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ESPLORAZIONI. Gli appassionati dell’Unione Speleologica Veronese hanno condotto un’accurata ricerca nelle grotte sotto l’area collinare. 
Dai cunicoli i Romani ricavavano l’ocra gialla Conservano ancora i resti dell’oceano preistorico I risultati si presentano a settembre in una mostra.

 

Dentro le Torricelle alla ricerca di un mondo perduto tra geologia e leggende. A settembre, i lavori di ricerca saranno presentati al pubblico con una mostra fotografica e lo studio degli appassionati dell’Unione Speleologica Veronese sarà pubblicato sulla rivista «Italian Journal of Geoscience», il bollettino ufficiale della Società Geologica Italiana.
C’è chi le chiama «miniere», ma è più corretto dire «grotte» perché di questo si tratta. L’esplorazione degli antri formatesi nel Priaboniano, 35 milioni di anni fa, è condotta dall’inizio del 2012 da un gruppo di esperti dell’Unione Speleologica Veronese composto da Guido Gonzato, Roberto Chignola e Marco Frigo. La ricerca si avvale anche delle competenze di due studiosi dell’Università di Bologna, Alberto Castellarini e Fabio Gamerini, e di un esperto della Provincia di Trento, Paolo Lazzeri.
Dalle «grotte» delle Torricelle si estraeva la terra gialla, la preziosa e r! icercata ocra. L’attività estrattiva nell’intera area collinare si concluse nel 1946 e i cunicoli, utilizzati durante la seconda guerra mondiale come rifugio, furono dimenticati. L’esplorazione di questi mesi ha permesso una nuova e più completa mappatura delle cavità più note e ha riportato alla luce attrezzi da lavoro ed alcune scritte, una del 1927.
Si raccontano pure alcune leggende come quella che vuole nascosto da qualche parte un vitello d’oro risalente al periodo di re Teodorico. «È un mondo scomparso», commenta Gonzato, «che vorremo restituire alla città per la sua importanza storica ed economica, oltre che naturalistica e all’incredibile storia geologica». Un panorama molto diverso dall’attuale, con ad est i coni vulcani spenti ma ben visibili. Tutt’intorno, palme ed animali, soprattutto marini, come testimoniato dai numerosi fossili trovati nelle grotte.
In una delle cavità si sono scoperte le increspature cicliche tipiche delle correnti mari! ne. In un’altra, una vertebra di delfino. Ma la scoperta che h! a rivoluzionato le conoscenze è «la presenza di alcuni fossili che hanno permesso una nuova datazione e che ora risale a 10-15 milioni di anni prima», spiega Gonzato. «Abbiamo trovato foraminiferi del Priaboniano, un periodo dell’Eocene superiore come l’operculina sp e l’asterocyclina sp». Così, là sotto ci sono alcune cavità tra le più antiche d’Italia e tra le più estese della provincia: sono seconde solo alla Spluga delle Cadene. Queste rocce sono come quelle che oggi si trovano alle Bahamas. 
Lo studio delle cavità nelle colline è risultato importante pure per la sicurezza: «Molti proprietari di terreni non sapevano neppure della loro esistenza», rivela Gonzato, «e la nuova mappatura sta mettendo in evidenza i luoghi dove le cavità sono più in superficie». In futuro, potrebbe essere aperto un percorso esterno con cartellonistica e mappe. 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 21/07/2014

Note: CRONACA – Pagina 13