IL FALÒ IN PIAZZA. In Bra grande folla per il tradizionale rito, ma gli esperti danno diverse interpretazioni delle fiamme
Lo «scheletro» resiste a lungo prima di cadere verso il Liston. «Segno poco positivo» La manifestazione preceduta dalla rappresentazione dell’arrivo dei Magi sotto la Stella.

Il rito si consuma in una piazza Bra gremita. A migliaia – per accaparrarsi i posti in prima fila dietro le transenne molti erano arrivati quasi due ore prima delle 18 – anche quest’anno non hanno voluto rinunciare allo spettacolo del “brusalavecia”. E appena le fiamme, al termine del count down lanciato dal presentatore ufficiale Giacomo Borghi, cominciano a divorare la grande pira sulla quale si erge il gigantesco fantoccio di cartapesta, l’attenzione dei presenti va alla direzione che prendono il fuoco e le “falìe”, che secondo la tradizione annunciano l’andamento, più o meno favorevole, dell’anno appena iniziato. Gianfranco Andreoli, l’artista che da anni crea l’allestimento della “vecia” da ardere, è visibilmente soddisfatto. «Ha preso subito fuoco ed è bruciata bene, sembrava avesse voglia di lasciarsi tutto alle spalle e le fiamme sviluppatesi verticalmente sono beneauguranti, speriamo sia così… Ma la cosa che più mi ha colpito è che in otto anni lo scheletro di legno non è mai rimasto così a lungo in piedi».Ma non tutte le interpretazioni sono altrettanto ottimiste e si concentrano sulle lingue di fuoco che tendono verso nord-ovest, la stessa direzione, verso il Liston, in cui, dopo lunga resistenza, crolla la grande impalcatura che sorreggeva la “vecia”. «Il massimo», commenta un’esperta di “segni”, «sarebbe che fosse caduta a sud, ma poteva andare peggio: ciò significa che l’inizio del 2019 non sarà esaltante, ma poi si rimetterà in sesto…».Sulla piazza, intanto, i tecnici della Full sound server diffondono l’intramontabile “Caro amico ti scrivo”. «L’anno nuovo è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va» canta Lucio Dalla. A fare gli onori di casa, prima dell’accensione del rogo, a nome del sindaco Federico Sboarina, bloccato a letto dall’influenza, è l’assessore Edi Maria Neri. «La presenza, qui, di migliaia di veronesi e di cittadini d’Italia e del mondo è commovente… Basta guardarsi intorno». E conclude: «Speriamo sia di buon auspicio soprattutto per le nostre campagne». Prima del grande falò della Befana, sotto la stella cometa va in scena la sacra rappresentazione dell’arrivo dei Re Magi a Betlemme con i figuranti del gruppo teatrale della fondazione Verona per l’Arena. Iniziativa che fa da cornice alla rassegna internazionale dei presepi, in Gran Guardia fino a domenica 20 gennaio. Lo spettacolo, ideato da Alfredo Troisi 35 anni fa, segue, su testi del professor Umberto Tessari, come filo conduttore la prima rappresentazione della Natività a Greccio, nel 1223. E la voce narrante è quella di San Francesco d’Assisi. Giochi di luce e musica di forte suggestione arricchiscono la scenografia. Gli arcovoli dell’Arena si illuminano di rosso «quando i Magi videro la stella». Poi il corteo, preceduto dai tre arcangeli Michele, Raffaele e Gabriele, rende omaggio al Bambin Gesù. Sul palco, insieme all’assessore Neri, al presidente di Verona per l’Arena Giorgio Pasqua e a don Maurizio Viviani direttore del Centro diocesano per la pastorale, sale anche il vicepresidente della Melegatti, Roberto Spezzapria: «Un riconoscimento all’operosità dei veronesi». «Anche tanti non credenti ci incitano a fare il presepe e ad esporlo perché è un segno della vita che nasce e perché Gesù è venuto a portarci il dono più atteso, quello della pace», è la riflessione di don Viviani. «Inoltre», continua il parroco di San Fermo, «l’annuncio ai pastori ci ricorda che gli ultimi saranno i primi». E conclude: «Il Natale rappresenta per tutti noi il sogno di trovare nelle piccole cose il senso della vita».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 10

Data: 7/01/2019

Note: Enrico Santi - foto servizio Marchiori