LA SVOLTA. L’assessore alla Cultura mette la parola fin e alle tante ipotesi di trasferimento

No alle soluzioni Arsenale e Castel San Pietro, stop alla vendita dell’edificio di lungadige Porta Vittoria. Briani: «Lo valorizzeremo».
Il museo di Storia naturale è una priorità per il Comune e il suo «cuore» resterà nella storica sede di Palazzo Pompei. Francesca Briani, assessore alla Cultura, mette la parola fine alla ridda di ipotesi sul trasferimento dell’istituzione. Il museo, tuttavia, avrà – o meglio continuerà ad avere – una seconda casa anche all’Arsenale. «Quella di realizzare un unico grande museo di Storia naturale nell’ex caserma austriaca era una bella idea, ma dopo una serie di valutazioni si è rivelata una strada non percorribile e troppo onerosa» osserva l’assessore. Nella Palazzina comando dell’Arsenale resteranno, quindi, l’archivio, i laboratori per la ricerca e le collezioni di paleontologia, geologia, zoologia e botanica, che saranno aperte ai visitatori, alle scuole e, come avviene ora, agli studiosi. «Ma il cuore del museo resterà a Palazzo Pompei», mette in chiaro Francesca Briani. Anche perché quella di lungadige Porta Vittoria, a Veronetta, non è una sede qualsiasi. «Quello ospitato nel palazzo progettato da Michele Sanmicheli, fu il primo museo della città, per cui c’è anche un rilevante aspetto storico. Ovviamente», sottolinea, «bisognerà provvedere a interventi di manutenzione della struttura e di valorizzazione delle collezioni da anni “congelati”, poiché la passata amministrazione aveva deciso di vendere l’edificio. Inoltre», continua Briani, «anche il percorso espositivo va completamente ripensato». All’Arsenale, invece, traslocherà la biblioteca specialistica, che si estende su alcune migliaia di metri. Palazzo Pompei (3.682 metri quadrati), quindi, non sarà più venduto. Nel 2008 era stato valutato 20 milioni di euro. Le offerte arrivate in municipio, si era tentato di venderla anche alla Cassa depositi e prestiti, furono però giudicate inadeguate. Il patrimonio del museo, che conta tre milioni fra reperti zoologici, entomologici (insetti) e soprattutto fossili, di cui 6.700 esposti, lo rende tra i più importanti a livello internazionale. Solo per spostare i materiali a Castel San Pietro, dove si era ipotizzato di trasferire il museo, si era calcolato un costo di un milione di euro e di sei milioni per il nuovo allestimento. Per l’acquisto, il restauro e il ripristino della funicolare, la Fondazione Cariverona aveva investito 31 milioni. Ma le perplessità sempre più pesanti sull’operazione e soprattutto sull’idoneità degli spazi aveva poi consigliato di rinunciare al trasloco sul colle, dove potrebbe invece sorgere il museo della città, comprensivo anche di una sezione dedicata alla paleontologia, ai fossili e alle scienze.«Per iniziare rivitalizzare il museo», continua l’assessore alla Cultura, «è stato ipotizzato un piano triennale di riordino strutturale, e ciò servirà anche a quantificare i costi di ristrutturazione». Su costi, tuttavia, nessuno si sbilancia. «Diversi milioni probabilmente, ma ora è prematuro indicare cifre, dal momento che prima bisogna revocare il vincolo di vendita. Ma, va sottolineato, l’attività di ricerca, in un’ottica di museo diffuso sul territorio, basti pensare a Bolca, e di promozione non si sono mai fermati». In questo ambito, in autunno si aprirà una mostra fotografica dedicata ai cambiamenti climatici, con conferenze e convegni scientifici. Nei giorni scorsi, l’assessore e la direttrice del sistema museale unico, Francesca Rossi, si sono recate a Venezia per visitare il Museo civico di storia naturale. «È interessante vedere», mettono in evidenza, «come è stato ristrutturato, essendo simile al nostro come tipologia di museo e soprattutto vedere come sono stati recuperati gli antichi arredi, potenziando, allo stesso tempo, l’illuminazione e modificando la modalità espositiva. Siamo infatti convinti che preservare un luogo che ha fatto la storia della ricerca naturalistica, sia un enorme valore aggiunto».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Data: 26/07/2018

Note: Enrico Santi