I TEMPI. Il cronoprogramma per la trasformazione dell’ex caserma
L’amministrazione conta di appaltare i lavori agli inizi del 2020. Segala: «Stanziati 9 milioni per i tetti»

Da Arsenale ad Ars, parola latina che significa arte. Ma anche acronimo che, spiega l’assessore all’urbanistica Ilaria Segala, si scioglie nelle iniziali di «arte, come filo conduttore dell’intero progetto, relazione, poiché sarà il luogo di incontro di veronesi e turisti. E storia, poiché ci sarà un’importante parte museale, ma anche perché questa stessa struttura rappresenta parte della storia della città». Inoltre, ad Ars si sono voluti aggiungere termini in inglese – District per l’intera struttura e Central nella corte centrale con le varie strutture: ars student & management hotel, ars working guest, ars urban gallery, ars playground kids e ars bebè box – per «dare un segnale di internazionalizzazione».Le idee, quindi, ci sono, assicurano a Palazzo Barbieri dopo la presentazione di ieri del programma di «rinascita» dell’ex caserma. Adesso si aspettano i fatti. «Il primo cantiere che vedremo», fa sapere l’assessore Segala, «sarà quello nella corte est adiacente la chiesa di San Francesco». L’intervento, su 2.318 metri quadri, riguarderà la costruzione del mercato urbano coperto. Ad occuparsene saranno i privati che poi gestiranno la struttura.Il Comune, intanto, ha già stanziato nove milioni per gli interventi sui tetti e per la messa in sicurezza antisismica. Domani scade il bando di gara per la progettazione. «Data la cifra, la procedura è complessa, come prevedono le norme europee e contiamo di appaltare i lavori agli inizi del 2020. Intanto», sottolinea l’assessore all’urbanistica, «avvieremo subito l’iter per il secondo intervento da ulteriori nove milioni in modo da arrivare entro l’anno al progetto preliminare così da avviare in parallelo i due interventi. Quanto al piano generale di restauro, la progettazione definitiva dovrebbe essere redatta entro il 2019».Nella Corte ovest si dovrà sciogliere il nodo che lega l’arrivo dell’Accademia di belle arti al destino dell’attuale sede di palazzo Montanari. Se l’università non acquisirà la struttura adiacente Giurisprudenza, spiega Segala, «si passerà a una procedura di valorizzazione dell’edificio, cambiandone la destinazione d’uso ad alberghiero-turistico». Su tale operazione di permuta l’Accademia investirà anche risorse proprie, circa due milioni di euro.Si dice entusiasta dell’Ars district l’assessore alla cultura Francesca Briani. «È il tassello di un programma unitario e strategico su tutti i musei cittadini che comprende anche il riordino dei depositi e la valorizzazione delle collezioni all’interno di un compendio, l’Arsenale, che resterà pubblico e non spezzettato». E ribadisce: «Nella palazzina Comando si potranno ammirare, come avviene nelle maggiori città, collezioni di grande valore naturalistico e archeologico che ovviamente il museo non ha la possibilità di esporre per motivi di spazi. Saranno allestite anche mostre temporanee e ci saranno i 60mila volumi del museo di Storia naturale, insieme ai libri d’arte del museo di Castelvecchio già presenti e consultabili. Come si vede, il filo che unisce tutto è quello dell’arte e della cultura, anche agroalimentare, e l’Arsenale», conclude Briani, «sarà il biglietto da visita dei musei di Castelvecchio e di Storia naturale».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 13

Data: 2/09/2018

Note: Enrico Giardini