LE GABBIE DI PLASTICA. Ancora polemica sulle misure anti Covid
Il ministro ha corretto il tiro «Niente cabine di sicurezza» Di Michele prende le distanze «Iniziativa sconcertante»
L.PER.

Il plexiglass divide. In tutti i sensi. Dopo il coro di «no» alla proposta di installare i pannelli trasparenti per mantenere il distanziamento tra i banchi, la ministra Lucia Azzolina ha corretto il tiro annunciando che non ci saranno «cabine di sicurezza» a separare gli studenti, ma che comunque bisognerà trovare il giusto bilanciamento tra il diritto all’istruzione e quello alla salute. Tradotto: niente «gabbie» di plastica, come nelle immagini circolate in rete, ma non è escluso che per compartimentare i banchi si adottino soluzioni simili, più soft. «Solo per dotare di plexiglass tutte le classi delle scuole superiori servirebbe come minino un milione di euro. Ammesso che si trovino abbastanza aziende in grado di fornire tutto quel materiale in tempo per settembre. Per non parlare dell’igiene e pulizia dei pannelli, che ricade sui collaboratori scolastici già ridotti all’osso, e dello smaltimento quando non serviranno più». LA PROVINCIA. David Di Michele, vicepresidente della Provincia con delega a Istruzione ed edilizia scolastica, definisce quella del ministero una «iniziativa sconcertante». Non è una presa di posizione politica, assicura Di Michele, che è in quota a Fdl. Le barriere risolverebbero solo una parte dei problemi legati alla ripresa della didattica in presenza, dato che ci sarà da fare i conti con l’impatto della mobilità scolastica sul sistema dei trasporti, con mezzi a posti ridotti e migliaia di studenti in movimento verso plessi afferenti alle secondarie di secondo grado, che non sono esattamente scuole «di prossimità». In quest’ottica, spiega Di Michele, a Verona «Abbiamo costituito una task-force di cui fanno parte i tecnici della Provincia, il Provveditorato, l’azienda dei trasporti e il coordinatore dei dirigenti scolastici del secondo ciclo», Mario Bonini, preside dell’educandato Agli Angeli. «L’obiettivo è vagliare soluzioni e stilare protocolli per la gestione del distanziamento. Per non farci trovare impreparati». LE IPOTESI. In ballo ci sono alcune ipotesi, da verificare. Una è mandare a scuola i ragazzi di prima e seconda superiore la mattina e quelli di terza, quarta e quinta nel pomeriggio, dalle 13.30 alle 17.30. Un’altra è lo sdoppiamento delle classi più avanzate in aule vicine, senza la necessità di un secondo docente perché un’aula sarebbe collegata all’altra «in diretta», grazie alla Lim. «Per i ragazzi più grandi non si esclude la didattica mista, online e in presenza. Ma sono tutte valutazioni in divenire, imprescindibili da un check up degli spazi già predisposto». Sul tema dei trasporti il Provveditorato ha attivato un tavolo anche col Comune di Verona. E durante un talk show su facebook il dirigente dell’Us di Verona, Albino Barresi, ha anticipato la disponibilità di spazi da parte della Fondazione Cariverona e della Curia. «Ce li proporranno e noi vedremo se qualcuno farà al caso nostro per integrare eventuali spazi mancanti e agevolare la didattica in presenza, che dal mio punto di vista si dovrà ripristinare nella maniera più ampia possibile».

Tratto da: Giornale L'Arena

Data: 10/06/2020