Il pino marittimo crollato venerdì pomeriggio in via Murari Brà

PAURA ALLE GOLOSINE. Sopralluogo dell’Amia al parco di via Murari Brà dopo il crollo di un enorme «Pinus pinea»
Su un lato era ancorato ma sull’altro non c’era terreno L’anno scorso un pioppo aveva sfiorato la baita degli alpini. Gli alberi erano stati controllati da Enta
LORENZA COSTANTINO

La mattina dopo il crollo, appena portato via l’albero schiantato, i tecnici dell’Amia si fermano a esaminare il «cratere» lasciato dalla pianta. «Sul retro non aveva quasi più radici. O comunque, non a sufficienza per reggere il peso di tronco, rami e chioma», constatano, mentre tastano a terra i brandelli di legno che appaiono strappati.Il grosso pino domestico (Pinus pinea), come i suoi due «gemelli» ancora in piedi lungo la cancellata dell’ampio giardino comunale di via Murari Bra aveva almeno cinquant’anni, alto una dozzina di metri e un peso stimato di oltre una tonnellata.Anteriormente le radici lo tenevano ben saldo, ma dietro era ancorato in pochissimi punti: non c’era quasi più terra, tanto che, rovesciandosi, «la pianta non ha nemmeno sollevato la zolla», fanno notare ancora i tecnici.Erano all’incirca le 19 di venerdì. Per fortuna vicino all’albero non c’era nessuno, nonostante quel parco sia solitamente molto frequentato, e proprio accanto al pino caduto sia collocato un tavolo da ping-pong. Si è trattato di un attimo. Prima uno scricchiolio, poi un fracasso di legno spezzato. La pianta, abbattendo parte della ringhiera di ferro, è rovinata su alcune auto parcheggiate nell’adiacente area di sosta, anche quest’ultima provvidenzialmente deserta.Non è il primo albero che piomba al suolo nel parco di via Murari Bra: «La scorsa primavera era crollato all’improvviso un pioppo, sfiorando la nostra baita. Ci siamo stupiti, sembrava sano, invece le radici erano consumate dal marciume. Anche il pino appariva rigoglioso. Quando ho visto le foto scattate dai primi associati accorsi sul posto, sono rimasto scioccato», racconta Renzo Rigatelli, capogruppo degli Alpini delle Golosine. Le penne nere curano la pulizia e la rasatura dell’erba del parco.Se il giardino pubblico è di vecchia data (fu realizzato una cinquantina d’anni fa, e gli alberi gli sono coetanei), la baita è stata inaugurata al suo interno nel 2000 con circa 300 tra iscritti e simpatizzanti. Una porzione dell’area verde ospita poi i giochi per i bambini, e sul retro ci sono le porte da calcio per le partitelle dei ragazzi. Tutto ciò per dare la misura di quanta gente va e viene ogni giorno sotto quelle fronde che, oltre ai pini domestici, appartengono a decine di acacie, cedri del Libano, pioppi, la maggior parte imponenti.Su ciascuna pianta è visibile la targhetta grigia dell’Enta, l’azienda privata che per conto dell’Amia ha eseguito le perizie di stabilità in questo giardino. Gli alberi, insomma, erano stati controllati di recente. Ma il problema era sotto terra. Ora l’Amia deciderà che fare dei due pini «superstiti».«Eravamo già stati “graziati” una prima volta, al crollo del pioppo. Per fortuna, neanche il pino ha fatto vittime. Ma nei giardini pubblici dovrebbero esserci solo piante forti e adatte al nostro territorio», considera Rigatelli.

Tratto da: L'Arena di Verona

Data: 22/09/2019