, a seconda delle province, diminuzioni variabili dal 19% al 50% per il biossido di azoto e dal 22 al 32% per il Pm10.Il biossido di azoto è un veleno che deriva dalla combustione; in particolare da quella dei motori. Prima che scattassero la chiusura delle scuole e delle attività economiche, l’andamento della sua presenza nell’aria di Verona, oltre che dell’intero Veneto, era in linea con quanto veniva normalmente registrato negli anni precedenti.A partire dal 22 febbraio, invece, tutto è cambiato. La presenza dell’inquinante ha infatti iniziato a scendere, anche se in maniera non omogenea. Situazione, quest’ultima, legata all’influenza delle condizioni climatiche. Nel mese di marzo Verona è comunque stata una delle città venete che hanno registrato i maggiori decrementi delle concentrazioni. Se a Belluno si è dimezzata, e a Treviso è scesa del 49%, la nostra città e Padova hanno registrato un -44%. A Verona la presenza media, rispetto al quadriennio precedente, è scesa da 27 a 15 microgrammi per metro cubo d’aria.Ancora più consistente il calo del monossido di azoto. Questo è un gas che nei mesi invernali viene emesso principalmente del traffico e che si trova solo vicino delle sorgenti da cui deriva, visto che ha la tendenza a trasformarsi in biossido. E’ probabilmente la misura di questo contaminante che meglio offre il quadro dell’effetto delle chiusure dovute al coronavirus, anche se è proprio Verona il capoluogo che ha registrato il minore calo in Veneto. Si tratta, comunque, di un -56%, che è dovuto ad un passaggio medio da 9 a 4 microgrammi per metro cubo d’aria.Nettamente diverso, invece, l’andamento per quanto riguarda il Pm10. La presenza nell’atmosfera del particolato, infatti, nella città scaligera è diminuita solo del 26%, passando da 31 a 23 microgrammi per metro cubo d’aria. Un dato che pone Verona a livello medio in Veneto e che costituisce la dimostrazione che a consentire il miglioramento della qualità dell’aria è stato principalmente il fatto che molte automobili sono state lasciate in garage. Le polveri sottili, che in parte si trovano in atmosfera perché emesse direttamente ed in parte in seguito a reazioni chimiche che avvengono nell’aria, arrivano, oltre che dal traffico, anche, anzi principalmente, dagli impianti di riscaldamento, dall’agricoltura e dagli allevamenti.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 17

Data: 23/05/2020

Note: Luca Fiorin