Il Villaggio intitolato a Dall'Oca Bianca in un disegno del 1938 dell'ufficio tecnico comunale di Verona

UN QUARTIERE SIMBOLO. Nel 1939 venivano inaugurate le casette ultrapopolari volute dal Comune, e finanziate dal pittore, per dare alloggio ai poveri della città
Dalla costruzione a scopi benefici alla cattiva fama di «Bronx» Oggi gli edifici sono recuperati
Quel testamento del maestro.

Tratto da: Borgo Nuovo Villaggio dall’Oca Bianca – Verona -Facebook

Era un ragazzo dal temperamento ribelle, curioso della vita, amante della strada, dei suoi vicoli, delle sue bettole, e dell’umanità varia e spesso ambigua che la popolava. Un’indole che conservò fino alla morte, all’età veneranda – almeno per l’epoca – di 84 anni.
Quasi tutta la pittura di Angelo Dall’Oca Bianca (1858 – 1942) è stata tesa a indagare, con pennello e oli, gli umori del popolo, il rincorrersi caotico di gonne e ciabatte al mercato in piazza Erbe, i dispetti dei monelli, i sorrisi delle belle donne, i grugni dei mendicanti.
Insomma, la «Verona agrodolce delle servette, delle fanciulle più o meno ingenue, dei mesi dell’anno, soprattutto dell’autunno che “porta in piassa fiori fruta e verdure slustrade da la sguassa, che sagra de colori vien so da la campagna, fora i penei pitori, questa l’è ‘na cucagna”», come spiega Francesco Butturini, citando un verso di Berto Barbarani, l’«alter ego» poetico di Dall’Oca Bianca, di cui non a caso il pittore era grande amico.
Grande era l’amore del maestro per la Verona degli umili e degli ultimi fosse insincero.
Esattamente ottant’anni fa, lui, che non aveva avuto eredi, decise di destinare le proprie sostanze alla costruzione di alloggi dedicati agli indigenti, alla periferia della città, nella parte di espansione naturale della città, pianeggiante, salubre, e non distante dai bastioni.
I cantieri partirono già nel 1937-38, ma, come scrive Elisabetta Vanzo, «un primo nucleo abitato più consistente si formò nel 1939, quando Dall’Oca Bianca lasciò in dono al Comune una i suoi averi per la costruzione di case da destinare “ai poveri della città”, come si legge nel suo testamento.
Antiche casette del villaggio si possono riconoscere qua e là vicino alla chiesa, in via Agrigento e nel parco Fratelli Turazza, dove c’è la sede di varie associazioni.
Si tratta di case basse, costituite dal solo pianterreno, sufficienti in genere per una o due famiglie; normalmente circondate da una buona porzione di giardino. Il gruppo di case lasciate da Dall’Oca Bianca venne ben presto identificato con il termine «Villaggio Dall’Oca» e costituiva un dedalo di viuzze che si estendeva fino alla ferrovia da un lato e verso il Chievo dall’altro.
L’artista fece in tempo a presenziare all’inaugurazione del primo nucleo abitativo, ulteriormente ampliato dopo la sua morte sempre grazie al suo lascito.
Per creare condizioni di vivibilità alle nuove famiglie, e per mantenerle distanti da un centro storico che si voleva «ripulire», vennero costruiti al Villaggio ciò che, nell’immaginario del tempo, doveva servire a rendere il quartiere una zona autonoma ed autosufficiente: la chiesa e un cinema.
La prima è stata recentemente demolita per far posto al nuovissimo tempio dalle linee architettoniche contemporanee; il secondo da decenni è in totale disuso e degrado.
Ma ben presto il rione assunse cattiva nomea a causa delle misere condizioni dei suoi abitanti, che degeneravano spesso in traffici loschi, in malaffare, quando non in vera e propria criminalità.
Per lungo tempo il «Villaggio» è stato sinonimo di Bronx veronese, e fu solamente negli anni Novanta che iniziò un lento processo di recupero e valorizzazione, di pari passo con l’ingrandimento del quartiere e la costruzione di nuovi e moderni palazzi popolari.
Nella piazza di quello che oggi si chiama Borgo Nuovo, all’ombra della chiesa, c’è il monumento dedicato a Dall’Oca, che vi è rappresentato a mezzo busto.
Non ha ancora trovato sistemazione, però, la statua ad altezza naturale del pittore, cristallizzato nella posa di dipingere sulla tela: opera dello scultore e orafo Alberto Zucchetta, promossa dal comitato «Dall’Oca tra noi», che avrebbe voluto sistemare il monumento in piazza Erbe, vicino a quello di Berto Barbarani firmato da Novello Finotti.
Ma il Comune si è opposto all’arrivo di altre statue nel centro cittadino, così Borgo Nuovo aveva reclamato l’effige del suo benefattore. E forse questo sarebbe il modo migliore per celebrare l’ottantesimo anniversario del Villaggio.

Tratto da: L'Arena - cultura- pag. 57

Data: 17/02/2019

Note: Lorenza Costantino