Gli spettatori possono stare vicini solo se congiunti. Una fila su due resta vuota per il distanziamento

DEBUTTO. Applausi calorosi e tanta emozione alla «prima» dello spettacolo di Paolo Valerio
Gel per le mani in distributori automatici, mascherine e distanziamento tra il pubblico. Che però non ha paura. E alla fine sul palco anche l’assessore Briani
Una festa, talmente gioiosa e sentita e vera che le attenzioni e precauzioni imposte dall’emergenza sanitaria non sembrano preoccupare il pubblico veronese, nè impedirgli di tornare a vivere con passione il «suo» teatro. Ha avuto il carattere di una ripartenza attesa e auspicata l’alzata di sipario applaudita ieri sera al Nuovo dove è andata in scena la nuova produzione del Teatro Stabile di Verona «Il muro trasparente. Delirio di un tennista sentimentale», firmata dal suo direttore Paolo Valerio, in scena nel ruolo di protagonista, che ha voluto debuttare proprio nel giorno stabilito dal Governo come data della ripartenza dei teatri di tutto il territorio nazionale. Con un merito non da poco: il Nuovo infatti è stato il primo teatro in Veneto a riaprire i battenti.E una festa è stata a maggior ragione, questa ripartenza, perchè il pubblico non è stato solo spettatore ma è diventato davvero, fisicamente, protagonista sul palco alla fine dello spettacolo che ha al centro un muro di plexiglas (come spieghiamo nella recensione qui a fianco), quando Valerio ha invitato la platea a cimentarsi con quel col muro trasparente, offrendo a tutti la racchetta per giocare. Qualche spettatore (qualcuno tennista davvero doc) ha accettato subito la sfida, a partire dal «medico tennista» Andrea Campacci, seguito dall’imprenditore Andrea Bolla, e infine anche dall’assessore alla Cultura Francesca Briani. E così sarà anche per le repliche di stasera e delle prossime sere: una videocamera riprenderà le performance che il giorno dopo saranno pubblicate sui social del Teatro Stabile di Verona, piccola appendice al teatro web di questi tre mesi ora che sui palcoscenici, nella piazze, nelle strade, coroniamo finalmente il desiderio di tornare tutti insieme alla fisicità del teatro. Ma vediamo meglio che cosa accade dopo la stagione del lockdown. Davanti all’ingresso, prima che lo spettacolo cominci, proviamo un po’ la sensazione del primo giorno di scuola: con i compagni di avventura tira un’aria di complicità sorridente, prima che le mascherine, che tutti all’arrivo hanno in mano, lascino soltanto agli occhi la possibilità di esprimere la soddisfazione. Si entra: un nastro divide gli spettatori che hanno già il biglietto da quelli che devono acquistarlo al botteghino. Ci attende quindi un distributore di gel per le mani simile a quelli che si trovano negli ospedali: non è necessario schiacciare un tasto sul contenitore per disinfettare le mani, basta posizionarle sotto il contenitore e il gel scende. Nessuno dimentica la procedura: ormai ci siamo abituati. C’è, si, la tentazione di un abbraccio quando si rivedono amici e compagni di teatro: ci freniamo a fatica, la gioia di essere qui è per tutti travolgente. Ed entriamo in platea: le sedie portano indicati con un simbolo verde i posti in cui è possibile sedersi. I famosi «congiunti» possono sedere vicini, la distanza con gli altri è garantita da alcuni posti vuoti e dall’intervallo vuoto tra una fila e l’altra. Lo spettacolo si ascolta con le cuffie, che ci vengono consegnate sigillate in una busta di plastica. Quando le consegneremo, verranno nuovamente sterilizzate.Se è vero che, sulla carta, quella di ieri è stata dunque la giornata ufficiale della ripartenza per cinema e teatri, va però ricordato che sono stati davvero pochi i teatri, in Italia, che hanno effettivamente riaperto le loro sale. Molte, certo, le città che hanno partecipato a questa giornata con manifestazioni e spettacoli in piazze, cortili, parchi, insomma in luoghi aperti. Verona però può, oggi, essere davvero fiera. La nostra città non ha solo offerto occasioni di incontro e cultura; ha davvero, fisicamente, riaperto il teatro.

Tratto da: L'Arena -cultura-pag.44

Data: 16/06/2020

Note: Alessandra Galletto