Da tutto il mondo: Linh Lee, Fruzsina Hejja, Omorjit Singh, Ezster Fegyveres e Hao Bui in giro per Verona

Jocelyn, americana di Los Angeles: «Vivete in una città bellissima» Linh Le, vietnamita: «Voglio tornarci nel 2021, passato l’allarme»

DA TUTTO IL MONDO. Per lo più giovani, da Paesi diversi: «Avete affrontato bene l’emergenza»
Più sicuri in Italia e a Verona che nel loro Paese d’origine. I turisti stranieri tornano in numero sempre maggiore a Verona per passare il weekend o solo per trascorrere uno dei primi giorni di sole dell’estate. Per lo più giovani, da ogni parte del mondo (basta passeggiare per sentire parlare in spagnolo, portoghese, tedesco, inglese, cinese…). Tutti sono attratti da «una città bella, con bella gente». Parole di Omorjit Singh, studente indiano di fisica nucleare a Padova, a Verona «in giro con le mie amiche». E il virus? Fa paura? Nessuno porta la maschierina, camminando. «Il virus esiste; è reale, eccome!», spiega Omorjit, che nel nome ha la radice della parola «eternità». Per lui «il Covid non è un’invenzione: c’è gente che è morta. E credo che sarà intorno a noi ancora per diverso tempo. Dobbiamo adattarci a questa nuova vita. Ma l’Italia si è comportata bene e qui mi sento al sicuro. Io vengo da Manipur, nel nord est, ma nel centro dell’India la pandemia ora è esplosa; è pretty bad. Meglio qui, in Italia».La pensano così anche Fruzsina Hejja ed Ezster Fegyveres, studentesse universitarie, di base a Padova, appassionate di rock («Amiamo i Fleetwood Mac e i Nirvava»). Vengono dall’Ungheria e sono in Italia grazie a un progetto studi: «Ma avevamo solo sei mesi qui da voi e tre li abbiamo passati in lockdown. Così adesso dobbiamo recuperare il tempo perduto: in questi giorni siamo state a Venezia e sulla spiaggia di Sottomarina; poi andremo a Pisa, a Firenze e a Roma. Ci piacerebbe visitare anche Milano, ma aspetteremo un po’. L’anno prossimo, però, torneremo in Italia in vacanza, se il virus non ci sarà più». Con loro c’è anche Hao Bui che, come Linh Le, viene da Ho Chi Minh City, ex Saigon, la metropoli più popolosa del Vietnam: «Studio psicologia a Padova e l’anno prossimo mi vorrei laureare. Poi sarebbe bello dedicare un anno a viaggiare, e vorrei tornare a Verona, ma senza virus. Posso aspettare un anno!». Chi non vuole aspettare è Dirk, olandese di Utrecht, a Verona con il collega Eddie, olandese anche lui: «Viaggiamo per lavoro, anche se oggi siamo in giro a divertirci. Vendiamo macchine e utensili per panifici. Per noi è la prima volta a Verona. Il virus? È dappertutto e allora perché non venire in Italia? In questi mesi abbiamo viaggiato in Svizzera, Olanda, Belgio e Germania: c’è chi ha paura e chi no. A Verona ci voglio tornare, con mia moglie però, il prossimo anno, in vacanza». Sono «on holidays» anche Ana Leito (portoghese di Porto), Mariane Prado (brasiliana di San Paolo) e Jocelyn Rodriguez (americana di Los Angeles), studentesse di moda a Firenze, agli istituti Polimoda e Marangoni: «Siamo già venute a Verona. Solo Ana è tornata in Portogallo durante il lockdown. Perché Verona? Perché è bellissima e vogliamo anche andare sul lago. Pochi turisti in giro? Per noi è un “plus”, qualcosa in più. Firenze è così piccola, che volevamo andare in altre città. E Verona è vicina! Volevamo andare tutte a Milano, ma siamo un po’ impaurite dal virus. Dobbiamo essere realistiche: meglio aspettare qualche altro mese. E comunque ci sentiamo più al sicuro qui, rispetto ai nostri Paesi». E Jocelyn: «Non parliamo poi della situazione negli Usa! Meglio qui. Anche se durante la quarantena mi è venuta voglia di tornare a casa, ho preferito restare in Italia. Mi sento più safe qui».Con loro c’è Charlotte van Oorschot, studentessa olandese, qui per imparare l’italiano, anche se «durante la quarantena non ho fatto molti progressi». E i tedeschi? Dove sono i turisti tedeschi? Gli unici incontrati sono due coppie di Monaco di Baviera. La prima, fuori dall’Arena, non ha tempo di parlare: «Ci aspettano sul lago e siamo già in ritardo». Della seconda coppia parla solo Basti, trentenne: «Il virus? C’è in tutta Europa; non ha senso averne così tanta paura da non muoversi. A Verona ci sono già stato, in Arena a vedere l’Aida. A proposito: l’anno prossimo l’opera ci sarà, vero?».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 9

Data: 22/06/2020

Note: Giulio Brusati