Il tema Arsenale, come si evince anche dalla sola lettura della stampa cittadina, è sempre molto “caldo”.
Pensiamo opportuno riassumere i punti salienti della vicenda, in modo che tutti siano in grado di valutare la situazione attuale con migliori possibilità di giudizio ed orientarsi in merito ai possibili sviluppi futuri, cercando,quindi, qualora lo ritengano opportuno, dicollaborare attivamente al fine di concretare un esito positivo.
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Cinque anni fa, nella primavera 2012, all’inizio della seconda Amministrazione Tosi, un
gruppo privato (capofila la ditta “Rizzani de Eccher” di Udine) ha presentato alla
Amministrazione comunale una proposta di project financing.
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Cos’è il project financing?
Una procedura prevista dalla legge, che prevede che un bene pubblico venga realizzato (o ristrutturato, come nel caso dell’Arsenale) da parte di un privato, cui detto bene sia affidato in concessione per un periodo di alcune decine di anni, con il diritto, quindi, di gestire funzionalmente e sfruttare economicamente tutti i lavori realizzati; l’Amministrazione comunale, oltre a concedere gli spazi, può (e non necessariamente deve) prevedere anche il versamento di un contributo economico.
Concettualmente il project financing serve all’Amministrazione pubblica per realizzare un’opera procrastinandone la spesa, che viene integralmente o, in parte, anticipata dal privato (che ne ricava una rendita). Però, anche senza addentrarsi nel dettaglio, c’è da dire che ci sono project financing che vengono utilizzati per realizzare servizi pubblici (ospedali,piscine, parcheggi, cimiteri ecc.), ma altri che di servizio pubblico hanno poco o nulla; sono solo edifici di proprietà pubblica concessi a privati che ci mettono un capitale, e per molte decine di anni “gestiscono funzionalmente e sfruttano economicamente i lavori realizzati” con destinazioni d’uso sostanzialmente di tipo commerciale.
E questo è il caso dell’Arsenale, dove l’Amministrazione Tosi avrebbe ceduto, per circa 50 anni, tutto il complesso ad un privato che avrebbe realizzato un centro commerciale, uffici,altri spazi di tipo terziario ed anche, è vero, qualche parte minore di servizio pubblico (unpezzettino di Museo di Storia naturale ed una scuola dell’infanzia) ma facendo pagare al
Comune un affitto cospicuo per tutti gli anni di gestione!
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La proposta Rizzani de Eccher, prevedeva il restauro di tutto il complesso, la concessione in diritto di superficie per 99 anni di circa il 55% degli edifici e la restituzione della restante parte (circa il 45%) restaurata al Comune, per usi che lo stesso avrebbe dovuto individuare preliminarmente al progetto; i costi previsti erano di 45-50 milioni di euro, coperti in parte da un contributo comunale di 12 milioni di euro.
L’ Amministrazione Tosi ha prontamente dichiarato il pubblico interesse della proposta, ed ha impegnato la somma di 12 milioni di euro, richiesta dal privato, quale contributo,avviando, quindi, la procedura amministrativa per far approvare il progetto al Consiglio Comunale ed indire la conseguente gara (nella quale, per legge, Rizzani de Eccher, avrebbe avuto, comunque, il diritto alla prelazione, anche se un altro concorrente avesse presentato un’offerta migliore).
Tuttavia, già nel dicembre 2012, constatato il tentativo di privatizzare la maggior parte dell’Arsenale e non concordando con gli usi previsti dal privato che prevedevano, in particolare, la realizzazione di un centro commerciale di circa 6.000 m² nella Corte centrale, per opporsi a tale prospettiva estremamente negativa perla città, abbiamo costituito il“Comitato Arsenale di Verona”, attorno al quale, si sono da subito riuniti a sostegno e contributo molti cittadini e molte cittadine.
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La proposta “Rizzani de Eccher”, infatti, non solo era negativa nei contenuti, ma anche illegittima in quanto il contributo pubblico (in denaro ed edifici concessi) era di valore superiore all’impegno economico del privato.
Nonostante l’atteggiamento dell’ Amministrazione Tosi, determinata ad attuare il progetto Rizzani, la ditta, constatata la situazione venutasi a determinare e la forte opposizione espressa dai cittadini, ha ritenuto di doversi ritirare, nel settembre del 2015.
In tutto questo lungo periodo, di oltre tre anni, dalla primavera 2012 all’autunno 2015,l’Amministrazione Tosi (nonostante i nostri solleciti) non ha ritenuto né di partecipare a gare pubbliche (dello Stato e della regione Veneto), tramite le quali avrebbe potuto ottenere contributi statali ed europei per il restauro dell’Arsenale, né ha avviato, utilizzando parte della cospicua somma di dodici milioni di euro che aveva a disposizione, alcun lavoro di restauro, permettendo il degrado grave e progressivo di tutti gli edifici.
Evidentemente, la via da perseguire, amata e preferenziale per il Comune, era solo ed
esclusivamente quella del project financing, tant’è che, solo pochi mesi dopo la rinuncia diRizzani de Eccher, nel marzo 2016, un altro gruppo privato (capofila la ditta “Italiana Costruzioni” di Roma) ha presentato una nuova proposta di project financing,prontamente accettata anche questa dall’ Amministrazione Tosi.
La nuova proposta dimezzava il numero di anni di concessione (da circa 100 a circa 50) ma pressoché raddoppiava gli spazi gestiti dal privato (da circa il 55% al 100%).
La spesa complessiva (compreso IVA) era dell’ordine di 45 milioni di euro a fronte di un
contributo del Comune di circa 14,5 milioni di euro ed affitti a carico del Comune, per quasi 19 milioni in 50 anni, affitti, peraltro, da rivalutare progressivamente secondo l’inflazione.
Il progetto di Italiana Costruzioni necessitava inoltre dell’approvazione di una variante urbanistica allo strumento urbanistico vigente per il comune di Verona.
Tale variante, relativa al solo Piano degli Interventi, è stata adottata dal Consiglio Comunaleil 30 novembre 2016 e approvata il 30 marzo 2017.
Secondo il Comitato, però, la variante, oltre che essere stata approvata (però impedendo, di fatto, sia il dibattito in Consiglio Comunale, e sia l’esame delle osservazioni (circa 700) avanzate dai cittadini),conteneva, altresì, numerosi errori macroscopici di tipo urbanistico, come, ad esempio, la mancanza della approvazione di una preventiva variante del Piano di Assetto del Territorio (necessaria per i nuovi spazi commerciali di oltre 6.000 m², la mancanza di una verifica di sostenibilità urbanistica (traffico indotto,spazi di sosta) ecc.
Per questi motivi il Comitato Arsenale, appoggiato da Legambiente nazionale, ha presentato ricorso al TAR Veneto, la cui procedura è ancora in corso.
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Il nuovo Consiglio Comunale, nominato a seguito delle elezioni del giugno scorso, ha
approvato una delibera in data 28 settembre 2017 (esecutiva dal 13 ottobre 2017), con la quale ha revocato la deliberazione n. 68 del 30 novembre 2016, annullando di conseguenza la validità di tutti gli atti successivi e, in particolare, della gara in corso per l’assegnazione dei lavori in concessione, bandita il 21 aprile 2017, in epoca Tosi, e mai conclusa.
Osserviamo, ci si consenta, con soddisfazione, che la delibera di revoca è stata sicuramente merito di tutti coloro che in Consiglio l’hanno votata, ma è stata anche propiziata ed agevolata dall’esistenza del nostro ricorso al TAR e della connessa possibilità (noi preferiamo dire probabilità) che esso abbia esito positivo. .
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L’idea di project financing perseguita dall’Amministrazione Tosi è stata dunque fermata.
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Ma ora si apre una questione, se possibile, ancora più grande e complessa, sostanzialmente riducibile alla domanda: come procedere positivamente per il futuro?
Il Comitato Arsenale ritiene che tutte le considerazioni e le valutazioni che abbiamo sviluppato negli ultimi cinque anni di confronto duro con l’Amministrazione comunale ci
permettano di affermare che non si parte da zero.
Riteniamo, infatti, importante mantenere la destinazione a servizio pubblico del complesso dell’Arsenale, pur non escludendo affatto la collaborazione pubblico privato, da sviluppare, però, su presupposti giuridici totalmente diversi da quelli prefigurati con il project financing.
Senza per ora entrare nei dettagli, riteniamo che i lavori dovrebbero svilupparsi per lotti funzionali (la bonifica delle aree, la valorizzazione e l’utilizzo pubblico del verde, il restauro statico e architettonico degli edifici, in modo da consentirne progressivamente l’uso in un quadro condiviso, ecc.).
La nuova Amministrazione comunale ha fretta, perché deve approvare un progetto
preliminare entro l’anno, per consentire l’utilizzo durante il 2018 di una somma di 9 milioni di euro, che ha deciso di destinare all’Arsenale: per raggiungere tale obiettivo, ha dichiarato che vuole sentire la città.
Noi siamo disponibili fin da subito, tant’è che nei mesi scorsi abbiamo anche elaborato una bozza di progetto di massima, che riteniamo utile base per iniziare il confronto.
Bisogna indicare, pur con la necessaria approssimazione e la possibilità d’integrazione e variazione connessa alla preliminarietà degli obiettivi da raggiungere nei tempi brevi dell’anno 2017, “che cosa” si vuol fare dell’Arsenale.
E, contemporaneamente, bisogna avere anche le idee chiare sul “come”.
Rileviamo, peraltro, che nell’Amministrazione comunale ci sono però ancora elementi di
poca chiarezza, sia relativi alle modalità pratiche con cui sviluppare gli studi ed assumere le conseguenti decisioni (in particolare su modi e tempi necessari per comporre la Commissione consiliare, che dovrà portare avanti la procedura), e sia anche riguardo agli obiettivi e ai metodi, tant’è che in Commissione consiliare urbanistica, la settimana scorsa,la stessa Amministrazione non ha escluso di fare ricorso a un nuovo project financing, pursu basi diverse da quelle dei precedenti, ormai defunti.
In merito, per tutto quanto già prima accennato, riteniamo di dover affermare fin da ora che lo strumento del project financing è assolutamente da escludere per l’Arsenale, sia per i contenuti che produrrebbe, sia per i tempi lunghi che comporterebbe, sia, non ultimo, per le problematiche di tipo legale che ne nascerebbero, nell’ambito del contenzioso che “Italiana Costruzioni” ha già dimostrato di volere intraprendere.
Siamo favorevoli al coinvolgimento del privato (per esempio tramite lo strumento dell’art bonus o con assegnazioni parziali, nell’ambito di un quadro generale delle destinazioni d’uso, che mantengano intatta la destinazione a servizio pubblico del complesso e la gestione pubblica dello stesso) ma riteniamo assai pericoloso avventurarsi in un nuovo
“project financing”, procedura che ha già dimostrato, con estrema chiarezza, i rischi e le negatività ad essa connesse.

Tratto da: Comitato Arsenale

Data: 16/10/2017

Note: Comitato Arsenale