Il cantiere del Coro delle monache dietro alla chiesa di Santa Chiara

Il presidente Scarsini «Manteniamo l’impegno di un luogo per i giovani». Il costo del recupero del Coro delle monache è di 700mila euro, soldi messi da parte del Centro di cooperazione giovanile in 20 anni di risparmi «e, per metà, accendendo un mutuo quinquennale, a cui si aggiunge una donazione privata», come spiega il presidente Fiorenzo Scarsini, ricordando che nel 1997, con l’allora sindaco Michela Sironi, il Centro aveva stipulato una convenzione, assumendosi l’onere di restaurare Santa Chiara. La chiesa sarebbe dovuta diventare una sorta di prolungamento di villa Francescatti, un luogo di cultura, manifestazioni e musica, dove i giovani stranieri ospiti all’ostello avrebbero potuto incontrare i giovani veronesi. Negli anni però sono cambiate molte cose, a partire dall’utilizzo di Villa Francescatti, che la Curia ha destinato dall’inizio di quest’anno alle attività della Caritas. A questo punto, terminato il restauro del Coro delle monache, quello della chiesa di Santa Chiara appare più lontano. Ma il presidente Scarsini ribadisce: «Noi restiamo fedeli al nostro impegno, anche se dovessimo impiegarci altri 20 anni. Se avremo qualche altra donazione sistemeremo per primo il tetto della chiesa. E vorremmo anche sistemare la cappella del Cristo per farvi un luogo di preghiera interreligioso. Questo progetto complessivo di recupero di Santa Chiara, già concretizzato con la Casa del Mille e il Coro delle monache, parte dall’idea di creare un luogo di relazioni per i giovani, dove fare concerti, mostre, incontri. Non si tratta solo di rimettere a posto dei muri o parti artistiche, ma di recuperare una funzione per la città, dedicato ai giovani di tutto il mondo che qui potrebbero avere il loro punto d’incontro».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag.21

Data: 22/04/2018

Note: E. Cardinale