LIBRO. Gian Antonio Stella martedì 3 alle 18, via San Cosimo, Banco Bpm : “Diversi. La lunga battaglia per cambiare la storia”

Lo scrittore e giornalista ripercorre i grandi della storia affetti da handicap. E denuncia la cruda realtà
«Oooop, tuonò il gigante. E lanciò. Il nano volò su, roteò nell’aria, e ricadde». Siamo in Togo, in una specie di bar alla periferia della capitale, con la musica a tutto volume. Qui, «a un certo punto si fece avanti un uomo immenso, affiancato da un ometto piccolo e dalle forme incerte, afflitto da disabilità vistose. Entrava per primo sulla scena, si accomodava in un catino, si faceva proiettare in volo, e girava poi a passo veloce tra i presenti per tirar su una giusta mercede per quello spettacolo mai visto».Inizia con questo racconto Diversi. La lunga battaglia dei disabili per cambiare la storia (ed. Solferino, 2019), di Gian Antonio Stella. Che sarà a Verona per presentare il libro martedì 3 dicembre alle 18 nella Sala convegni di via San Cosimo del Banco Bpm, nell’ambito della rassegna Incontro con l’Autore.Un lavoro forte, capace di commuovere e soprattutto di scuotere e suscitare rabbia. «Ogni giorno leggiamo fatti di cronaca inaccettabili: disabili rovesciati dalla sedia a rotelle, insultati ai parcheggio, massacrati a pugni e calci da qualche bullo delle periferie d’Italia», spiega il giornalista. «Mi ha spronato a scrivere l’evidente insensibilità nei confronti di queste persone, con l’auspicio di attirare la giusta attenzione su un tema delicatissimo e sottovalutato. In Italia 12 milioni di italiani hanno a che fare in qualche modo, ogni giorno, con la disabilità, eppure la gente fatica ad affrontare l’argomento, preferisce evitare e chiudere gli occhi, sperando di non essere mai toccata da vicino da certi problemi».Eppure, come dice il Censis, su dati Istat ed Eurostat, nel 2016, ultimo anno disponibile, l’Italia ha stanziato per la disabilità, nel comparto della protezione sociale, l’1,7% del prodotto interno lordo. «Una quota non solo inferiore alla media dell’Unione Europea (2%), ma nettamente al di sotto della Germania (2,3%), del Belgio (2,4%), o della Danimarca (3,9%), nonostante il nostro sia in assoluto il paese con più anziani». Stella è riuscito a infrangere un tabù, e ha scelto di farlo raccontando delle storie vere, di persone straordinarie che in diverse epoche, dall’antichità ai nostri giorni, hanno affrontato le difficoltà di un handicap fisico, che li ha resi immobili, deformi, incapaci di autonomia nei movimenti, ma che non ha impedito loro di dimostrare i propri talenti e la propria intelligenza. Basti pensare a Frida Kahlo, la grande artista messicana affetta da spina bifida, o Antonio Gramsci, deformato dal morbo di Pott, una tubercolosi ossea che gli lesionò in modo gravissimo la colonna vertebrale. O ancora, il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt, poliomelitico, e Stephen Hawking, il più famoso scienziato degli ultimi decenni dopo Albert Einstein, che nell’ultima fase della sua vita intensa, durante la quale ha avuto due mogli e tre figli, venduto milioni di libri, discusso di Dio con quattro papi, comunicava con il mondo solo con il battito di una palpebra. E il pittore Henri de Toulouse Lautrec.La vicenda del nano, con cui si apre Diversi, è un monito a ricordare quanta strada ci sia, ancora, da fare. «Eravamo agli sgoccioli del XX secolo ma quello show agghiacciante scendeva dritto dritto da millenni di storia in cui i nani e gli storpi, i monchi e gli zoppi, i guerci e i pazzi, e insomma quasi tutti i disabili erano stati indissolubilmente legati allo svago, al divertimento, al gioco per sbalordire re, imperatori, papi, visir e gran khan».Nella nostra società, dove per fortuna la disabilità quantomeno non viene spettacolarizzata, le barriere continuano a esistere. Architettoniche e mentali, frutto di pregiudizi e di miopia. «Un disabile non ha ‘deformità ributtanti’, eppure sono state definite con queste testuali parole le amputazioni e piaghe nel Regolamento di Polizia urbana di Milano, il Comune più forte e influente d’Italia dal punto di vista industriale e non solo. Ci si dovrebbe vergognare a utilizzare espressioni degne del Medioevo».Questo libro, che riesce a far male al lettore sensibile e a chiunque stenti a tollerare le ingiustizie, vuole, però, lasciare intravvedere anche una speranza, una prospettiva migliore. E Stella ricorda le parole di Hawking: «I buchi neri non sono così neri come li si dipinge. Non sono prigioni eterne, come un tempo si pensava. Così, se senti di essere in un buco nero, non arrenderti: c’è sempre una via d’uscita».

Tratto da: L'Arena - cultura pag.58

Data: 30/11/2019

Note: Silvia Allegri