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ARCHITETTURA. Festeggiata in Sala Boggian la vedova Scarazzai, che ha donato i progetti tecnici in cui l´ingegnere tradusse i disegni originali.

La Banca Popolare avvierà l´intervento conservativo sulla sua sede, capolavoro del maestro veneziano Preziosi i documenti ora all´Archivio di Castelvecchio.

La Banca Popolare di Verona restaurerà la sua sede di piazza Nogara; il palazzo iniziato da Carlo Scarpa nel 1973, e compiuto solo nel 1985, dopo la morte dell´architetto nel 1978, da allora comincia ad avere bisogno di una buona manutenzione esterna. Gli interni di questo capolavoro, inoltre, vanno restituiti alle linee originali del progettista, correggendo le manomissioni compiute negli anni. Anche per questi interventi saranno preziosi i 280 disegni di Scarpa e progetti esecutivi di Renato Scarazzai, l´ingegnere della banca che fu direttore dei lavori e calcolatore della statica: i documenti sono stati offerti al Museo di Castelvecchio, sede dell´Archivio Scarpa, da Clotilde Scarazzai, vedova dell´ingegnere. «La più grossa donazione ricevuta in questi anni, una bella storia», l´ha ringraziata per il Comune Paola Marini, direttrice dei musei.
Proprio all´incontro in Sala Boggian di Castelvecchio, p! er festeggiare la donazione, Franco Menini della Banca Popolare ha annunciato l´intenzione «a breve, di un intervento conservativo per quell´opera d´arte che è palazzo Scarpa». Il presidente dell´istituto, Carlo Fratta Pasini, non poteva partecipare all´incontro, ma non ha mandato uno qualsiasi a rappresentarlo. «Io», ha spiegato Menini, «ho avuto il privilegio di avere l´ufficio nella stanza dei due oblò. Come ci si lavora bene!»
Gli oblò della facciata su piazza Nogara in origine non erano previsti, come si vede dal prospetto di Scarazzai che pubblichiamo: Scarpa pensava a «due finestre sul modello wagon-lit», ha rivelato Valter Rossetto, allora giovane architetto aiutante sul cantiere. Oggi, morti Scarazzai e Arrigo Rudi, il continuatore di Scarpa, Rossetto è memoria vivente dell´impresa. «In corso d´opera invece», ha ricordato, «venne a Scarpa l´idea degli oblò in facciata: non perfettamente circ! olari, perché tra le due semicirconferenze inserì un segment! o corrispondente al doccione». Sono 33 centimetri ad allargare il cerchio, «multiplo dell´11 che è la chiave matematica di tutto l´edificio», come spiegava Rudi.
«Eravamo sempre là a far da guida ai visitatori», ha rievocato ancora Rossetto, «perché da subito il palazzo è diventato famosissimo nel mondo». Conferma Menini: «Quanti giapponesi! Non si poteva neanche lavorare…»
Scarpa continua a essere benemerito di Verona, portando appassionati di architettura e anche finanziamenti: quello della Regione Veneto che, assieme al Comune, sta restaurando la torre sud-est di Castelvecchio proprio per ospitare l´Archivio Scarpa, affidato ad Alba Di Lieto. Vi saranno a disposizione anche i disegni ora donati da Clotilde Scarazzai. «Trovo giusto che vadano là», ha detto la signora, «per essere apprezzati. Si vedrà come il lavoro tecnico di mio marito sia al servizio dell´arte». Scarpa intuiva, Scarazzai calcolava. Ha lasciato scrit! to l´ingegnere: «Forma e dimensione degli elementi portanti sono felici intuizioni di Carlo Scarpa, poi confermate dal calcolo». Nelle parole di un giovane professionista, Paolo Soardo, venuto a rappresentare l´Ordine degli ingegneri: «Mi hanno insegnato: quando hai finito i calcoli, guarda il disegno. Se non ti pare bello, torna al computer: c´è un calcolo sbagliato». Allora Scarazzai faceva tutto con il regolo, ricorda la vedova. «Scarpa? Lo sentivo al telefono. Tra lui e mio marito era nata una vera amicizia, anche goliardica. Con qualche baruffa, certo. Renato passava a casa sua, a Vicenza, serate intere, interrotte dal famoso risottino di Scarpa. Con il rosmarino: lo faccio ancora, molto semplice. In quegli anni non c´erano orari, né ferie. Mio marito sapeva di stare collaborando a un capolavoro». Lo sa tutta Verona, si spera.

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 28/10/2012

Note: CULTURA – Pagina 65