GRANDI OPERE. Dopo che il Tar ha respinto il ricorso di Technital, in Comune si prendono in esame altre soluzioni progettuali per creare un passaggio a nord della città.

Galleria corta da Porta Vescovo a Borgo Trento oppure una strada urbana dal Saval a via Bonfadio con alcune uscite
Morto un traforo delle Torricelle, se ne fa un altro? La domanda, come diceva Lubrano, sorge spontanea. E si ragiona se dare o meno una risposta. E quale. Anche se i detrattori della galleria ora non ne vogliono più sapere.A ben pensarci però più che un traforo – in realtà nemmeno nato – a morire è una ipotesi progettuale. Cioè il cosiddetto Passante nord da Ca’ Rossa di Poiano, in Valpantena, a Ca’ di Cozzi, con tunnel a due canne sotto le colline, fino alla zona tra Avesa e Quinzano; quindi strada in trincea scoperta fino a Ca’ di Cozzi, un nuovo ponte sull’Adige a Parona e poi superstrada fino a Verona nord. Costo: 400 milioni circa (con 53 dell’autostrada Serenissima) con passaggio stradale a pedaggio da far gestire per 50 anni a chi l’avrebbe costruito, lasciando alla fine l’infrastruttura al Comune. È il project financing della cordata di imprese guidata da Technital, appena “bocciata” dal Tar del Veneto.Il Tribunale amministrativo regionale – come L’Arena ha riferito ieri – ha ritenuto infatti illegittimi tutti i provvedimenti dei dirigenti comunali che lo scorso 7 aprile avevano dichiarato la decadenza dell’Associazione temporanea di imprese dall’aggiudicazione definitiva del project, in quanto ritenuta priva dei requisiti tecnico-economico-finanziari per realizzare l’opera, bandiera delle due Amministrazione Tosi, dal 2007 al 2017. Ora, l’Amministrazione comunale potrà procedere all’escussione della polizza fideiussoria, rilasciata da Finworld Spa, per conto di Technital, dell’importo di otto milioni 20.803 euro.Ma, nel caso si volesse riparlare di chiudere l’anello a nord di Verona, quali sono le soluzioni possibili? Ne tornano a galla varie, per risolvere quello che comunque resta un problema: il traffico di auto intenso da Porta Vescovo al Teatro Romano a Porta Trento e lungo via Mameli. Negli anni ’80 – sindaco Gabriele Sboarina – si parlava di traforo cortissimo, da Porta Vescovo a via Nievo, in Valdonega, ma gli studi del traffico sostenevano che all’incrocio della Verona-Caprino e in via Mameli sarebbe stata subito congestione.Il sindaco Paolo Zanotto (2002-2007) rilanciò, su un traforo cortissimo: dalla rotonda di via Bonfadio con via Fincato, in Borgo Venezia, a sud dell’Esselunga, fino alla rotonda di San Giorgio, incrocio Verona-Caprino, all’inizio di via Mameli. Traforo a una canna sola, a due corsie; una soluzione di tipo urbano, costo circa 80 milioni, pure ipotizzando un finanziamento dell’autostrada. Project di Technital approvato in Giunta, ma non se ne fece nulla.Poi l’idea dell’Amministrazione Tosi, con il project di Technital, una soluzione di tipo autostradale, che andava dalla fine della tangenziale est, in Valpantena, fino al casello di Verona nord, lungo il Passante. Nel frattempo, negli anni, erano emerse altre idee. Una è quell’architetto e urbanista Tullo Galletti, che l’aveva esposta al Comune: una strada urbana a due corsie dalla rotonda di via Bonfadio, che passi sotto le Torricelle per sbucare a Ca’ di Cozzi al ponte del Saval (senza nuovo ponte). Con tre brevi gallerie in corrispondenza delle valli di Quinzano, Avesa e Valdonega, con uscite di servizio nei quartieri. Costo: 110 milioni, un quarto della soluzione Tosi.Altra ipotesi, elaborata in un progetto di mobilità complessiva – comprendente piste ciclopedonali – messo a punto dal 2008 al 2011 da un gruppo di lavoro del Pd e in particolare da Diego Zardini, oggi deputato, e dall’allora consigliere Carlo Pozzerle. Si prevedeva un traforo intermedio, da Porta Vescovo all’ospedale di Borgo Trento, misto pubblico-privato. Tutte, al momento, solo idee.

Enrico Giardini

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Data: 24/11/2017

Note: Enrico Giardini